Ho festeggiato la vittoria del Mondiale condividendo un bicchiere di vino e una sigaretta con Gaetano Scirea: intervista a Dino Zoff

L'ex capitano azzurro ricorda l'indimenticabile cavalcata del 1982, la leadership paterna di Bearzot, la gioia che assaporò insieme a un amico speciale.
di Leonardo Micheli 19 Luglio 2026 alle 01:40
Italian national soccer team captain and goalkeepe

Se dovessi scrivere la sceneggiatura di un film, la scriveresti esattamente così: partendo dalle critiche e dagli insulti, per poi arrivare a un finale travolgente. Alzare la Coppa del Mondo da capitano ti fa sentire sul tetto del mondo. «Ma la vera felicità è stata condividere un bicchiere di vino e una sigaretta, proprio la notte della vittoria, con il mio caro amico Gaetano Scirea». Parole e musica di Dino Zoff, che nel 1982 alzò la Coppa del Mondo da numero uno e da capitano dlel’Italia.

Il trionfo del 1982 è una storia unica, nata dalle critiche e dalla sfiducia, culminata in uno dei ricordi più incredibili per il popolo italiano. Come ripensa a quel percorso, oggi?
È stata una cavalcata straordinaria, un Mondiale destinato ai libri di storia. Considerando come eravamo partiti, sommersi da giudizi feroci e da una totale mancanza di fiducia, lo svolgersi di quel cammino è diventato ancora più epico. Ma possiamo dirlo con assoluta certezza: abbiamo trionfato per merito esclusivo della nostra guida, Enzo Bearzot. Ha condotto la squadra con una forza unica, eppure non ha mai ricevuto fino in fondo l’immenso onore che meritava.

Lei ha alzato quel trofeo da capitano, il sigillo definitivo su una carriera irripetibile. Quando finalmente si arriva sul tetto del mondo, cosa prova l’uomo, ancor prima dell’atleta?
Siamo prima di tutto sportivi, abituati alla fatica fisica del campo. Ma il culmine, il momento in cui sali i gradini della tribuna e ricevi la Coppa, è straniante. Ti senti profondamente, totalmente appagato. Vincere un Mondiale al crepuscolo del proprio cammino calcistico, sapendo di aver già vinto un Europeo con l’Italia, è stato un traguardo incredibile. È un ricordo splendido che ti fa sentire come se stessi volando, un ricordo che continua a vivere ogni singolo giorno nell’affetto della gente.

C’è un’immagine più intima, lontana dai riflettori, che cattura l’essenza umana di quell’esperienza per lei?
Il bacio che ho dato a Bearzot a fine partita è sicuramente l’istantanea che tutti ricordano dal campo. Ma c’è un ricordo profondamente intimo, oggi quasi struggente, a cui tengo moltissimo. La sera stessa della finale, la notte in cui siamo diventati campioni, non siamo usciti a festeggiare tra la folla. Mi sono ritrovato chiuso in una stanza d’albergo con Gaetano Scirea. Abbiamo assaporato quel momento di gioia nel silenzio più totale, condividendo semplicemente un bicchiere di vino e una sigaretta. Guardarsi indietro oggi, avvertendo l’assenza di un amico fraterno e di un giocatore immenso come lui, rende quel frammento sospeso nel tempo il ricordo più profondo dell’intera esperienza.

Da Undici n° 68
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