L’ultimo in ordine di tempo è stato Antoine Griezmann. L’attaccante dell’Atletico Madrid, a partire dal prossimo luglio, diventerà a tutti gli effetti un giocatore dell’Orlando City, ovvero la stessa squadra in cui hanno militato, qualche anno fa, anche Ricardo Kakà e Alexandre Pato. Negli ultimi mesi, però, anche altri giocatori hanno scelto di trasferirsi in squadre MLS che rappresentano città meno “mediatiche”, meno ricche e quindi meno attrattive. Timo Werner, per esempio, si è trasferito lo scorso gennaio ai San José Earthquakes; sempre nell’ultima sessione di mercato, James Rodríguez ha scelto invece Minneapolis (Minnesota) come sua nuova casa, e il Minnesota United FC come sua nuova squadra. Da più di un anno, infine, l’ex stella del Bayern Monaco e della Nazionale tedesca Thomas Muller è a Vancouver, in Canada, dove gioca per i Whitecaps. E potrebbe non essere finita qui: da un po’ di tempo si parla di una possibile trattativa in essere tra Neymar e l’FC Cincinnati.
Insomma: da qualche tempo, anche le grandi stelle del calcio europeo sembrerebbero più propense a trasferirsi in località americane, almeno sulla carta, più tranquille e nelle quali poter condurre una vita “normale” lontano da selfie e autografi. Ciò non toglie, naturalmente che New York, Los Angeles e Miami abbiano un vantaggio iniziale rispetto alle altre città statunitensi, per alcuni fattori legati alla loro importanza culturale ed economica. La maggior parte dei grandi acquisti fatti dalle squadre MLS, infatti, si trovano in questo triangolo americano: a Miami ci sono Lionel Messi, Rodrigo de Paul, Sergio Reguilón e Luis Suárez; da New York sono transitati David Villa, Frank Lampard e Andrea Pirlo, mentre Los Angeles hanno visto giocare Zlatan Ibrahimović, Gareth Bale, Giorgio Chiellini e Hugo Lloris.
Come detto, però, le cose stanno cambiando, la MLS sta sviluppando anche in realtà minori. Proprio Cincinnati, per esempio, possiede uno dei centri allenamento più recenti della MLS e negli ultimi anni la squadra della città ha più volte ospitato all’interno delle sue strutture sportive la nazionale statunitense. «Se fossi stato in videochiamata con un giocatore nove anni fa, probabilmente avrei dovuto dire qualche piccola bugia per convincerlo a venire qui», ha detto in maniera scherzosa, in un’intervista rilasciata a The Athletic, il direttore generale dell’FC Cincinnati, Chris Albright. «Ma non siamo venditori di auto usate, abbiamo un prodotto di cui andare fieri in tutta la lega». Albright ha poi ribadito il fatto che anche le città meno “da cartolina” siano un bel posto dove vivere: «Cincinnati è un ottimo posto per crescere i figli, andare a scuola e lavorare», ha aggiunto.
La MLS, a differenza di qualche anno fa, non punta più solo su giocatori a fine carriera. I club si muovono secondo logiche e progetti sportivi, che vanno al di là del nome: «Non eravamo alla ricerca di una semplice star, ma di Antoine Griezmann», ha detto Ricardo Moreira, il direttore sportivo dell’Orlando City. L’attaccante francese, nonostante i suoi 35 anni, è ancora uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. È stato titolare in entrambe le sfide di semifinale di Champions contro l’Arsenal ed è uno dei punti di riferimento della Nazionale francese. E il fatto che abbia deciso di trasferirsi in MLS è quindi significativo: «È molto più facile convincere un giocatore a venire nel nostro campionato rispetto a cinque o dieci anni fa», ha detto Moreira. Che poi conferma il fatto che i giocatori non sempre scelgono una squadra in MLS solo in base alla città, ma anche in base al progetto sportivo: «I film e le serie TV hanno sempre dipinto questi luoghi (New York, Los Angese e Miami, ndr) come le migliori destinazioni turistiche possibili», ha proseguito. «Ma oggi il fascino di una città viene dopo. La prima conversazione con ogni giocatore riguarda il calcio e le reali possibilità di vittoria». Segno che la MLS del futuro non è solo fatta di grattacieli, Hollywood e spiagge, ma anche di qualcosa più a misura d’uomo. E di calciatore.