A volte è questione di essere genio: il sinistro a giro che spezza la Francia nella semifinale dello scorso Europeo, mettendo in discesa il cammino delle Furie rosse verso l’alloro continentale. A volte basta soltanto essere soltanto al posto giusto, nella squadra giusta: Mondiale americano due estati più tardi, dove Lamine Yamal si limita al compitino nella Spagna che cala un bis da antologia. Sia chiaro, chiedergli di più sarebbe stato decisamente troppo. L’asso del Barcellona era reduce da un pesante infortunio che aveva messo in dubbio la sua presenza nella competizione, salvo poi recuperare in extremis pur restando lontano dalla forma migliore, dagli strappi migliori. Un gol nella fase a gironi contro l’Arabia Saudita e tanto basta. Eppure, a 19 anni, non c’è calciatore al mondo col futuro più radioso di lui. Anche fuori dal campo.
A Yamal ormai manca soltanto la consacrazione con la maglia blaugrana, quella tanto agognata Champions League che prima o poi arriverà – c’è da scommetterci, e soprattutto c’è tutta una carriera davanti. Eppure ha già vinto tutto quel che fior di fuoriclasse non hanno mai nemmeno accarezzato, con una facilità e un tempismo perfino irriverenti. Per questo, spiegano gli esperti di settore anche sul piano dello sport marketing, “alzare una Coppa del Mondo già a quest’età altera completamente la sua linea del tempo: Lamine non è più il futuro del calcio, ma il presente più immediato e concreto”. Cioè la classica azienda che cammina, delle dimensioni che presto sorpasseranno Mbappé, Messi e CR7. Non necessariamente per eventuale superiorità sul campo – lungi da noi addentrarci in qualunque paragone. Ma soltanto, di nuovo questione di tempismo, per irrompere nell’universo del pallone proprio nella sua era economicamente più illimitata, con giri d’affari alle stelle e numeri in continua lievitazione.
Per intenderci, stando ai dati di Sportico, Yamal la scorsa stagione ha guadagnato – tra stipendio, sponsorizzazioni e diritti d’immagine – la bellezza di 43 milioni di dollari. Per intenderci, Cristiano Ronaldo raggiunse queste cifre soltanto tra 2012 e 2013: quando aveva 28 anni. Cioè da superstar affermata, duopolista globale, con un impatto sul gioco incomparabilmente più grande del Lamine odierno – e ci mancherebbe altro. La differenza è che il prodigio spagnolo vive negli anni Duemilaventi. E spostando il termine di paragone più indietro nei decenni – per esempio Ronaldo Nazario, che mai andò oltre i 25 milioni di dollari annui, anche a parità di potere d’acquisto – la forbice si allargherebbe ancora di più.
Yamal insomma è già una macchina da sponsor: Adidas, Visa, Coca-Cola, Powerade, Konami, Beats by Dre, Oppo, UNICEF, American Eagle. Una vittoria così precoce al Mondiale potrebbe emulare l’effetto Mbappé – che in finale, nel 2018, segnò pure – superandolo per magnitudo. Perché Lamine ha già vinto anche un Europeo, perché gioca in un club come il Barcellona – incomparabilmente più glamour del PSG, di quel PSG –, perché di nuovo le sommatorie finanziarie in ballo si sono moltiplicate oltre i meriti specifici dei singoli giocatori. Come spiegano gli osservatori, “i grandi brand non firmano un atleta soltanto per una campagna pubblicitaria stagionale. Qui investono in un ragazzino che dominerà i cicli dei tre prossimi Mondiali”. Fa già spavento così, senza nemmeno immaginare cos’altro potrebbe vincere la Spagna.