La Coppa del Mondo di calcio maschile (ma in realtà anche quella femminile) adesso appartiene alla Spagna, che ha deciso di metterla in mostra il più possibile. Come? Facendole fare un tour negli stadi dove giocano i calciatori della Roja, quelli che hanno sollevato il trofeo al cielo di East Rutherford, New Jersey, lo scorso 19 luglio. L’idea di fondo è abbastanza semplice: in occasione del primo turno utile di Liga, i club in cui militano i giocatori della Nazionale hanno organizzato, oppure organizzeranno, delle sfilate con il trofeo. Portato, naturalmente, dai giocatori che l’hanno vinto. Come ha spiegato il presidente della Federcalcio Spagnola (RFEF, acronimo di Real Federación Española de Fútbol), Rafael Louzán, «vedere la Coppa del Mondo farà in modo che tutti i tifosi si sentano protagonisti del trionfo della Nazionale». Il problema, però, è che nelle prime uscite le cose non sono andate esattamente così.
Diciamola meglio: al Metropolitáno di Madrid, lo stadio dell’Atlético, non ci sono stati problemi. Anzi: i quattro giocatori dei Colchoneros che hanno vinto il Mondiale americano (Marc Pubill, Marcos Llorente, Álex Baena e Álex Grimaldo) sono stati accolti benissimo dai loro stessi tifosi, gli applausi sono stati unanimi, inoltre è stato esposto uno striscione molto suggestivo (“La Spagna ha 2 stelle, noi ne abbiamo 4. Congratulazioni, campioni”) e anche l’esecuzione dell’inno nazionale è stata salutata con un’ovazione da tutto lo stadio.
Il problema, però, è che a Bilbao non c’è stato lo stesso entusiasmo. L’Athletic Club ha portato tre giocatori nella squadra che ha vinto la Coppa del Mondo, il portiere Unai Simón, il difensore Aymeric Laporte e l’attaccante Nico Williams, e quindi la RFEF ha voluto portare il trofeo anche a San Mamés. Risultato? Applausi sparsi ma anche qualche fischio, addirittura nei confronti dei tre campioni del Mondo. Come scrive El Confidencial, citando diversi giornali e giornalisti locali, «diverse manifestazioni di disappunto sono arrivate dalla tribuna Herri Harmaila; inoltre si sono sentiti anche dei cori come “Chi non salta è spagnolo” e “Ia, ia Euskal Herria” (Forza, forza Paesi Baschi)».
Il ct della Nazionale, Ivan De la Fuente, ha giocato per anni proprio nell’Athletic Club. E si è detto rattristato da quello che è successo nello stadio di Bilbao: «Penso che vincere il Mondiale sia stato un successo importantissimo per tutti», ha detto il ct, «quindi non sono contento della reazione del pubblico di San Mamés. Ho trascorso 18 anni lì, sono un tifoso dell’Athletic e per i calciatori che si sono formati a Lezama, in Biscaglia, non c’è traguardo più grande che diventare campioni del mondo. Il calcio è spettacolo, unità e il rispetto non deve mai venire meno».
Il sentimento separatista e indipendentista che caratterizza il popolo basco, e di cui in qualche modo lo stesso Athletic Club rappresenta un vettore, ha creato questo cortocircuito. E infatti, per dirla francamente, è strano che i dirigenti della Federazione non abbiano messo in preventivo – o comunque abbiano minimizzato – la possibile reazione negativa dei tifosi di Bilbao, o almeno di una parte di loro. È un tema importante, anche perché all’orizzonte c’è un altro appuntamento che potrebbe generare situazioni ambigue: dopo un passaggio al Bernabéu di Madrid, dove verrà omaggiato Marc Cucurella, la Coppa del Mondo sfilerà al Camp Nou di Barcellona. Forse il fatto che il club blaugrana abbia fornito addirittura otto giocatori alla Nazionale (Eric García, Gavi, Dani Olmo, Joan García, Lamine Yamal, Pedri, Pau Cubarsí, il nuovo arrivato Rodri e Ferran Torres, nel frattempo trasferitosi al PSG) convincerà il pubblico catalano a non manifestare contro la Spagna, Ma la contrapposizione politica col governo centrale è ancora molto sentita. Forse, per certi versi, ancora più rispetto a Bilbao. E quindi sarà interessante, non solo dal punto di vista sportivo, vedere quale sarà l’accoglienza del Camp Nou.