Sono anni che Harry Kane è uno dei migliori centravanti del mondo, ma oggi è il migliore in assoluto

Elogio alla crescita, al miglioramento, alla leadership assoluta del capitano di un'Inghilterra che, praticamente, dipende da lui (e che anche contro il Congo è stata a dir poco disfunzionale).
di Redazione Undici 02 Luglio 2026 alle 01:43

Prima un mortifero colpo di testa in uscita dai blocchi, quasi da tiratore di pallacanestro. Poi una sventola terra-aria, senza nemmeno guardare la porta, degna del suo soprannome: uragano. Anche oggi è stata un’Inghilterra sporca, opaca e confusa. La Repubblica democratica del Congo ha colpito, ha sognato l’impresa e a tratti l’ha pure meritata. Sarebbe stato così, da autentico colpo di scena del Mondiale, se a Harry Kane non fossero venuti i proverbiali cinque minuti. Che con un goleador del suo calibro, vogliono dire doppietta in un amen. E qualificazione servita – sudatissima, col brivido, ma tanto basta per regalarsi il Messico agli ottavi.

Per il capitano inglese, si tratta delle reti numero quattro e cinque ai Mondiali 2026. E siamo a quota 72 nella stagione che è finita ufficialmente nelle ultime ore: in tutta la storia del calcio, soltanto gli 82 di Lionel Messi nel 2011/12 sono stati di più. Eppure il semplice dato sotto porta, per quanto clamoroso, non basta a raccontare la grandezza del centravanti del Bayern. Da anni è fra i migliori del panorama mondiale. Oggi è il migliore di tutti – e viene da chiedersi se anticipando il trasferimento in un top club, anziché dilungarsi in un’eterna incompiuta come il Tottenham, non avrebbe potuto accelerare il processo.

In questa sede prendiamo in considerazione soltanto i numeri 9 puri, dunque non si scomodi il genio di Messi, Olise, Vini Jr. o Mbappé. Ebbene, a questa voce il Kane di oggi rasenta la perfezione. Non è soltanto un realizzatore micidiale, a cui basta una mezza palla giocabile per trasformarla in oro. Ormai parliamo di un tuttocampista vero e proprio, di un catalizzatore del gioco capace di andarsi a prendere responsabilità importanti a centrocampo, innescando la manovra e attaccando gli spazi a partire dalle retrovie. La sua Inghilterra, al debutto mondiale contro la Croazia, aveva dato la convincente impressione di aver messo da parte le fatiche offensive e prestazionali del passato recente: illusione fatale, perché il seguito – Ghana, Panama, RD Congo – si è rivelato un’agonia per i suoi tifosi e uno strazio per gli occhi dei neutrali. Troppo talento sconclusionato, pochissime idee, lo stesso Bellingham più nervoso che decisivo. Non è esagerato affermare che, senza Kane, oggi, l’Inghilterra sarebbe di fronte all’ennesimo psicodramma mondiale – e quanto mai prematuro.

Se Harry però allo stato attuale vale mezza Nazionale di Tuchel non dev’essere una diminutio – si pensi all’Argentina “messizzata”. Il tempo passa, le aspettative crescono e le fatiche restano: per bruttezza e andamento del match, la vittoria in rimonta sul Congo ricorda l’analogo 2-1 sulla Slovacchia agli ottavi di Euro 2024 – allora ancora più thrilling, contro un avversario ancora più modesto. La differenza è che Kane, da assoluto top scorer di sempre per i Tre Leoni con 84 reti complessive, nel frattempo è cresciuto ulteriormente. Sia per atteggiamento, sia per leadership, sia per capacità di essere decisivo. Le impalpabili finali europee delle ultime due edizioni sarebbero difficili da ripetere. L’inciampo emotivo dell’ultima Coppa del Mondo – ai quarti contro la Francia, con rigore calciato alle stelle – sembra lontanissimo. Magari succederà ancora che Harry calci fuori o sbagli dal dischetto – con la Croazia gli è andata bene – ma nulla toglierebbe a quanto sta dando alla sua squadra. Da trascinatore totale. Parafrasando Lineker, il calcio è un gioco semplice: ventidue uomini rincorrono un pallone per novanta minuti, e alla fine segna sempre Kane. Tra parentesi, la Germania è pure fuori. I tempi sono proprio cambiati.

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