Pare che da piccolo non si perdesse un singolo match di Roger Federer sul prato verde. E oggi, proprio sotto gli occhi del suo idolo, Arthur Fery sta vivendo un incredibile scambio di ruoli: ha vinto sul Centre Court di Wimbledon, l’ha fatto da outsider assoluto e così è diventato il quinto tennista britannico di sempre ad arrivare alla semifinale del torneo londinese. L’ultima impresa di questo ragazzo è stata battere nettamente Flavio Cobolli, con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-0, pur essendo il giocatore numero 114 al mondo. Un giocatore che, in quanto tale, ha potuto partecipare allo Slam inglese soltanto grazie a una wild card. L’ultimo a finire tra i primi quattro a Wimbledon con questa modalità era stato nel 2001 Goran Ivanisevic, poi vincitore di quell’edizione. Della serie: siamo di fronte alla versione maschile dell’exploit di Maja Chwalinska allo scorso Roland Garros, solo che forse la storia di Fery è ancora più incredibile.
Sì, perché il giocatore inglese è arrivato al penultimo atto di Wimbledon esibendo un tennis sorprendentemente solido, capace di mettere al tappeto avversari di tutto rispetto: oltre a Cobolli, che tra parentesi sarebbe il numero 10 del ranking ATP, nei turni precedenti si erano inchinati anche Grigor Dimitrov e Zizou Bergs – entrambi al tie-break del quinto set, al termine di quattro ore di battaglia. E adesso, per il 24enne Fery, c’è la semifinale contro Alexander Zverev, il campione uscente del Roland Garros. A prescindere da come andrà la partita, il suo incredibile percorso a Wimbledon lo ha già portato almeno tra i primi 40. Va da sé che, per Fery, si tratta di una prima volta in carriera. Prima di oggi, dopotutto, non era mai andato oltre il secondo turno di un torneo del Grande Slam e aveva vinto solo un torneo Challenger.
«Era la prima volta che giocavo sul Centrale», ha raccontato Fery lui al termine della vittoria su Cobolli. «Per me è davvero difficile riuscire a descrivere il significato di questa vittoria. Quand’ero piccolo venivo qui a vedere Federer: sono cresciuto letteralmente a cinque minuti di distanza», quindi nei dintorni dell’All England Club. A dire il vero, tutta l’infanzia e la famiglia di Fery sono costellate di sport. La mamma è stata a sua volta tennista, con qualche risultato di rilievo soprattutto in doppio a inizio anni Novanta – quando partecipò anche al Roland Garros. Sempre in Francia invece – lo stesso Arthur è nato a Sèvres, nei dintorni di Parigi – il padre è un noto uomo d’affari che all’interno del suo ampio portafogli annovera anche la presidenza del Lorient, in Ligue 1. Piccola nota a margine: Arthur, prima di Wimbledon aveva guadagnato 775mila euro di montepremi in tutta la sua carriera; ora il torneo in corso gli garantirà un assegno da almeno 1,1 milioni. Ma in ogni caso, è piuttosto evidente, i soldi non sono mai stati un problema in casa Fery.
Arthur si è spostato in Inghilterra, ovviamente al seguito della famiglia, quando era soltanto un bambino. Poi, come detto, è cresciuto e ha studiato nei pressi di Wimbledon. Ai tempi dell’università, poi, ha preferito trasferirsi negli USA: mentre frequenta la rinomata Stanford, si impone tra i migliori prospetti del panorama tennistico giovanile americano. La sua prima wild card concessagli da Wimbledon risale già al 2021, in seguito a qualche allenamento dimostrativo con Novak Djokovic che gli aprì le porte della notorietà – anche in quell’occasione fu sempre Londra, e la sua radicata presenza nella capitale, a far sì di potersi cimentare anche soltanto in amichevole con una leggenda come Nole.
Per anni Fery è rimasto una meteora del circuito, con diverse comparsate senza seguito nei grandi tornei. Eppure c’era chi credeva in maniera convinta nelle sue qualità, nella sua esplosione: Paul Goldstein, che lo ha allenato alla Stanford University, ha dichiarato al Guardian che «questo momento di svolta è assolutamente meritato: è un ragazzo posato, e anche in campo mostra di avere sempre una certa compostezza. Ha giocato la sua prima partita sul Centre Court, la sua prima partita davanti a decine di migliaia di persone, e per lui è stato facile reggere la pressione. Era anche l’unico giocatore britannico ancora in gara, c’era un’enorme responsabilità su di lui. Quello che ha fatto è stato davvero straordinario». Sì, si può dire. Come si può dire che le stelle del tennis si siano messe in posizione nel momento giusto e anche nel posto giusto, Arthur si è fatto trovare pronto turno e adesso si giocherà l’accesso alla sua prima finale ATP contro il giocatore numero tre al mondo. Nel caso in cui dovesse batterlo, domenica festeggerebbe il suo 24esimo compleanno disputando la finale di Wimbledon. Mica male, come storia dell’estate.