Dopo settimane di indiscrezioni sussurrate, l’Iran si è espresso ufficialmente in merito alla partecipazione della sua Nazionale di calcio ai Mondiali 2026. Team Melli ha ottenuto il pass per andare a giocare negli Stati Uniti – Paese che co-ospita il torneo con Canada e Messico – attraverso il percorso di qualificazione dell’AFC, la Confederazione asiatica, ed è stata sorteggiata nel girone insieme a Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto, con esordio il giorno 16 giugno. Ebbene, quando manca un mese e poco più alla prima gara, la Federcalcio di Teheran – attraverso le dichiarazioni del presidente Mehdi Taj – ha annunciato che «parteciperà sicuramente alla manifestazione», ma al tempo stesso ha precisato che la squadra e lo staff voleranno negli Stati Uniti alle loro condizioni, cioè senza che siano obbligati a «rinunciare ai nostri valori, alla nostra cultura e alle nostre convinzioni».
Proprio a presidente Taj era stato negato l’accesso al Canada, in occasione di uno degli ultimi vertici FIFA, in virtù dei suoi collegamenti con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC). Proprio i legami con l’IRGC, che in Canada e negli USA è considerato un’organizzazione terroristica, fanno parte delle condizioni/garanzie che gli USA dovranno assicurare all’Iran, se vogliono che la rappresentativa iraniana partecipi ai Mondiali. Lo stesso Taj ha raccontato che la FIFA ha ricevuto un elenco di punti che dovranno essere rispettati: intanto, come detto, tutti i giocatori, i tecnici e i dirigenti che hanno svolto il servizio militare nell’IRGC dovranno ottenere facilmente un visto per entrare nel Paese; inoltre Teheran chiede che le domande dei giornalisti non sconfinino nella politica, il rispetto della bandiera e dell’inno nazionale iraniani, un rafforzamento delle misure di sicurezza negli aeroporti, negli hotel e negli stadi durante il torneo.
La condizione più difficile da rispettare, per la FIFA, riguarda proprio l’appartenenza – anche in passato – all’IRCG. Un caso importante, in questo senso, riguarda Mehdi Taremi: l’ex attaccante dell’Inter (ora di proprietà dell’Olympiakos) è uno dei calciatori iraniani più conosciuti al mondo, ma in questo momento gli USA potrebbero vietargli l’ingresso visto che è stato parte delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. In un caso del genere, che riguarda essenzialmente i controlli alle frontiere, la FIFA può fare poco. Stesso discorso per le domande dei giornalisti: in quale caso un’eventuale domanda sui tifosi e sulle loro manifestazioni, tanto per fare un esempio, può essere considerata politica? Non c’è risposta a questa domanda, e quindi l’Iran, la FIFA e la politica americana si ritrovano davanti a un puzzle difficilissimo da comporre. Anche se come detto la volontà di Teheran è quella per cui la Nazionale partecipi alla Coppa del Mondo, al momento è difficile come possa essere trovato un compromessoo.