L’Arabia Saudita non intende fermarsi e continuerà a investire tanti soldi nel calcio anche nei prossimi anni. La conferma è arrivata dall’amministratore delegato della lega calcistica del Paese, Omar Mugharbel, che ha annunciato – parlando in conferenza stampa – il programma per lo sviluppo del campionato arabo, la Saudi Pro League. Il disimpegno del fondo sovrano PIF (acronimo Public Investment Fund) dagli investimenti in alcune discipline sportive, per esempio golf e biliardo, aveva fatto pensare quantomeno a una graduale riduzione delle spese anche nel mondo del calcio. Invece non andrà così. Anzi, l’Arabia Saudita punta addirittura a rendere ancora più competitivo il proprio campionato. Alcune voci di mercato ipotizzano che, in vista della prossima sessione di mercato estiva, giocatori come Salah, Lewandowski e Vinícius Júnior potrebbero trasferirsi nei club di Saudi Pro League. Mugharbel non ha smentito, anzi ha lasciato aperta ogni possibile porta: «Il nostro programma si concentra esclusivamente sull’attrazione di giocatori di élite e non include gi allenatori», ha detto. «L’arrivo di campioni non viene imposto ai club da questo programma, ma dipende dalle esigenze e dalla logica sportiva».
La costruzione di un campionato calcistico e l’arrivo negli ultimi anni di giocatori importanti come Cristiano Ronaldo, Benzema, Mané, Milinković-Savić, Mahrez e Theo Hernández fa parte di un più grande progetto chiamato Vision 2030: un programma di sviluppo lanciato nel 2016 per diversificare l’economia e ridurre il Paese dalla dipendenza dal petrolio. Secondo chi guida la Saudi Pro League, le cose stanno andando piuttosto bene: «Alcuni si chiedevano se questo esperimento avrebbe avuto successo», ha detto Mugharbel. «L’attuale classifica del nostro campionato dimostra il suo elevato livello di competitività. Nel 2023, la lega ha intrapreso un ambizioso processo di trasformazione. L’obiettivo era quello di renderla una delle leghe leader a livello mondiale, offrendo opportunità di sviluppo per qualsiasi talento, sia saudita che straniero. Stiamo lavorando per innalzare ulteriormente gli standard in vista dei prossimi anni». Mugharbel ha poi sottolineato la crescita del campionato saudita in questi ultimi anni: «L’Al Shabab ha raggiunto la finale del Campionato del Golfo (competizione calcistica riservata alle otto nazioni del Golfo Persico), l’Al Nassr quella dell’AFC Champions League 2 e l’Al Ahli ha vinto il titolo della AFC Champions League. Abbiamo 45 contratti di trasmissione in tutto il mondo e abbiamo raggiunto alcuni Paesi attraverso canali YouTube o content creator».
Mugharbel ha annunciato quali sono ora i prossimi step da compiere: «Inizia la seconda fase di reclutamento, che andrà avanti fino al 2030», ha aggiunto. «Ci si baserà sulle prestazioni sportive, sul successo commerciale e sugli ascolti degli ultimi tre anni». L’ad ha poi spazzato via ogni dubbio sulle interferenze della lega sulle scelte sportive dei club: «Non interviene nella selezione dei giocatori, nei trasferimenti di questi o nelle trattative coi loro agenti. Ha un ruolo esclusivamente consultivo e di supporto», ha concluso. Nella Saudi Pro League qualcosa si sta muovendo anche sul piano finanziario. Alcuni investitori privati si sono infatti dimostrati interessati all’acquisto dei club. Il fondo sovrano del Paese PIF, che ha sostenuto le principali squadre del Paese nelle fasi iniziali del progetto, ha recentemente venduto il 70% dell’Al Hilal (la squadra allenata da Simone Inzaghi) alla Kingdom Holding Company (un gruppo guidato dal principe Alwaleed Bin Talal, membro della famiglia reale), per poco più di 300 milioni di euro. Segno che gli investimenti in Arabia Saudita, almeno nel pallone, non sono finiti. E proseguiranno anche oltre il 2030.