Calcio e bellezza. Si potrebbe presentare così, con questo claim, l’edizione 2026 del Gran Galà del Calcio AIC. L’intero progetto e la serata finale, infatti, sono una celebrazione dei momenti più belli che abbiamo visto durante la stagione 2025/26: vittorie, gol, giocatori fortissimi, squadre virtuose, talenti in ascesa. Per celebrare tutto questo, Wonder Project – l’agenzia che ha curato la realizzazione del Gran Galà del Calcio AIC – ha fatto delle scelte che inizialmente sembravano fin troppo ambiziose, quasi lunari, e che invece poi sono diventate realtà. Sono queste le parole esatte di Gianluca Cannizzo, CEO e Founder di Wonder Project, che in un’intervista ha raccontato la genesi e l’evoluzione dell’evento: «Ci siamo trovati per le mani una manifestazione dall’enorme potenziale e dal grandissimo appeal. E per questo, insieme all’Associazione Italiana Calciatori e Demetrio Albertini, ci siamo detti: “Pensiamo ancora più in grande”. Così è arrivata la Lega Calcio Serie A, e da lì in poi è partita una macchina che ci ha portato davvero in alto. Per usare una frase fatta: abbiamo puntato alla luna, abbiamo allunato e adesso ci stiamo godendo le stelle».
Cosa si intende, in questo caso, per “puntare alla luna” e per “allunare”?
«Quando abbiamo iniziato a costruire l’evento ci siamo chiesti: “Qual è una location rappresentativa e dalla risonanza europea per il Gran Galà del Calcio AIC?”. L’idea era quella di prendere un premio di caratura nazionale e fare in modo che potesse arrivare anche fuori dai confini italiani. E così abbiamo iniziato a sognare, a puntare alla luna. E la nostra luna era il Teatro alla Scala di Milano. Che, alla fine, ha accettato di ospitare l’evento. Non è un’operazione banale, abbiamo fatto una scelta forte e anche delle rinunce per poter essere ospitati in una location così prestigiosa. Era una nostra grande ambizione, sembrava irrealizzabile e invece l’abbiamo realizzata».
Ma non è l’unica grande novità per questa edizione.
«No, abbiamo anche fatto in modo che la serata venisse trasmessa in chiaro, su TV8, così che potesse essere fatto un racconto immediato al pubblico nazionale e aumentare ulteriormente la visibilità del Gran Galà del Calcio. L’anno scorso abbiamo avuto 100 testate giornalistiche accreditate – quest’anno ancora di più. Un altro aspetto molto importante riguarda il patrocinio del Comune di Milano e la possibilità di installare un backdrop esterno per 20 metri lineari: il pubblico, in questo modo, entra direttamente in contatto con i calciatori, con i grandi protagonisti della serata. Un grande spettacolo, davvero».
Il Gran Galà del Calcio AIC, quindi, va oltre ciò che succede in campo e diventa fenomeno culturale.
«Abbiamo avuto tantissime richieste da parte di influencer per poter partecipare, abbiamo invitato tantissimi talent esterni al mondo del calcio, prima della serata abbiamo organizzato un’ouverture che richiama le tradizioni e i valori del Teatro alla Scala. Quindi sì, la nostra ricerca del bello in relazione al Gran Galà del Calcio AIC va decisamente oltre le partite, i risultati, i gol. E, infatti, per noi di Wonder Project, internamente, si tratta dell’evento più bello del calcio fuori dal campo. In questo senso, sentiamo di avere una responsabilità importante.
Anche perché il calcio può e deve essere un vettore di valori positivi, a cominciare proprio dalla bellezza.
«Esatto, proprio così. Noi avevamo e abbiamo in mente di elevare al massimo questa commistione tra calcio e cultura, trasmettendo l’eccellenza della Serie A attraverso un evento che, in qualche modo, riteniamo anche più bello e completo di quelli che vengono realizzati all’estero. Il campionato e i suoi protagonisti, ovvero i calciatori, sono dei veicoli di comunicazione enormi. In Italia ci sono grandi campioni, abbiamo una visibilità globale. È per questo che parlavo di responsabilità: il premio ha una risonanza anche fuori dall’Italia, vogliamo mostrare la nostra bellezza. E chissà, magari un giorno realizzare uno spin-off internazionale. Per il momento, però, godiamoci quest’edizione così importante, così rivoluzionaria».