Quella che fino a qualche giorno fa era solo un’indiscrezione, ora è una notizia ufficiale: il Public Investment Fund (PIF), fondo sovrsano dell’Arabia Saudita. ha confermato che cesserà di finanziare alla fine di quest’anno il LIV Golf, il circuito parallelo al PGA Tour creato nel 2021. I timori sulla sopravvivenza della LIV sono inevitabili, considerando che il fondo ha investito oltre cinque miliardi di dollari in questa operazione. I tornei sono iniziati nel 2022 e a questo punto c’è la concreta possibilità che la stagione 2026 sia l’ultima.
LIV Gold aveva già annunciato la nomina di nuovi membri del consiglio di amministrazione, con il compito specifico di reperire finanziamenti, ma poi i dirigenti del PIF ha chiarito la propria posizione: «Il fondo deciso di finanziare LIV Golf solo per il resto della stagione 2026», si legge in una nota. «L’ingente investimento richiesto nel lungo periodo non è più in linea con l’attuale fase della strategia del fondo. La decisione è stata presa alla luce delle priorità di investimento e dell’attuale contesto macroeconomico». Il brusco cambio di rotta ha colto di sorpresa i dirigenti del tour. Come scritto dal Guardian, Scott O’Neil – nominato amministratore delegato a inizio 2025 con il compito di far crescere il business e reperire fondi esterni – si trova ora davanti a uno scenario completamente nuovo. Secondo il quotidiano inglese, infatti, lo stop sarebbe arrivato direttamente dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, influenzato anche dall’impatto della guerra in Iran.
Nel momento in cui veniva diffuso il comunicato, una delle figure chiave del PIF, Yasir al-Rumayyan, si trovava nel Nord-Est dell’Inghilterra per occuparsi del Newcastle, che a sua volta appartiene al fondo sovrano. Rumayyan, un tempo figura centrale del progetto LIV Golf, non ha ormai più un ruolo operativo nel circuito. Solo lo scorso febbraio aveva assicurato, durante un incontro con i principali giocatori, che i finanziamenti sarebbero stati garantiti almeno fino al 2032.
Resta ora una domanda chiave: l’Arabia Saudita abbandonerà di punto in bianco il progetto LIV Golf? Sotto la guida di O’Neil, i ricavi sono aumentati e sono stati attratti sponsor di primo piano. Tuttavia, sembra che lo scenario più realistico per il tour preveda una drastica riduzione del numero di tornei (ora 14) e montepremi molto inferiori rispetto ai 30 milioni di dollari oggi in palio. Resta da capire a chi potrebbe interessare un modello più agile e a budget limitato.
Diversi grandi nomi del golf si trovano ora in una fase di incertezza. Tre big come Jon Rahm, Bryson DeChambeau e Cameron Smith sono vincolati da contratti con LIV Golf. Le condizioni di questi accordi, estremamente remunerativi, rendono improbabili critiche pubbliche, soprattutto mentre il circuito attraversa difficoltà finanziarie. Eppure, alcuni giocatori stanno già valutando, attraverso i propri manager, possibili ritorni nel PGA (sempre che vengano riaccolti) e le modalità di rescissione dei contratti. Senza figure come DeChambeau e Rahm, LIV Golf faticherebbe e faticherà a mantenere visibilità. Il PGA Tour, nel dubbio, ha già facilitato il rientro di Brooks Koepka e Patrick Reed, ma ora che la minaccia del circuito rivale sembra ridimensionata, potrebbe adottare una linea più dura. Resta inoltre da capire quanto sia forte, tra i giocatori, il desiderio di tornare nel circuito storico.
Come spesso accade nel golf, nulla si muove a caso. Anche i montepremi aumentati del PGA Tour, introdotti in parte per contrastare la LIV, saranno ora abbassati. LIV Golf ha infatti alterato profondamente il modello economico dello sport. Il DP World Tour ha recentemente consentito ai giocatori contrattualizzati con LIV Golf di partecipare ai propri tornei, e non sarebbe sorprendente un’ulteriore evoluzione in tal senso. A complicare il quadro c’è però l’alleanza strategica con il PGA Tour, che mantiene i due circuiti come partner formali. La stagione di LIV Golf proseguirà la prossima settimana in un campo di proprietà di Donald Trump nei pressi di Washington. Seguiranno tappe in Corea del Sud, Spagna e Inghilterra, prima della conclusione negli Stati Uniti a fine agosto. Sempre che si riesca a finire il campionato.