L’avventura di Raheem Sterling al Feyenoord prometteva grandi cose, e invece è andata malissimo

L'attaccante inglese ci ha messo tanto impegno, questo va riconosciuto, ma non è mai stato incisivo e ha manifestato una condizione fisica precaria.
di Redazione Undici 07 Maggio 2026 alle 18:23

Poteva essere, doveva essere, la sua ultima chiamata per il prossimo mondiale americano. Dopo due anni di panchina tra Arsenal e Chelsea, Raheem Sterling aveva deciso di ripartire da un luogo, Rotterdam. E da un club, il Feyenoord, dove crescono e curano anche il talento. Le premesse c’erano tutte: un allenatore leggendario come Robin Van Persie che lo stimava, un campionato meno fisico e dalle difese più aperte. Insomma, Sterling aveva deciso di (provare a rinascere) in un contesto che avrebbe potuto esaltare le sue qualità, le sue corse in campo aperto, la sua qualità. Eppure, nonostante queste premesse, la sua avventura al Feyenoord è stato un disastro.

Il giornale inglese The Telegraph ha svelato qualche retroscena dell’avventura olandese dell’ex Manchester City. Quando Sterling ha firmato con il Feyenoord, Van Persie ha iniziato subito a interrogarsi su come aiutarlo a ritrovare se stesso dopo mesi complicati. Sul tavolo di Sterling c’erano anche offerte dalla Premier League, tra cui quelle di Everton e West Ham, ma il giocatore ha scelto di cambiare aria e andare all’estero. Sterling è arrivato però a Rotterdam con diversi problemi di condizione atletica. Non giocava una partita ufficiale dalla vittoria dell’Arsenal sul Southampton, nell’ultima giornata della scorsa stagione e lui stesso ha confessato a Van Persie di non essere ancora fisicamente pronto, promettendo però massimo impegno e totale disponibilità.

Ci sono stati anche diversi problemi burocratici. Pur avendo raggiunto l’accordo già a inizio febbraio, Sterling ha dovuto attendere il permesso di lavoro prima di potersi allenare nei Paesi Bassi. Van Persie, deciso ad accelerare il suo inserimento, ha trovato una soluzione alternativa: portare la squadra in Belgio per consentire al nuovo acquisto di iniziare subito a lavorare con il gruppo. L’impatto mediatico è stato enorme. Nel giro di pochi giorni le maglie con il nome Sterling e il suo nuovo numero, il 19, sono andate a ruba nel negozio ufficiale del club, alimentando entusiasmo e aspettative. Ma il campo ha raccontato una storia diversa.

Dal debutto contro il Telstar, il 22 febbraio al De Kuip, Sterling ha collezionato appena 349 minuti complessivi senza riuscire a lasciare il segno. Nessun gol, un solo assist e prestazioni lontanissime dai livelli mostrati negli anni d’oro al Manchester City, dove ha messo insieme 131 gol e 87 assist in 339 partite di tutte le competizioni. Al Feyenoord hanno notato subito le difficoltà dell’inglese nell’uno contro uno, aspetto che in passato ha rappresentato il suo marchio di fabbrica. Lo stesso Sterling era consapevole di non avere ancora il ritmo partita necessario, motivo che lo ha spinto a lasciare la Premier League nella speranza di ritrovare continuità in un campionato meno frenetico come l’Eredivisie.

L’obiettivo è stato quello di lavorare lontano dai riflettori. Sterling ha infatti evitato quasi sempre i media durante la sua permanenza in Olanda. Dopo il debutto. ESPN gli ha chiesto di un possibile ritorno nella Nazionale inglese in vista del Mondiale. Una prospettiva che il giocatore ha preferito allontanare: «Non ho parlato con Thomas Tuchel. Ho voluto solo continuare a giocare». Il momento più complicato è arrivato il 5 aprile, durante lo 0-0 contro il Volendam, quando Sterling è uscito dal campo visibilmente frustrato. Chi gli è stato vicino, però, ha sottolineato come quella reazione abbia dimostrato quanto ci tenesse a soddisfare le aspettative. Nonostante il suo impegno, il Feyenoord ha deciso di non prolungare il contratto dell’ex nazionale inglese. Una scelta che Sterling ha accettato, pur senza nascondere la delusione per non essere riuscito a incidere come avrebbe voluto. Ora il futuro è tornato tutto da scrivere. A fine stagione il giocatore sarà di nuovo svincolato, ma l’esperienza vissuta a Rotterdam gli ha lasciato il desiderio di restare nel calcio continentale. Diversi club di Serie A, secondo la stampa inglese, hanno già iniziato a monitorare la sua situazione.

Nel frattempo Sterling lavorerà durante l’estate con il suo fisioterapista personale, Ben Rosenblatt, per presentarsi al meglio nella prossima stagione. «Quando è arrivato avevo detto che gli sarebbero servite dalle sei alle otto settimane per tornare davvero in forma» ha spiegato Van Persie in conferenza stampa. «C’è differenza tra la condizione atletica e il ritmo partita. Ho avuto grande rispetto per lui, sia come calciatore sia come uomo. Sono stato felice che abbia voluto provarci qui». Sterling ci ha provato davvero, ma non è andata bene. Il Mondiale lo vedrà da casa e la sua prossima mossa è decisamente incerta. L’unica nota positiva, ma solo per chi deciderà di dargli un’occasione, è che può essere preso a parametro zero.

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