Il ct dell’Iran ha detto che la sua Nazionale è «la più repressa» di tutta la Coppa del Mondo

L'intera delegazione è costretta ad abbandonare gli Stati Uniti subito dopo le partite, così da fare ritorno in Messico: una situazione delicata che crea enormi problemi a tutta la squadra.
di Redazione Undici 16 Giugno 2026 alle 13:00

Nonostante sia sempre più vicino l’accordo per porre fine alla guerra tra Washington e Teheran, la situazione per la Nazionale iraniana resta molto complicata. Team Melli sta partecipando al Mondiale negli USA, in Messico e in Canada, ma la sua presenza in Nord America non sembra produrre gli effetti delle Olimpiadi nell’antica Grecia, quando ogni conflitto in corso cessava di esistere. E non solo perché non c’è ancora un armistizio definitivo, ma proprio per la spedizione calcistica: il ct della Nazionale, Amir Ghalenoei, ha definito infatti la sua squadra come «la più repressa» di tutta la Coppa del Mondo.

Queste parole si basano su fatti inoppugnabili: al termine della gara contro la Nuova Zelanda, finita 2-2, l’Iran è stato costretto a lasciare Los Angeles e a far ritorno verso la propria base a Tijuana, in Messico. Che è il luogo scelto per ospitare il ritiro dopo il rifiuto da parte del governo degli Stati Uniti di ospitare la squadra in Arizona per via della guerra in corso tra i due Paesi. Ghalenoei ha spiegato che «dopo la partita ci hanno detto: “Dovete partire immediatamente”». L’accordo iniziale, secondo l’allenatore, era però diverso e prevedeva che la squadra tornasse in Messico il giorno dopo la fine di ogni gara, così da permettere ai giocatori di recuperare le energie durante la notte. L’Iran ha però dovuto abbandonare Los Angeles subito dopo la partita, stravolgendo i suoi piani di viaggio. Una decisione che non è piaciuta ad allenatore e giocatori, che tra l’altro dovranno tornare negli Stati Uniti minimo altre due volte, visto che tutte e tre le partite in programma nel proprio girone si giocheranno in America: ancora a Los Angeles contro il Belgio e a Seattle contro l’Egitto. «Abbiamo passato così tanto tempo in aereo per gli spostamenti», ha detto Ghalenoei in conferenza stampa, «che non ci hanno nemmeno dato il tempo di riprenderci». «Penso che non sia un bene per il calcio», ha aggiunto Mehdi Taremi. «Ai Mondiali bisogna prepararsi bene per la partita successiva, ma non lasceremo che questo ci impedisca di dare il massimo».

Questi continui spostamenti in aereo tra Messico e Stati Uniti possono avere delle ripercussioni anche sul piano sportivo, oltre che su quello mentale. E tra i giocatori iraniani inizia a serpeggiare un certo malessere per il trattamento riservato al Mondiale: «Per noi è tutto un disastro, credo che la FIFA debba aiutarci di più», ha detto Taremi. «Vedremo cosa succederà in futuro». L’ex attaccante dell’Inter e Ghalenoei hanno inoltre espresso frustrazione per il fatto che al presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, sia stato impedito di recarsi negli Stati Uniti, così come ad altri membri dello staff.

La tensione generale non è stata smorzata neanche dall’atmosfera dentro e fuori lo stadio, visto che a Los Angeles, la città dove si è disputata la partita, c’è la più grande comunità di iraniani al di fuori del Paese – molti dei quali sono arrivati dopo la rivoluzione islamica del 1979. Al momento dell’inno si sono uditi fischi mischiati a forti applausi e alcuni tifosi hanno sventolato le bandiere iraniane prerivoluzionarie, nonostante la FIFA ne avesse vietato l’ingresso al Mondiale. Al fischio d’inizio il pallone ha però preso il posto della politica e per 90 minuti tutti gli occhi erano su quel rettangolo di campo. L’Iran affronterà ora il Belgio, domenica prossima, 21 giugno. Nel mezzo quattro giorni di riposo in Messico. Un Paese e un governo, l’ha detto ancora il ct iraniano, che ha fatto sentire lui e i suoi ragazzi a casa.

>

Leggi anche