Il calciomercato dell’Arabia Saudita è sempre più lento e meno ricco, visto che i club locali ora puntano alla sostenibilità e i fondi statali sono stati dirottati per le infrastrutture

Il cambio di rotta è evidente: in una stagione si è passati da 786 a 180 milioni investiti per l'acquisto di nuovi giocatori.
di Redazione Undici 06 Agosto 2026 alle 00:28

Che sia la fine di un’era? Forse ancora troppo presto per dirlo, ma la notizia c’è: il calcio mercato dell’Arabia Saudita non è più così ricco, o comunque non raggiunge più le cifre folli sborsate nell’estate 2023. Allora i super investimenti del fondo PIF portarono nella Saudi Pro League alcuni tra i più importanti calciatori del mondo, da Cristiano Ronaldo a Firmino, da Fabinho a Kessie a Milinkovic-Savic passando per Benzema, poi nelle stagioni successive fu la volta di João Félix, Theo Hernandez, Coman e tanti altri. Ecco, ora sembra che quel trend si sia un po’ fermato. Nel calciomercato estivo 2026, gli unici due acquisti sopra i dieci milioni di euro sono stati quelli di Francisco Trincão, passato dallo Sporting Lisbona all’Al-Ahli per poco più di 40 milioni, e quello di Cryscencio Summervile, strappato dall’Al-Hilal alla concorrenza della Roma grazie ai 64,5 milioni di euro versati al West Ham.

Ok, ma qual è il motivo di questa retromarcia? Lo spiega bene il quotidiano spagnolo El Pais: negli ultimi mesi il già citato fondo PIF, controllato dalla famiglia reale, ha preso decisioni significative, come il progressivo disimpegno dal circuito LIV Golf e lo stop al progetto per la costruzione di piste da sci artificiali e di un resort di lusso destinato a ospitare i Giochi Asiatici Invernali del 2034. Nel calcio non si parla di un passo indietro, ma di un nuovo approccio: sostenibilità economica, controllo della spesa e investimenti nelle infrastrutture sono diventati i concetti chiave della nuova fase. L’orizzonte rimane il Mondiale 2034, ma il cambiamento c’è e si riflette anche nella Saudi Pro League, dove da un anno milita persino un club controllato da un investitore straniero – l’Al-Kholood, passato nelle mani dell’imprenditore statunitense Ben Harburg.

I primi segnali di una parziale privatizzazione – un anno fa il 70% dell’Al-Hilal è stato ceduto dal PIF a una holding riconducibile a un membro della famiglia reale per circa 400 milioni di euro – si accompagnano alla ricerca di una maggiore sostenibilità finanziaria. È una linea che emerge chiaramente anche dall’attuale mercato estivo. La finestra dei trasferimenti in Arabia Saudita resterà aperta fino al 12 ottobre, ma con il campionato ormai alle porte gli investimenti sono stati finora contenuti, poco superiori ai 180 milioni di euro. L’Al-Ittihad punta a ridurre il monte ingaggi e, dopo aver salutato Karim Benzema e N’Golo Kanté nella scorsa stagione senza sostituirli con giocatori dello stesso livello salariale, continua a contenere i costi. Situazione analoga per l’Al-Nassr, che dopo aver accumulato un debito superiore ai 200 milioni di euro e aver ricevuto richiami ufficiali con tanto di sospensioni per alcuni dirigenti, non può più muoversi sul mercato con la stessa aggressività mostrata negli anni successivi all’arrivo di Cristiano Ronaldo.

Proprio il fuoriclasse portoghese, che percepisce uno stipendio superiore ai 200 milioni di euro annui, lo scorso febbraio aveva inscenato una protesta senza precedenti, rimanendo fuori squadra per tre partite. Secondo la stampa portoghese, Ronaldo lamentava un presunto trattamento di favore del fondo sovrano nei confronti degli altri grandi club sauditi. Dal suo arrivo all’Al-Nassr, il club ha investito circa 400 milioni di euro soltanto in cartellini. Oggi, mantenendo in rosa campioni come Cristiano Ronaldo, Sadio Mané, Kingsley Coman, João Félix, Jhon Durán, Wesley Gassova e Íñigo Martínez, sostiene un monte stipendi che sfiora i 450 milioni di euro. Nonostante questo, non è riuscito a ottenere il via libera per completare l’acquisto di Samú Costa dal Maiorca in un’operazione da circa 22 milioni di euro.

Nel frattempo i dirigenti di PIF osservano il mercato anche sul fronte delle proprietà societarie, valutando possibili acquirenti per Al-Ittihad e Al-Nassr. L’Al-Hilal, invece, continua a lavorare senza successo all’operazione che dovrebbe convincere sia Luis Díaz sia il Bayern Monaco ad accettare un trasferimento a Riaydh. Le cifre fatte registrare nel mercato in entrata raccontano bene il cambio di rotta: nella stagione 2023/24, i club della Saudi Pro League avevano investito 974 milioni di euro in trasferimenti; l’anno successivo la cifra era scesa a 614 milioni, per poi risalire a 786 milioni nella scorsa stagione. Oggi, però, la nuova politica del fondo sovrano e il crescente clima di tensione geopolitica nell’area stanno imponendo una gestione molto più prudente.

La revisione della strategia del PIF riguarda anche il Newcastle United. Il fondo valuta infatti una possibile cessione della quota di maggioranza del club inglese, dove l’allenatore Eddie Howe ha recentemente rassegnato le dimissioni dopo la partenza di diversi giocatori chiave. Anche in Premier League il progetto appare meno ambizioso rispetto ai primi anni dopo l’acquisizione del club. Questo, tuttavia, non significa che l’Arabia Saudita abbia smesso di investire nel calcio. Più semplicemente, le risorse vengono destinate in modo diverso. Il PIF ha rafforzato la propria presenza attraverso importanti accordi commerciali e di sponsorizzazione con la FIFA, già visibili sia nel Mondiale per Club del 2025 sia nell’ultimo Campionato del Mondo. E almeno fino al 2034 il calcio continuerà a rappresentare uno dei pilastri della strategia saudita, con un modello che punta meno sull’effetto delle grandi firme e sempre più sulla sostenibilità e sulla costruzione di infrastrutture.

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