La crisi del Milan non è un’implosione improvvisa, ma un declino lento e costante che va avanti da settimane

La squadra di Allegri ha perso per strada le certezze tattiche su cui aveva costruito la sua stagione. Poi sono venute anche le difficoltà mentali, e anche lo scollamento tra società e pubblico non ha aiutato i rossoneri, anzi.
di Redazione Undici 11 Maggio 2026 alle 03:06

Da quando è arrivata la sconfitta contro la Lazio, pochi giorni dopo il derby vinto per 1-0, qualcosa nel Milan si è rotto definitivamente. Non è successo all’improvviso, non c’è stato un crollo fragoroso, piuttosto abbiamo assistito – e stiamo assistendo – a un lento svuotamento tecnico, fisico e soprattutto mentale. A un crollo che ha trasformato una squadra ancora in corsa per i propri obiettivi in un gruppo fragile, nervoso e incapace di reagire. Le ultime settimane della stagione rossonera raccontano proprio questo: quella allenata da Massimiliano Allegri è una squadra che ha perso progressivamente certezze, brillantezza e identità. Fino ad arrivare alle prestazioni opache viste contro Sassuolo e Atalanta, partite che raccontano perfettamente una crisi che, ormai, deve essere considerata tale.

I numeri, in questo senso, sono impietosi. Nelle ultime gare il Milan ha messo insieme una sola vittoria nelle ultime e sei gol segnati, di cui tre contro il Torino. E ha dilapidato dieci punti rispetto alla quinta in classifica. Il tutto mentre due mesi fa i rossoneri si stavano giocando lo scudetto con l’Inter. Il primo grande campanello d’allarme era arrivato proprio contro la Lazio all’Olimpico. Già allora si era vista una squadra tesa, poco lucida, incapace di mantenere continuità emotiva all’interno dei novanta minuti. Da lì in avanti il rendimento – soprattutto quello offensivo – è crollato in maniera evidente. Le occasioni create sono diminuite, il ritmo del possesso si è fatto lento e prevedibile, e soprattutto gli uomini più attesi hanno smesso di incidere. Gli attaccanti rossoneri hanno progressivamente perso efficacia, lasciando il Milan senza riferimenti offensivi e senza quella capacità di accendere improvvisamente le gare che. per lunghi tratti della stagione, aveva rappresentato una delle armi principali a disposizione di Allegri.

Il gol segnato da Pavlovic contro l’Atalanta ha interrotto un digiuno offensivo che durava dalla rete di Fofana contro il Torino, datata 21 marzo. Un dato che fotografa perfettamente il momento del Milan: settimane senza riuscire a trovare soluzioni d’attacco credibili, settimane in cui ogni azione offensiva sembrava costruita con fatica e conclusa senza convinzione. Non è stato soltanto un problema realizzativo, ma soprattutto di produzione offensiva. Il Milan ha smesso di riempire l’area con continuità, ha perso aggressività negli ultimi metri e ha dato spesso l’impressione di affidarsi più agli episodi che a un piano preciso.

Anche dal punto di vista fisico la squadra è apparsa in difficoltà. Gli avversari hanno iniziato a trovare con troppa facilità spazi tra le linee, mentre il Milan ha perso intensità nei recuperi e rapidità nelle transizioni. Ma il dato più preoccupante riguarda probabilmente l’aspetto mentale. Perché le ultime uscite hanno trasmesso soprattutto la sensazione di una squadra scarica, quasi svuotata emotivamente. La trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo ha rappresentato forse il punto più basso da questo punto di vista. Il Milan è sceso in campo senza energia, senza aggressività e senza la minima capacità di reagire alle difficoltà. Ogni episodio negativo sembrava amplificare l’insicurezza della squadra, che col passare dei minuti si è progressivamente spenta. L’impressione era quella di un gruppo che giocava con il peso della paura addosso: timore di sbagliare, di perdere terreno, di compromettere definitivamente una stagione che fino a poche settimane fa sembrava indirizzata verso un finale molto diverso.

Una sensazione che si è ripresentata in maniera quasi identica anche contro l’Atalanta. I primi 60 minuti della partita di San Siro sono stati probabilmente i più preoccupanti delle ultime settimane. La squadra di Palladino ha dominato quella di Allegri sul piano dell’intensità, del ritmo e della forza psicologica, mentre il Milan sembrava incapace di opporre qualsiasi forma di resistenza. I rossoneri arrivavano secondi su ogni pallone, hanno perso quasi tutti i duelli individuali e soprattutto hanno trasmesso un chiaro ed evidente senso di fragilità. L’Atalanta ha giocato con personalità e aggressività, mentre il Milan è apparso lento, scollegato e privo di idee. Soltanto dopo il gol di Pavlovic, i giocatori di Allegri si sono svegliati, hanno provato ad alzare il ritmo, regalando un finale thriller in sono riusciti a segnare 2-3, con il rigore di Nkunku, e hanno sfiorato il pareggio con Gabbia. Ma alla fine non è bastato

In questo contesto di calo generalizzato, si è inserita inevitabilmente – ha certamente avuto un impatto – la crescente tensione tra società e pubblico. La contestazione andata in scena a San Siro rappresenta il punto culminante di settimane di malumore e frustrazione accumulati dalla tifoseria. Prima la protesta fuori dallo stadio contro la dirigenza, poi il clima pesante durante il prepartita, infine la coreografia “Furlani Out” realizzata con le luci dei telefonini e l’abbandono della Curva al minuto 51’. Un messaggio forte, diretto, indirizzato soprattutto alla dirigenza e alla gestione della stagione. La frattura tra tifoseria e società appare ormai evidente. La sensazione diffusa è che il progetto-Milan abbia progressivamente perso ambizione, è che gli errori compiuti nella costruzione della rosa e nella gestione tecnica abbiano portato la squadra a questo finale di stagione così complicato. La contestazione nasce da qui, dalla paura di vedere il club allontanarsi nuovamente dai livelli raggiunti negli ultimi anni.

Al di là delle responsabilità societarie, il clima che si è creato intorno al Milan rischia inevitabilmente di pesare anche sulle ultime due partite della stagione. Perché quella rossonera, oggi, è una squadra psicologicamente fragile. E giocare in un ambiente così teso può trasformare ogni difficoltà in un blocco ancora più grande. La protesta della Curva, pur comprensibile nella sua origine, non aiuta un gruppo che già fatica a gestire la pressione. Adesso, però, non esistono più margini d’errore. Le ultime due gare contro Genoa e Cagliari diventano una sorta di spareggio emotivo, oltre che tecnico. Il Milan deve fare sei punti per avere la certezza di qualificarsi alla prossima Champions League e salvare almeno parzialmente una stagione che, altrimenti, rischia di trasformarsi in un fallimento pesantissimo. Ma per riuscirci servirà ritrovare rapidamente quello che nelle ultime settimane è mancato quasi completamente: lucidità, coraggio e spirito di squadra. Perché la sensazione, osservando il Milan di questo finale di stagione, è che il problema non sia più soltanto tattico o tecnico, ma mentale. L’implosione, come detto, è stata lenta e costante, ma ha finito per trascinarsi dietro tutto.

>

Leggi anche

Calcio
Dopo il successo del Barcellona sul Real Madrid, João Cancelo è diventato il primo giocatore di sempre a vincere la Serie A, la Premier League, la Bundesligae la Liga
Adesso all'esterno portoghese, tornato in Catalogna nel mercato di gennaio, manca solo la Ligue 1 per fare l'en plein di tutti i campionati top in Europa.
di Redazione Undici
Calcio
Il Le Mans è tornato in Ligue 1 grazie a un progetto ispirato al Como e che ha coinvolto Novak Djokovic, Felipe Massa e Thibault Courtois
Gli obiettivi della proprietà sono chiari: consolidarsi nella massima divisione francese e, soprattutto, diventare il miglior vivaio del Paese.
di Redazione Undici
Calcio
L’Iran ha annunciato che parteciperà ai Mondiali, ma solo a determinate condizioni (e alcune sono piuttosto complicate)
I problemi riguarderanno l'ingresso di giocatori, tecnici e dirigenti che hanno avuto legami con le Guardie Rivoluzionarie Islamiche. E non solo.
di Redazione Undici
Calcio
I club francesi stanno investendo tantissimo sulle fanzone appena fuori dagli stadi, e la cosa sta funzionando bene
Dal gonfiabili del Paris FC ai concerti di Le Havre e alle gare di torte di Lorient: il campionato francese sta guardando al modello sportivo americano, ma senza perdere la propria identità.
di Redazione Undici