Sebastian Sawe è diventato il primo uomo della storia a finire una maratona in meno di due ore, e dietro questo record ci sono un lavoro incredibile e delle tecnologie modernissime

Allenamenti massacranti, scarpe ultraleggere, gel energetici e grande attenzione al regime alimentare: così è stato costruito un record leggendario.
di Redazione Undici 27 Aprile 2026 alle 01:53

Chi ha seguito la maratona di Londra del 2026, ha assistito a qualcosa di storico: i primi due classificati sono scesi sotto le due ore. E quindi il vincitore, Sebastian Sawe, è diventato il primo essere umano a centrare questo record, fermando il cronometro sul tempo di un’ora, 59 minuti e 30 secondi. Un risultato senza precedenti in una gara ufficiale, costruito grazie a una preparazione estrema, fino a 240 chilometri settimanali, e a tanti altri segreti. Tra cui delle scarpe ultraleggere di ultima generazione e una semplice colazione a base di pane e miele.

Davanti a circa 800mila spettatori, assiepati lungo le strade della capitale britannica, Sawe ha ha vinto grazie a un poderoso allungo nella seconda metà di gara, che gli ha permesso di staccare gli inseguitori e attaccare il primato mondiale. A fine corsa, Sawe ha subito compreso la portata dell’impresa: «Oggi ho fatto la storia a Londra», ha dichiarato l’atleta keniota. «Ho dimostrato che nulla è impossibile. Ho avuto il coraggio di spingere anche quando il ritmo era altissimo. Il pubblico mi ha dato una spinta incredibile: questo record è anche merito loro, ed è qualcosa che resterà con me per sempre».

Grande soddisfazione anche per il suo allenatore, Claudio Berardelli, che ha definito Sawe «un atleta speciale» svelando alcuni dei segreti dietro il successo. Nelle ultime sei settimane di preparazione alla gara, il keniano ha mantenuto una media di oltre 200 chilometri a settimana, con un picco di 241. «Sapevo che fosse in grande forma già a Berlino, ma il caldo aveva compromesso tutto. Vedendolo allenarsi prima di Londra, ho capito che poteva nascere qualcosa di straordinario», ha aggiunto Berardelli.

Come detto, tra i fattori chiave del risultato incredibile di Sawe c’è anche l’innovazione tecnologica: il keniota ha corso con le nuove adidas Adizero Adios Pro Evo 3, uno tra i modelli di scarpa pià leggero mai prodotto (meno di 100 grammi per pezzo) e ha utilizzato gel energetici della Maurten, fondamentali per mantenere energia nelle fasi finali. «Siamo entrati in una nuova era della maratona, grazie alle scarpe e a una nutrizione adeguata», ha spiegato Berardelli. «Ma oltre ai fattori tecnici, Sabastian è una persona eccezionale: umile, positiva, con un’attitudine unica. In oltre vent’anni di lavoro in Kenya pensavo di aver visto tutto, ma lui mi ha mostrato qualcosa che sembrava impossibile». E il margine di miglioramento, secondo il tecnico, è ancora ampio. Su percorsi più veloci come Berlino o Chicago, Sawe potrebbe addirittura scendere sotto l’ora e 59 minuti: «È possibile. Non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale. Era solo la sua quarta maratona». Entusiasta anche Steve Cram, ex campione mondiale dei 1500 metri, che al giornale inglese The Guardian ha paragonato l’impresa a quella di Roger Bannister, primo uomo a correre il miglio sotto i quattro minuti. «È qualcosa di incredibile, mai visto prima. Pensavamo fosse impossibile, e invece è successo proprio qui a Londra», ha commentato Cram. Che però, evidentemente, non aveva fatto i conti con Sawe, con la sua etica del lavoro, con le sue scarpe ultraleggere, con il suo regime alimentare. Con il suo essere un atleta venuto dal futuro.

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