Non basta nemmeno l’aura di CR7 – che di questi tempi fatica a brillare come di consueto. L’Almería resterà in Segunda División almeno per un’altra stagione, dopo la sconfitta beffa maturata nel weekend in casa contro il Málaga. La classica partita storta, all’ultimo atto dei playoff: dopo lo 0-0 dell’andata ai biancorossi sarebbe bastato il pareggio, sono invece arrivati due gol degli avversari nella ripresa in rapida successione che hanno reso vana la rete di Leao Baptistao. Ultimi minuti da caos di fine stagione – un espulso per parte – ma la sostanza non cambia e per l’Almería nemmeno la categoria. E pazienza se proprio pochi mesi fa Cristiano Ronaldo aveva deciso di comprare il 25% delle quote del club.
Oggi in Spagna si ragiona sul fatto che il caso dell’Almería rappresenta un fiasco sportivo mica da poco: dopo la retrocessione del 2024, la proprietà saudita aveva promesso un rapido ritorno in Liga accompagnato da importanti investimenti tra infrastrutture e mercato. Negli ultimi due bilanci d’esercizio, l’Almería ha invece registrato perdite per un totale di 47 milioni di euro. Tantissimi per una realtà di provincia, anche se nella sua storia recente aveva assaggiato i vertici del calcio spagnolo in svariate occasioni. A nulla è bastato cambiare al vertice, con un riassetto dirigenziale – sempre di matrice saudita – perfezionato l’anno scorso senza alterare le dichiarate ambizioni del club. L’andamento del patrimonio societario è sintomatico di come i manager dell’Almería abbiano ragionato soltanto in base al best case scenario, cioè una promozione immediata sul campo. Nel 2024/25 la squadra invece è stata eliminata ai playoff dal Real Oviedo, maturando perdite per 22,8 milioni da imputare in buona parte al mancato traguardo. Stessa storia quest’anno, chiuso in rosso per 24 milioni circa, nonostante la nuova ondata di investitori attorno all’Almería abbia portato in dote, fra gli altri, niente meno che CR7.
Se però le casse dell’Almería riescono a sopportare simili scossoni, molto si deve dal massiccio afflusso di sponsorizzazioni e merchandising legati a doppio filo con l’Arabia Saudita: con 11 milioni di ricavi, e in questa voce il club di Cristiano Ronaldo è il miglior club di Segunda, l’incasso del club andaluso è più alto rispetto ad alcune società di Liga. Inoltre, negli ultimi anni, l’Almería si è dimostrata una forte generatrice di plusvalenze reali, in seguito alla compravendita di giocatori arruolati a buon prezzo e ceduti a cifre regolarmente più alte. Insomma, gli aspetti positivi da cui ripartire ci sono ma è chiaro che dipendono dalla liberalità degli sceicchi. E nel calcio questa rischia sempre di essere un’arma a doppio taglio.
Come si colloca il fenomeno portoghese all’interno di questo contesto? Al netto dell’impatto economico diretto e indiretto – anche sui social, con l’Almería premiata dall’effetto CR7 – non è chiaro fino a che punto Ronaldo abbia iniziato a calarsi nei panni del dirigente: fa ancora il calciatore a tempo pieno, è un’azienda vivente e di sicuro questo piccolo club andaluo, all’interno del suo ampio portafoglio, rappresenta più un curioso esperimento che un asset primario. «Grazie alla sua conoscenza del calcio spagnolo, Cristiano ci aiuterà a crescere sia per quanto riguarda la prima squadra sia per il settore giovanile», lo presentavano i dirigenti lo scorso febbraio. Quando però l’Almería ancora sognava la Liga, e proprio non si aspettava l’ennesimo, salatissimo inciampo.