Pur di fare un buon Mondiale davanti ai propri tifosi, il Messico ha già iniziato il ritiro (tra le polemiche) e il governo ha deciso di chiudere le scuole un mese e mezzo prima

Se non avete idea di cosa possa essere la febbre Mondiale nel 2026, provate a chiedere a Jiménez e compagni.
di Redazione Undici 08 Maggio 2026 alle 18:07

Tutto, pur di rilanciare el Tricolor nelle gerarchie del calcio globale. Quattro anni fa in Qatar il Messico era mestamente uscito al primo turno, dopo che nelle precedenti sette edizioni si era curiosamente “abbonato” agli ottavi di finale senza mai andare oltre. Oggi però la Nazionale guidata da Javier Aguirre – al terzo Mondiale in carriera da allenatore – ha un compito ben più importante: essere all’altezza della situazione, magari aggiudicandosi il derby interno dei Paesi ospitanti – chi sarà a fare più strada, fra centroamericani, Canada e Stati Uniti? Dunque, per arrivare pronti al grande evento, nulla può essere lasciato al caso. Anche bloccando l’istruzione dei giovani messicani, se necessario.

In questi giorni infatti stanno facendo parecchio scalpore alcuni provvedimenti decisi dal governo e dalla Federcalcio locale. Innanzitutto, per i più piccoli c’è già il liberi tutti: come racconta The Athletic, il Ministero ha deciso di anticipare la fine dell’anno scolastico 2025/26 di ben sei settimane. Ufficialmente per via della “straordinaria ondata di caldo” che si profila all’orizzonte, stando ai meteorologi. Tuttavia è fin troppo chiaro che l’arrivederci ai banchi di scuola, fissato per venerdì 5 giugno, è funzionale ad alleggerire le pesanti pressioni logistiche in vista del Mondiale, che inizierà sei giorni più tardi – e visti gli inquietanti episodi recenti, con le violenze di strada legate alla guerriglia fra narcos, non ci si può proprio permettere passi falsi di questo tipo sotto gli occhi della FIFA e del mondo. “Questa modifica del calendario scolastico è dovuta principalmente all’ondata di caldo in corso e che continuerà per tutto il periodo di giugno e luglio”, ha spiegato Mario Delgado, segretario della Pubblica istruzione, ammettendo che tra le motivazioni “c’è anche l’organizzazione dei Mondiali nel nostro Paese”.

Non è l’unica notizia. Perché nel frattempo il Messico di Aguirre ha già iniziato gli allenamenti in vista del debutto all’Azteca l’11 giugno contro il Sudafrica: è la prima fra le 48 Nazionali ad aver intrapreso la tabella di marcia in termini di preparazione atletica. E anche questa iniziativa ha suscitato diverse polemiche, perché il commissario tecnico messicano ha fatto prelevare dai club locali – con il campionato ancora in corso – dodici giocatori che dovrebbero figurare nella lista finale dei convocati: il permesso è stato accordato da mesi coi rispettivi proprietari, per fare in modo di organizzare il primo ritiro del Tricolor già dal 6 maggio. Non è andato però tutto liscio: il Toluca per esempio questa settimana non ha concesso il via libera a Jesús Gallardo e Alexis Vega, perché impegnato nelle semifinali della CONCACAF Champions Cup.

A quel punto si è scatenato l’effetto domino, in base al principio “o tutti o nessuno”. Amaury Vergara, proprietario del Chivas Guadalajara, pure in corsa per il titolo nazionale, ha fatto presente di non voler rilasciare i cinque giocatori convocati dalla sua squadra: Raúl Rangel, Armando González, Brian Gutiérrez, Luis Romo e Roberto Alvarado. Non si è fatta attendere la risposta del ct Aguirre. Che suonava più come una minaccia: “Quasiasi giocatore che non si presenti al Centro federale entro le 20 del giorno pattuito, non prenerà parte ai Mondiali. Non possiamo fare eccezioni, né essere flessibili”. Soltanto allora i club messicani hanno alzato bandiera bianca – la richiesta chiaramente non poteva estendersi ai giocatori impegnati all’estero, come il bomber Raul Jiménez impegnato in Premier League con la maglia del Fulham – e il ritiro anticipato del Messico è potuto iniziare davvero. “I Mondiali iniziano oggi, siamo tutti molto felici”, ha detto Aguirre, all’alba dei 35 giorni che potrebbero cambiare la storia calcistica del Paese. E se così non sarà, prepararsi ad altre proteste.

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