Anche in Champions League ci saranno le “debut patches” per i giocatori all’esordio nel torneo, ed è una mossa che cambierà il mercato del collezionismo calcistico

Se al Mondiale americano c'era stata una sperimentazione, ora si passa all'introduzione sistematica anche nel massimo torneo UEFA per club: una piccola toppa sulle maglie, che può arrivare a valere milioni.
di Redazione Undici 03 Settembre 2026 alle 02:36

Una moda sempre più in voga, alimentata dal giro d’affari sempre più frenetico che coinvolge il mercato del collezionismo. “Un’americanata”, qualcuno direbbe, e in un certo senso è così: le cosiddette “debut patches”, cioè le toppe speciali cucite sulle maglie degli atleti all’esordio in una nuova competizione ufficiale, hanno preso piede innanzitutto in NFL, NBA e MLB. Il grande football, basket e baseball su cui poggia la passione sportiva negli Stati Uniti. I Mondiali appena disputati e vinti dalla Spagna sono stati l’occasione di sperimentare l’iniziativa anche nel calcio: introiti alle stelle, memorabilia venduti a peso d’oro e luce verde per altre versioni del fenomeno. Per esempio nella prossima Champions League, che non poteva certo restare a guardare.

In effetti, rispetto a sperimentazioni molto più irritanti arrivate dall’altra parte dell’oceano – viva l’inverno che ci tutelerà da qualunque hydration break –, quella delle debut patches è tutto sommato un’intuizione brillante e innocua allo stesso tempo. Dal punto di vista di chi non gliene frega nulla, resta una cucitura non invasiva a margine dell’iconico pallone stellato della Champions League. Per i collezionisti compulsivi, invece, diventa improvvisamente un must. La maglia di Yamal, quella di Bellingham o Haaland: qualcosa da avere a ogni costo. Perché le varianti con il logo debut – bianco su sfondo azzurro – saranno prodotte e indossate in edizione limitatissima. Senza contare che questa sarà la stagione del debutto delle toppe di debutto: insomma, a hype si aggiunge hype.

La novità arriva in seguito all’accordo siglato tra la UEFA e Fanatics, il gigante americano del collezionismo che ormai è influente abbastanza da orientare il mercato stesso. Dopo la prima giornata della Champions League 2026/27, il prossimo 8 settembre, le debut patches verranno accuratamente staccate dalle maglie e trasferite alla Topps – a sua volta leader mondiale nel settore delle carte collezionabili, controllata da Fanatics. Qui verranno integrate in’unica carta da collezione che verrà autografata dal giocatore stesso, con tanto di certificato d’autenticità allegato dall’azienda. Per tutti coloro che sono sono disposto a spendere nel settore – e ce ne sono: le carte collezionabili hanno un valore globale tra i 10 e i 15 miliardi di dollari, e il dato continua a crescere – diventa facile intuire che il nuovo gadget avrà un richiamo irresistibile.

D’altronde è sempre stato così. Le debut patches rappresentano un accorgimento estetico a basso costo con notevoli ritorni economici: in origine è stato così nel baseball, poi visto il suo successo l’iniziativa ha portato all’espansione in NBA e NFL come principali punti di riferimento. Ma anche in Formula 1, UFC, WWE. E nel calcio in MLS e perfino in Bundesliga – pioniera in Europa, in questo senso. La stretta di mano tra la UEFA e Fanatics arriva nell’ambito di una più ampia partnership commerciale, fresca di estensione pluriennale fino al 2033. Chissà quale sarà la carta speciale dei calciatori che farà impazzire i prezzi: nel basket, un paio d’anni fa l’immagine Prizm Black parallel – tradotto: molto molto molto rara – di Victor Wembanyama nella sua stagione da rookie era stata venduta a 5,1 milioni di dollari. Chi offre di più? Tutto sommato, c’è da tenersi strette le buone vecchie figurine Panini.

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