Alla fine hanno vinto le confederazioni continentali, guidate dall’UEFA. Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha dovuto infatti abortire il progetto di vendere parte delle quote della Coppa del Mondo a investitori privati, tramite la fondazione di una nuova società, la FIFA Football Enterprize che si sarebbe occupata di sponsorizzazioni, licenze, diritti televisivi e biglietteria. Troppo forte la pressione dell’UEFA – che in una nota dell’altro ieri si era detta pronta a boicottare ufficialmente ogni competizione FIFA, Mondiali maschili e femminili compresi – e delle altre confederazioni, che dopo quella europea si sono dette contrarie al progetto: prima è stata la volta della CONCACAF (Nord e Centro America) e poi dell’AFC (Asia), uno dei grandi bacini elettorali del presidente. E allora ecco lo stop, comunicato ufficialmente nella notte.
Infantino ha ammesso che l’iniziativa «ha creato divisioni tali da non essere più nell’interesse dell’obiettivo prefissato», dopo giorni di fortissime contestazioni all’interno del calcio mondiale. A complicare ulteriormente la posizione di Infantino erano arrivate le dimissioni di uno dei suoi principali consiglieri, Carlos Cordeiro, in segno di protesta, seguite dal duro attacco del direttore operativo della FIFA, Kevin Lamour, che aveva accusato il presidente di aver mostrato «una grave mancanza di rispetto» nel tentativo di imporre la riforma senza un confronto adeguato.
La crescente pressione ha così costretto Infantino a fare marcia indietro. Secondo le indiscrezioni della stampa inglese, anche Thrive Capital, il fondo di venture capital di proprietà di Joshua Kushner, il fratello del genero di Donald Trump, che guidava il gruppo di investitori interessati all’operazione, avrebbe iniziato a nutrire forti perplessità dopo una settimana che ha rischiato di spaccare il calcio internazionale. Un passo indietro che apre inevitabilmente interrogativi sul futuro dello stesso presidente della FIFA, fino a pochi giorni fa considerato saldamente al comando dell’organizzazione.
«Dopo aver ascoltato attentamente tutte le posizioni è apparso evidente che questo progetto ha creato divisioni tali da non essere più, indipendentemente dal livello di sostegno ricevuto, nell’interesse dell’obiettivo originario», si legge nella nota. «Il nostro scopo è sempre stato, e continuerà a essere, quello di unire e far crescere il calcio. Per questo motivo la proposta non andrà avanti. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane lavorerò per riunire tutte le parti coinvolte, con l’obiettivo comune di continuare a sviluppare il calcio in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi che hanno maggiormente bisogno del nostro sostegno».
L’operazione avrebbe dovuto generare centinaia di milioni di dollari di nuovi introiti, permettendo alla FIFA di redistribuire oltre 10 miliardi alle sue 211 Federazioni affiliate. A quelle che avessero aderito entro il 19 settembre, inoltre, sarebbe stato riconosciuto un contributo immediato di 20 milioni di dollari. Pur mantenendo un forte consenso tra le Federazioni africane, Infantino non è riuscito a raccogliere i numeri necessari per portare avanti il piano in maniera credibile.
Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente sul futuro del presidente della FIFA. La rivolta interna e il duro colpo subito dalla sua credibilità internazionale rendono tutt’altro che scontata la sua posizione. Il ritiro del progetto potrebbe non bastare a ricucire i rapporti con molte federazioni, già irritate dalla gestione del caso Balogun durante il Mondiale. Una possibile via d’uscita potrebbe essere l’utilizzo delle riserve della FIFA, stimate in circa quattro miliardi di dollari, che garantirebbero alle federazioni le risorse economiche promesse con il piano FFE. Nel frattempo UEFA e le altre confederazioni stanno intensificando la ricerca di un candidato alternativo da opporre a Infantino nelle elezioni FIFA del prossimo anno. Fino a poche settimane fa il presidente svizzero sembrava destinato a conquistare senza particolari ostacoli un quarto mandato consecutivo. Oggi, invece, il suo futuro appare improvvisamente molto meno scontato, dopo una vicenda che ha incrinato in modo profondo la sua autorevolezza sulla scena del calcio mondiale.