La Nazionale tedesca non ha mai avuto così tanti giocatori con discendenze africane, ed è una tendenza che potrebbe avere anche delle ripercussioni politiche

Si tratta ormai di quasi un calciatore su tre. Per la storia della Mannschaft è una novità senza precedenti.
di Redazione Undici 19 Giugno 2026 alle 13:46

Basta guardare l’ultimo tabellino dei marcatori, nella goleada contro Curaçao. E più in generale la lista dei 26 calciatori tedeschi convocati da Nagelsmann ai Mondiali americani: Felix Nmecha, Jamal Musiala, Antonio Rüdiger, Jonathan Tah, Leroy Sané, Assan Ouedraogo, Malick Thiaw, Jamie Leweling. Si tratta di otto giocatori di origini africane – chi dal Senegal, chi dalla Sierra Leone, chi dalla Nigeria, dal Ghana o dalla Costa d’Avorio. Quasi un terzo del totale. E diventano 17, fra tutti quei ragazzi che soltanto nell’ultimo anno sono entrati nel giro della Nazionale tedesca.

Ormai è una realtà sotto gli occhi di tutti. E un elemento di rottura rispetto al passato recente. Basti pensare al Mondiale organizzato in casa, vent’anni fa, quando il cognome e le sembianze di David Odonkor rappresentavano ancora un’eccezione. La Germania cioè non vanta lo stesso multiculturalismo calcistico della Francia – lo raccontiamo qui nel dettaglio – né lo stesso retaggio colonialista così durevole nel tempo ed esteso nel continente africano. Eppure, limitandoci allo sport, è lecito affermare che oggi la DFB stia progressivamente abbracciando la filosofia della Federcalcio transalpina con quasi mezzo secolo di ritardo. E come all’epoca accadde a Parigi, questa transizione si prospetta in ogni caso foriera di grosse implicazioni politiche.

“La grande diversità all’interno della nostra Nazionale oggi simboleggia una nuova generazione di giocatori tedeschi”, ha dichiarato a Deutsche Welle Annalena Baerbock, presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Non è sempre stato così: questa è la dimostrazione di quanto siano importanti le campagne anti-razzismo. La squadra della Germania è sempre un riflesso della sua società”. Non è un fatto da poco, che tutto questo succeda mentre il Paese è alle prese con la prorompente ascesa dell’estrema destra rappresentata da AfD. Secondo gli osservatori locali, “mentre i sovranisti sono in vantaggio nei sondaggi di 5-7 punti, questa Nazionale fa da contraltare dando speranza a tutti quegli immigrati arrivati in Germania e che oggi riflettono se lasciare il Paese”.

La stessa Federcalcio tedesca, pur con tutta la diplomazia del caso, sottolinea che l’apertura al multiculturalismo è dettata da semplici valutazioni meritocratiche: “Siamo tutti uniti a prendere le decisioni migliori per la Germania, cercando di coltivare giocatori sempre più congeniali alla Nazionale. E in questa squadra possiamo vedere un grande attaccamento alla maglia che ci ha impressionato sin dalle prime battute. Ce lo dice anche l’economia: il mix culturale rappresenta un vantaggio per il prodotto finale. Siamo contenti di avere a che fare con questa diversità”. Per gli stessi giocatori, da Tah a Rüdiger, non è stato semplice rompere le barriere sociologiche ed essere fra i primi a scegliere il Paese che li ha cresciuti calcisticamente, in luogo di quello di origine. Ma è anche così che si fa scuola, diventando esempi per i più giovani, punti di riferimento per i più emarginati.

Anche la presenza di un profilo come Vincent Kompany alla guida del Bayern, il club più importante del Paese, è un buon segno dei tempi che corrono. Come spiegava Nagelsmann, già verso gli Europei del 2024, “una squadra di calcio può essere un modello di successo per amalgamare diverse culture, background religiosi e colori della pelle. Siamo contenti di ciò che siamo oggi. Giochiamo a calcio per rappresentare tutto nel nostro Paese e chiunque performi al top è il benvenuto nella nostra Nazionale”. E già questa potrebbe essere una grande vittoria per la Germania, a prescindere dal cammino mondiale. Ma attenzione ai contraccolpi: in caso di flop americano, buona parte della politica tedesca non vedrà l’ora di dare sfogo all’analisi (etnica) della sconfitta. E soprattutto in quel caso sarà importante dimostrare di avere le spalle larghe.

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