«Cristiano Ronaldo è solo un altro giocatore che è qui per aiutarci. É come tutti gli altri». Sembrano dichiarazioni normalissime, che passerebbero in cavalleria in qualsiasi altro paese. Eppure sono state sufficienti per scatenare una shitstorm violentissima contro il povero João Neves, 21enne centrocampista del PSG, quindi reduce da due vittorie consecutive in Champions League, nonché autore del gol dell’1-0 contro la Repubblica Democratica del Congo: su Instagram, Neves si è ritrovato più di 150mila commenti di fan di CR7 provenienti da tutto il mondo, che di fatto si sono indignati in tutte le lingue, in tutti gli alfabeti. La sua colpa? Quella, appunto, di aver definito Cristiano Ronaldo «un giocatore come gli altri». Poco interessa la parte d’intervista in cui lo stesso Neves premette come tutti siano consapevoli «di quanto Cristiano abbia dato alla Nazionale e al calcio».
I commenti sotto il profilo di Neves passano dal «porta rispetto a Cristiano» a «le scarpe di Cristiano sono più importanti di te», fino a GIF che ritraggono l’icona portoghese, quasi per marcare il territorio. La stessa sorte, tra l’altro, è toccata anche al compagno Bruno Fernandes, preso d’assalto da più di 85mila commenti. Qui, le considerazioni si fanno più tecniche, sfociando nel campo: «Passa la palla a Cristiano», è il messaggio più ricorrente. Insomma, per chi ancora avesse bisogno di una dimostrazione di quanta attenzione mediatica circondi la figura di Ronaldo, questo episodio funge da eloquente testimonianza.
Contro il Congo, Ronaldo è stato quasi impalpabile: zero tiri nello specchio, zero dribbling riusciti e zero passaggi chiave; eppure, la rabbia si è scatenata contro due suoi compagni di strada, colpevoli di non averlo supportato abbastanza. Davanti alle telecamere nel caso di Neves, in campo nel caso di Bruno Fernandes. All’ultimo Mondiale con la sua Nazionale, il peso della figura di CR7 si sta rendendo schiacciante, e mentre tanti critici (non ultimi il Guardian e The Athletic che l’hanno definito «peso morto» e «ombra del grande campione che era un tempo») mettono in dubbio la sua utilità in campo, il ct portoghese, Roberto Martinez, risponde così: «Sarebbe assurdo togliere il miglior giocatore di sempre durante una partita in cui non riusciamo a fare gol».
Insomma, Cristiano non è in discussione: finché c’è, gioca. Di fatto, si sta riproponendo la medesima situazione che si verificò all’ultimo Europeo, quando l’iconico numero sette chiuse la competizione con zero gol segnati e appena un assist fornito, nel 3-0 rifilato alla Turchia. Anche in quel caso, diversi addetti ai lavori constatarono le evidenti difficoltà fisiche di Cristiano, ormai lontano dalla sua forma migliore e preferito a Gonçalo Ramos semplicemente per il peso mediatico del suo nome. La competizione, in quel caso, si trasformò in una sorta di show personale dedicato a Ronaldo, col picco di teatralità che fu raggiunto con le lacrime della leggenda portoghese dopo il rigore sbagliato contro la Slovenia. Intanto, però, il Portogallo rischia di bruciare la sua generazione d’oro, quella di Bruno Fernandes, di João Neves, di Vitinha, gli stessi che, più che per le loro prestazioni e per il loro contributo verso l’obiettivo finale, vengono giudicati per quanto si spendono in favore di un altro obiettivo: far segnare Cristiano Ronaldo.