Ai calciatori cambierà poco o nulla. Per un certo pubblico e per una certa fetta di mercato invece si tratta di un piccolo accorgimento che può aumentare ancora di più l’appeal attorno alla competizione: ecco perché alcuni fuoriclasse simbolo delle rispettive nazionali, durante la loro partita d’esordio ai Mondiali 2026 indosseranno una divisa speciale. Uguale in tutto e per tutto a quella degli altri match, a eccezione di un particolare: il patch “Debut” sul petto, appena sopra il logo dello sponsor tecnico. È una piccola toppa distintiva, che certifica la specificità di quell’incontro – e del relativo abbigliamento. Tradotto, nell’ottica dei collezionisti, basta e avanza per moltiplicare il valore di mercato di un singolo cimelio. Come la maglia di Désiré Doué in occasione di Francia-Senegal.
Chi saranno i giocatori che aderiranno all’iniziativa? Per il momento, oltre al talento del PSG, sono stati confermati soltanto Lamine Yamal e Ricardo Pepi, ma non è escluso che fregiarsi del badge saranno anche i loro compagni e avversari. La trovata di marketing nasce per aumentare ancora di più l’hype attorno ad alcuni fuoriclasse simbolo – o come nel caso dell’attaccante del PSV, emblematici per la nazione ospitante –, con le divise in questione che in seguito verranno autenticate, autografate e infine aggiunte a una lista di carte collezionabili.
Ed ecco il fulcro della questione. Perché Fanatics – il colosso americano del collezionismo che dal 2031 subentrerà a Panini per la distribuzione degli album di figurine dei Mondiali – negli ultimi anni ha già testato questo piccolo stratagemma in altri ambiti. Dalla Major League Soccer alla Major League Baseball. E si è rivelato un successo: alle carte raffiguranti il calciatore con il patch “Debut” viene solitamente associata una rarità particolarmente spiccata e questo basta e avanza per innescare la mania tra gli appassionati di un settore in costante crescita. E il fatto che la prima edizione della Coppa del Mondo patrocinata da Fanatics inizierà soltanto fra sei anni, non è una buona ragione per non cavalcare l’onda – anzi: molto spesso certe vengono ideate, tenute nel cassetto e rilasciate a distanza di tempo creando ulteriore prestigio attorno al pezzo da collezione.
“Nell’ultimo triennio, prima che Fanatics potesse usufruire della licenza siglata con la NFL, anche in quell’ambito la lega del football americano ha disposto degli appositi patch sulla divisa dei rookie in occasione della loro gara d’esordio. Poi ha salvato quelle reliquie fino a quando i diritti commerciali hanno permesso di monetizzarle”, ha spiegato a The Athletic il Ceo di Fanatics Michael Rubin. “Ormai facciamo così in tutti gli sport. Ci sono dei cicli pluriennali che vanno considerati per lanciare contemporaneamente diverse collezioni. L’abbiamo fatto in NFL, NBA e MLB: in tutti questi casi eravamo circa cinque anni in anticipo. Dunque ritengo che questo sia il momento giusto per fare questo annuncio e iniziare a costruire le relative iniziative”.
Negli ultimi tempi la quota di mercato presidiata da Fanatics ha visto una notevole espansione, tra punti vendita di lusso come lo store di Londra e carte collezionabili sempre nuove – anche grazie al know how di Topps, presieduta dall’azienda e le cui gamme, soprattutto dedicate allo sport, sono sempre in voga fra gli appassionati. Ormai sono stati blindati diritti di licenza esclusiva per la produzione di carte e album di figurine per le nazionali maschili e femminili di Inghilterra, Brazile, Germania e Italia, con l’Argentina che potrebbe presto aggiungersi alla lista. Insomma, una nuova era per il collezionismo calcistico. Decisamente meno romantica rispetto agli standard di Panini, ma più monetizzabile su scala globale. Basta un dettaglio sulle magliette e il gioco è fatto.