Il ct della Spagna, Luis de la Fuente, è andato completamente in fissa con un libro e con il pensiero di Marco Aurelio, uno dei più grandi imperatori romani

Tra metafore e filosofia di vita, l'allenatore non ha tutti i torti: i "Colloqui con sé stesso" sono un manuale di mental coaching ante litteram.
di Redazione Undici 14 Luglio 2026 alle 08:41

In quale incredibile metaverso potrebbero convivere insieme l’Eurovision Song Contest, il quiz televisivo spagnolo “Un, dos, tres” e le millenarie riflessioni dell’imperatore Marco Aurelio? Soltanto nella mente di Luis de la Fuente, commissario tecnico della Nazionale spagnola con caratteristiche da fuoriclasse – l’appellativo onorifico sarebbe certamente invictus: mai ko tra Europei e Mondiali, nessun allenatore come lui tra chi conta almeno 13 partite in queste due competizioni. A quanto pare, tra i segreti della Roja dei record – anche l’imbattibilità di Unai Simon, anche la striscia positiva da 36 gare, a -1 dall’Italia di Mancini – c’è anche l’imperatore filosofo del II secolo dopo Cristo. Un modello di temperanza senza tempo, sostiene il ct. Anche nella vita di oggi, anche nel calcio: chissà cosa ne penserebbe oggi Marco Aurelio, che scrisse le sue memorie ai confini dell’Impero, tra una campagna militare e l’altra.

L’analogia tra guerra e sport – o meglio, la metafora agonistica del secondo rispetto alla prima – non sarebbe certo una novità. Eppure non è questo ad aver catturato l’attenzione di de la Fuente, leggendo gli scritti dell’antico sovrano. Come racconta El País, l’allenatore si sarebbe imbattuto ormai anni fa in una copia di “Colloqui con sé stesso”, le note autobiografiche che Marco Aurelio raccolse in vecchiaia, all’interno di un percorso interiore molto raro per i canoni dell’epoca. L’opera in questione, scritta senza alcun intento di pubblicazione, rappresentava anche un vademecum per la buona condotta dell’imperatore: ovvero una guida verso il continuo perfezionamento di sé, nel solco dell’integrità morale e intellettuale ricercata dallo stoicismo. In altre parole – ci perdonino gli storici –, per certi versi potremmo essere di fronte a uno dei primi manuali di mental coaching ante litteram.

Non è un caso allora che il libro conservato da de la Fuente a Madrid sia consunto e mal ridotto, con le pagine assiduamente sottolineate e diverse annotazioni a margine. Il ct l’ha letto e riletto, trovando spunti in serie per la sua professione alla guida della Spagna – che dalle selezioni giovanili in poi dura ormai dal 2013. “Ammiro molto alcune frasi di Marco Aurelio”, ha raccontato l’allenatore. “Diceva che ciò che è dannoso per l’alveare è dannoso anche per l’ape. Ed è vero: ognuno di noi deve pensare come una squadra, come un gruppo. E per questa Nazionale funziona bene, perché abbiamo persone molto valide che la compongono”. Altro passaggio clou, altro ipse dixit: “La calma è potere. La tranquillità è potere”, ripete de la Fuente nelle conferenze stampa di questi Mondiali. Le Furie rosse come le legioni imperiali.

Se il ct sembra così sereno e distaccato, la sua squadra così paziente e lucida nei momenti chiave – chiedere a Mikel Merino –, tra i tanti segreti di questa Spagna va rintracciata la millenaria affinità con un regnante stanco, chiamato a fare il bene di Roma agli albori del suo declino e costretto alla guerra pur amando l’arte e la cultura. In quel vortice di avvenimenti, Marco Aurelio trovò rifugio in sé stesso, nei suoi scritti e nelle sue considerazioni. Fino ad arrivare – nonostante tutto, tragedie famigliari comprese – a un certo grado di imperturbabilità. “Viviamo concentrati su ciò che possiamo controllare, ovvero il calcio”, sostiene de la Fuente. “Se sei afflitto da una causa esterna, non è la causa in sé che ti disturba, ma piuttosto il giudizio che ne dai”, riecheggia Marco Aurelio due millenni addietro.

Risponde ancora il ct, oggi, al di là di ogni critica ricevuta nel corso del suo ciclo vincente: “Noi ci poniamo al di là di queste valutazioni, di queste analisi. Io vivo più felice e questo mi permette di prendere decisioni con serenità. Non ne ho bisogno. Se aggiungesse qualcosa, se contribuisse in modo positivo, leggerei tutto, ma non ne ho davvero bisogno”. E così, una pagina alla volta, la sua Spagna è arrivata in semifinale contro Mbappé e soci. Da una parte il “generale fortunato”, come i francesi hanno ribattezzato Deschamps. Dall’altra De la Fuente: per ulteriori epiteti, Madrid aspetta a celebrare il trionfo. Con tanto di libro a corredo.

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