Da tempo si sopportavano a fatica, ora lo scontro tra FIFA e UEFA è totale e ci riporta indietro negli anni ’80, ai tempi della Guerra Fredda. Sì, perché la parola è sempre quella: boicottaggio. La confederazione europea che comprende 55 squadre nazionali ha deciso di dire no alle competizioni FIFA, quindi sostanzialmente ai mondiali. Tutti i mondiali, compresi quelli femminili e giovanili. La CONCACAF, la confederazione Nord Americana, e la AFC, la confederazione Asiatica, si sono già schierate insieme alla UEFA ma senza annunciare un boicottaggio. Stando all’attuale calendario, la prima manifestazione che si giocherebbe senza le europee sarebbe il mondiale under 20 femminile, al via il prossimo 5 settembre.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Il tema è l’inchiesta del quotidiano inglese Financial Times che ha svelato come la FIFA fosse pronta a cedere parte delle quote del mondiale a degli investitori privati, tramite la fondazione di una nuova società, la FIFA Football Enterprise, che riunirebbe le attività commerciali e organizzative dell’ente mondiale del calcio, ovvero diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietti, licenze. La decisione è arrivata al termine di una riunione d’emergenza durata quasi due ore, conclusasi con un fronte compatto. In un comunicato, la UEFA ha spiegato che i suoi membri «respingono all’unanimità e senza alcuna ambiguità» il piano di Infantino. Un esito tutt’altro che scontato: nelle ore precedenti, infatti, si temeva che alcune federazioni più piccole, attratte dalle risorse economiche promesse dall’operazione, potessero schierarsi a favore del presidente della FIFA.
Le federazioni europee sono ora pronte a inviare alla FIFA una comunicazione formale con cui notificheranno l’intenzione di disertare i prossimi Mondiali e tutte le altre competizioni organizzate dalla federazione internazionale, a meno che il progetto non venga definitivamente ritirato. Per Infantino si tratta di un colpo durissimo. Le federazioni avevano tempo fino al 19 settembre per aderire all’iniziativa, ma la presa di posizione della UEFA rischia di costringere la FIFA a rivedere profondamente il piano o ad abbandonarlo del tutto. Un segnale ancora più significativo se si considera che la maggior parte delle federazioni europee aveva espresso il proprio sostegno alla ricandidatura di Infantino per le elezioni presidenziali del prossimo marzo.
Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, la UEFA ha ribadito la propria posizione con parole inequivocabili: «A seguito della discussione odierna, nessuna nazionale affiliata alla UEFA parteciperà ad alcuna competizione FIFA finché queste proposte resteranno sul tavolo, salvo che vengano ritirate integralmente e siano fornite garanzie giuridicamente vincolanti affinché la FIFA non apra mai più la propria governance o le proprie competizioni alla proprietà privata». La riunione è stata aperta dal presidente UEFA Aleksander Čeferin, seguito dagli interventi dei membri del Comitato Esecutivo e dei rappresentanti UEFA nel Consiglio FIFA. Secondo diverse il giornale inglese The Guardian, quei primi discorsi hanno dato il tono all’intero confronto, al quale hanno preso parte una ventina di presidenti di federazione, in un clima descritto unanimemente come di «grande unità». Tra gli interventi più incisivi ci sarebbe stato quello della presidente della Federcalcio inglese, Debbie Hewitt, che avrebbe sostenuto con fermezza la linea del boicottaggio.
La linea dura potrebbe essere messa subito alla prova. A ottobre, infatti, l’Inghilterra femminile dovrà disputare lo spareggio di qualificazione al Mondiale contro la Grecia: un appuntamento che rappresenterebbe un banco di prova decisivo qualora la FIFA decidesse di non fare passi indietro. La UEFA ha inoltre invitato le altre confederazioni continentali a seguire il suo esempio. Secondo fonti vicine al dossier, diversi Paesi asiatici condividerebbero già le perplessità europee. Un eventuale crollo del consenso anche fuori dal continente potrebbe avere conseguenze pesantissime per la leadership di Infantino, tradizionalmente sostenuta soprattutto dalle federazioni extraeuropee. «Le federazioni nazionali di tutto il mondo si trovano ora davanti a un ultimatum: accettare la cessione irreversibile delle più grandi competizioni calcistiche oppure subirne le conseguenze», si legge ancora nella nota della UEFA. «Questa non è una decisione democratica, ma una forma di governo fondata sull’intimidazione: un atto di coercizione indegno di un’istituzione chiamata a custodire il calcio mondiale».
Negli ambienti del calcio europeo cresce inoltre la convinzione che questa frattura possa favorire la candidatura di un esponente sostenuto dalla UEFA alle prossime elezioni FIFA, sfidando per la prima volta seriamente Infantino, finora considerato destinato a una facile riconferma. Circola già il primo nome, quello di Nasser Al-Khelaïfi, presidente del PSG e grande sostenitore, insieme a Čeferin, del blocco alla Super Lega nel 2021. Nel frattempo, numerose federazioni europee avrebbero già avviato confronti con i rispettivi governi, molti dei quali avrebbero espresso privatamente il proprio sostegno alla linea del boicottaggio. Il primo leader politico a esporsi pubblicamente è stato il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, che su X ha definito il Mondiale «un patrimonio che non è mai appartenuto a nessuno da poter essere venduto. È una decisione di principio che sosteniamo con forza. Il calcio appartiene ai tifosi, non ai miliardari e ai fondi d’investimento. Adesso basta: è arrivato il momento di difendere il nostro sport».