Il Giappone è diventato una grande Nazionale. Lo ha dimostrato negli ultimi due Mondiali, che per i Samurai Blue sono finiti entrambi agli ottavi, ma nel frattempo la squadra nipponica ha dato prova di essere aggressiva, moderna nella proposta di gioco, ricca di calciatori di qualità. Ma come ha fatto il Giappone, che ha raggiunto la prima qualificazione alla fase finale soltanto nel 1998, a diventare una potenza del pallone? La risposta sta in un manuale di 58 pagine che punta molto sulla formazione dei giocatori, dentro e fuori dal campo. Questo manuale è la base del Project DNA, un programma di sviluppo a lungo termine lanciato dalla Federazione che ha l’obiettivo di vincere il Mondiale entro il 2092.
In queste 58 pagine viene descritto un percorso a tappe per l’intero movimento calcistico del Paese, con una filosofia basata sulla cultura sportiva, sull’educazione, sullo sviluppo del calciatore come persona, prima che come atleta. Il manuale regge in particolare su alcuni pilastri, come la formazione dei giocatori, l’educazione degli allenatori e la struttura del calcio di base. La particolarità è che l’identità di gioco rimane la stessa in tutte le categorie della Nazionale, ma al tempo stesso ogni giocatore beneficia di un piano di sviluppo personalizzato e i mister vengono valutati in base alla formazione dei ragazzi, e non per i titoli vinti. Una delle parole d’ordine all’interno del manuale è poi quella della continuità: il commissario tecnico, Hajime Moriyasu, è alla guida della squadra da otto anni. Di cambiamenti all’orizzonte, almeno per il momento, non ce ne sono e l’idea è quella di proseguire lungo questa strada. Il Giappone non ha mai mancato un appuntamento agli ultimi otto Mondiali e quattro anni fa, in Qatar, i ragazzi di Moriyasu hanno chiuso al primo posto il loro girone lasciando alle spalle sia la Spagna che la Germania.
Il manuale giapponese sullo sviluppo del calcio entra poi anche nei dettagli, regola la vita sportiva dei calciatori e stabilisce le virtù richieste per ogni ruolo, le distanze da percorrere in partita, il numero di scatti, i carichi di allenamento e la dieta da seguire. La Japan’s Way, così come viene definita, sta già dando i suoi frutti: il Giappone in questa stagione vanta più di 100 giocatori tesserati nei club europei, una crescita costante che ha spinto la Federazione di Tokyo ad aprire una sede fisica in Europa per mantenere un contatto più stretto e quotidiano con i propri atleti. I giocatori che stanno brillando nei top cinque campionati sono tanti: da Suzuki (Parma) a Ito (Bayern), passando per Sugawara (Southampton), Itakura, Tomiyasu (Ajax), Tanaka (Leeds), Kamada (Crystal Palace), Kubo (Real Sociedad), Doan (Eintracht), Sano (Friburgo) e Maeda (Celtic). Magari non c’è ancora una stella di prima grandezza, ma la crescita del livello medio è davvero evidente. Non è poco, non era scontato.