E alla fine Sandro Tonali ripartirà dal Tottenham, per la bellezza di 108 milioni di euro. In Inghilterra la chiamano “De Zerbi’s magic”, e in effetti non è una formula che va così lontano dal vero. Perché l’allenatore degli Spurs è stato decisivo per il trasferimento dell’ex centrocampista del Milan agli Spurs dal Newcastle, che pure l’aveva rigenerato – e aiutato a farlo risorgere come persona, nel momento più buio della sua carriera. Ma al richiamo di certi filosofi del pallone, evidentemente, non si comanda: «Ho parlato con De Zerbi per quasi due ore», ha spiegato Tonali. «Mi ha spiegato del club, dei tifosi, dello stadio e del nostro modo di interpretare il calcio. Per me è stato come d’incanto, perché ho capito immediatamente che avrei dovuto firmare per il Tottenham. Non vedo l’ora di cominciare».
Tonali è soltanto l’ultimo di una lunga serie di giocatori infatuati sulla via di De Zerbi. Dal Donbas alla via Emilia. Manuel Locatelli, a proposito della sua esperienza a Sassuolo, ha raccontato a più riprese che «un allenatore così mi ha cambiato la vita, facendomi maturare in campo e fuori. Senza di lui non sarei mai arrivato alla Juve». Apprezzamenti importanti, sempre fra i neroverdi, erano arrivati anche da Kevin Prince Boateng nel finale di carriera, mentre Domenico Berardi ne ha sottolineato l’eccezionale preparazione tattica: «Con De Zerbi sembrava che ci muovessimo con il joystick, ma ci divertivamo tantissimo». Segnali multipli di un punto di riferimento professionale capace di lasciare il segno, sempre e comunque.
«De Zerbi allo Shakhtar ha cambiato il mio modo di giocare», fa eco Dodó, che dopo l’esperienza in Ucraina si è trasferito alla Fiorentina. «Da difensore puro mi ha spostato in avanti, facendomi attaccare di più e occupando meglio il centro del campo. Seguono poi i legionari scuola Brighton, che ai tempi di Roberto ha ricevuto gli applausi in serie di un fuoriclasse come Guardiola. E dei tanti ragazzi valorizzati dal tecnico italiano: secondo Adam Lallana. una delle grandi qualità di De Zerbi è “portare i suoi giocatori ad amarlo come un padre», purché seguano alla lettera le sue indicazioni sul terreno di gioco. Mentre Alexis Mac Allister, che senza De Zerbi non sarebbe mai diventato campione del mondo con l’Argentina, dice senza mezze misure di aver avuto a che fare «con un pazzo, un italiano vero. Lo adoro: è il miglior allenatore che abbia mai avuto. La passione che trasmette per il calcio è speciale e le sue qualità tattiche sono straordinarie. Ti fa sentire bene, sin dal primo giorno in cui l’ho incontrato è stato fantastico con me ed è per questo che lo ritengo il numero uno».
Insomma, gli esempi si susseguono e Tonali – ancora prima di conoscere dal vivo i suoi metodi di allenamento – sembra diventare l’ultimo di una lunga serie di “Roberto’s boys”, ammaliati dal suo irresistibile fascino metodologico. Magari De Zerbi non avrà brillato ovunque: soltanto pochi mesi fa se ne andava dal Marsiglia nella delusione collettiva. Eppure non è mai venuto meno ai suoi principi, al suo modo di interpretare e trasmettere questo sport. E così è riuscito a salvare un Tottenham in caduta libera – minimo sindacale, ma per nulla scontato visto l’andazzo in primavera. Dopo il grande spavento ora gli Spurs potranno ripartire, contando su un allenatore che in ogni caso conferirà loro una precisa identità dentro e fuori dal campo. A sentire Tonali e gli altri, molti giocatori si metterebbero in coda pur di lavorare con De Zerbi, e forse non è un caso.