Per la seconda volta in altrettanti trionfi mondiali, il match winner della Spagna che alza la coppa è un giocatore del Barcellona – da Iniesta a Ferran Torres, ancora blaugrana al momento del gol che ha steso l’Argentina. Un legame indissolubile, tra i successi del club e quelli della Nazionale. Eppure non ancora abbastanza per avvicinare la Comunità autonoma al Paese, da sempre al centro di un’annosa diatriba geopolitica. Dalle parti del Camp Nou, insomma, prima della Spagna viene sempre il Barça. E prima del calcio la Catalogna. Ecco che allora l’occasione per celebrare i giocatori di raccordo fra i due mondi è naufragata in nome della bandiera.
Sono ben otto gli uomini di De la Fuente che hanno conquistato l’America: Joan García, Eric García, Pedri, Pau Cubarsí, Gavi, Rodri, Dani Olmo e Lamine Yama, oltre al suddetto Torres passato nel frattempo al PSG. Dovevano avere la loro passerella d’onore davanti al pubblico di casa, all’interno dell’iniziativa della Federcalcio spagnola che per queste prime giornate di campionato ha deciso di mandare la Coppa in tournée, da uno stadio all’altro del Paese. Talvolta è un successo: Madrid lato Atlético ha già accolto da eroi i Colchoneros della Roja. Talvolta un mezzo fiasco: al San Mamés di Bilbao – altro centro nevralgico di venti indipendentisti – i fischi hanno coperto gli applausi.
Già questo precedente doveva bastare per mettere in allerta la tappa del Camp Nou, in programma giovedì sera in occasione di Barça-Athletic – non poteva esserci incrocio più centrifugo, in effetti. Alla fine però, non ci sarà alcun pasillo per la Coppa. Né per i giocatori: il mondo blaugrana è ancora sconvolto dai fatti di Elche di domenica scorsa. Nulla a che vedere con il risultato in campo, visto che Raphinha e compagni hanno vinto comodamente 5-0. Ma dietro le quinte, all’ingresso dello stadio, ha fatto parecchio scalpore il trattamento riservato dalla polizia locale nei confronti di alcuni tifosi ospiti. Soprattutto l’aggressione a un minorenne – come riporta El País – e il sequestro di una Estelada: il vessillo della Catalogna indipendente, orgogliosamente sventolato dal pubblico blaugrana un po’ in tutte le circostanze.
Ecco. Rispetto a qualche anno fa le tensioni attorno allo status politico della Comunità autonoma sono meno veementi. Ma basta un attimo per farle riaffiorare con tutto l’impeto del caso: il Barça ha denunciato le azioni “sproporzionate e violente” e intende vederci chiaro. Sta indagando anche il ministero dell’Interno. L’esposizione dell’Estelada è consentita dalla legge spagnola, a meno che non inneggi alla violenza o rischi di innescare pericoli di ordine pubblico – una postilla foriera di ambiguità, soprattutto quando si tratta di stadi e rivalità fra tifoserie. Il presidente Joan Laporta ha deciso così di annullare la serata in onore dei Mondiali e trasformarla in una celebrazione della bandiera catalana: nessun discorso a margine, ma una reazione corale da parte dell’intero mondo blaugrana rispetto ai fatti degli ultimi giorni.
«Non ci sono più i presupposti di festeggiare alcunché, l’ha perfettamente capito anche la Federcalcio spagnola”», ha spiegato Laporta. «Il calcio dovrebbe servire a unire, non a creare conflitti che non giovano a nessuno». Insomma, una valvola di sfogo potrebbe placare gli animi. Ma anche aizzarli ulteriormente: le associazioni indipendentiste catalane distribuiranno allo stadio 10mila bandiere della Estelada ed esultano già per il mancato omaggio «alla squadra degli oppressori». Si attendono per la contro-celebrazione anche i solidali tifosi dell’Athletic. Con tanto di ikurrina, la bandiera basca, al seguito. Ancora oggi la Spagna è campione del Mondo ma soltanto a pezzi, a quanto pare.