È da anni che il Chelsea e l’Aston Villa si scambiano giocatori con accordi milionari, e così qualcuno sta iniziando a storcere un po’ il naso

Dibu Martínez è l'ottavo calciatore che si trasferisce da Birmingham a Stamford Bridge, o viceversa. Niente di illegale, ma le coincidenze cominciano a essere troppe.
di Redazione Undici 30 Agosto 2026 alle 12:33

Emiliano Martínez, che tutti conoscono come El Dibu, è il nuovo portiere del Chelsea. L’Aston Villa l’ha ceduto ai Blues per poco più di 8,5 milioni di euro, una cifra bassissima nello scenario di mercato della Premier League. Eppure, nel Regno Unito, questo affare ha sollevato qualche dubbio. Il motivo è semplice: se consideriamo anche quello di Martínez, siamo arrivati a otto scambi di calciomercato negli ultimi quattro anni, tra Aston Villa e Chelsea. È un numero elevato, e ovviamente riguarda il flusso in entrambe le direzioni: il club di Stamford Bridge ha investito poco più di 190 milioni di euro, dal 2022 a oggi, per acquistare Carney Chukwuemeka, Omari Kellyman, Morgan Rogers e, appunto, Martínez; il percorso inverso, sempre nello stesso periodo, è stato compiuto da Ian Maatsen, Axel Disasi, Alejando Garnacho e Nico Jackson per un totale di 120 milioni di euro pagati in commissioni (che potrebbero diventare 175 nel caso in cui si verificassero le condizioni per il riscatto di Garnacho, che per il momento si è trasferito in prestito).

Ma cosa c’è dietro i dubbi alimentati dai media inglesi, primo tra tutti la BBC? Semplice: sia Aston Villa che Chelsea hanno un bilancio a dir poco in rosso, e infatti entrambe le società sono state oggetto di indagine da parte degli organismi di controllo finanziario della Premier League e dell’UEFA. Insomma, il sospetto è che gli scambi – tutti onerosi – di mercato siano stati fatti anche per generare incassi utili a migliorare i conti delle società. Non a caso, viene da dire, la prima di queste otto operazioni è avvenuta nel 2022, quando il fondo americano BlueCo. è subentrato a Roman Abramovich come azionista di maggioranza del Chelsea. E anche l’Aston Villa ha una proprietà statunitense. La BBC, non a caso viene da dire, ha scritto che «una fonte interna alla Premier ha riferito che diversi dirigenti dei club hanno sollevato dubbi sulla frequenza di queste transazioni».

Ovviamente non c’è e non ci sarà modo di provare qualcosa di illecito, dietro questi trasferimenti: in fondo il calciomercato è un ambiente economico libero e fondamentalmente senza regole, i club sono enti privati e hanno la libertà di trattare – o di non trattare – con qualsiasi altro interlocutore. Inoltre va anche sottolineata una tendenza sempre più consolidata: la dimensione finanziaria della Premier League ha determinato un contesto in cui i club inglesi, di fatto, preferiscono fare affari principalmente tra loro. In fondo, a pensarci bene, è inevitabile: parliamo di squadre così ricche, talmente più ricche di qualsiasi altra società non d’élite degli altri Paesi, che certe cifre risultano realistiche solo sul mercato interno.

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