L’Aston Villa ha raggiunto la finale di Europa League, ed è la prima volta che succede in 44 anni – l’ultima apparizione è quella nell’ultimo atto della Coppa dei Campioni 1981/82, vittoria per 1-0 contro il Bayern Monaco. Impossibile, inevitabile, non pensare che il merito sia tutto – o quasi – di Unai Emery: il tecnico spagnolo ha cambiato la storia del club di Birmingham, lo diciamo ormai da anni, riportandolo al centro del calcio inglese e continentale. Potremmo davvero scrivere decine di articoli sul suo impatto, ma in questo caso ci limiteremo a una rilevazione puramente statistica riguardo l’Europa League. Che, e a testimoniarlo ci sono i numeri, per l’allenatore basco è una specie di parco giochi personale.
Iniziamo dalle cifre brute: in nove partecipazioni “complete” all’Europa League, cioè tutte le volte che è rimasto alla guida della sua squadra fino alla fine della competizione e della stagione, Emery ha raggiunto due volte i quarti di finale (Valencia 2009, quando si chiamava ancora Coppa UEFA, e 2010), una volta la semifinale (Valencia 2012) e per sei volte la finale (Siviglia 2014, 2015 e 2016, Arsenal 2019, Villarreal 2021 e Aston Villa 2026). Alla fine Emery ha vinto il trofeo per quattro volte, tre col Siviglia e uno col Villarreal, e già questo è un primato assoluto (prima di lui, Trapattoni si era “fermato” a quota tre titoli). L’altra cosa assurda, se rileggiamo questo storico, è la progressione: è dal 2014 che Emery, se partecipa all’Europa League fino alla fine, alla fine la vince. Oppure, male che vada, arriva in finale.