Il Le Mans è tornato in Ligue 1 grazie a un progetto ispirato al Como e che ha coinvolto Novak Djokovic, Felipe Massa e Thibault Courtois

Gli obiettivi della proprietà brasiliana sono chiari: consolidarsi nella massima divisione francese e soprattutto diventare il milgior vivaio del Paese
di Redazione Undici 10 Maggio 2026 alle 08:10

Immaginate una delle più importanti città di motori in Europa, che ha una squadra di calcio che gioca dentro il circuito e viene promossa nella massima serie nazionale grazie a un progetto che coinvolge una serie di stelle sportive da tutto il mondo. È l’incredibile storia del Le Mans, club dell’omonima città francese, famosa almeno fino a qualche giorno fa per essere il cuore della cultura motoristica transalpina. Lì si corre una delle gare più iconiche del mondo, la 24 ore, la MotoGp, impegnata proprio in questo week-end, la Superbike e anche la Formula Uno ci ha disputato qualche tappa del mondiale nel corso della sua storia.

Eppure in questi giorni a Le Mans non si fa altro che parlare di calcio. Il club, infatti, è tornato in Ligue 1 dopo 16 anni. L’ultima partecipazione alla massima serie era stata nel 2009/10, campionato chiuso al 18esimo posto. Tre stagioni dopo, per colpa di un fallimento societario, il Le Mans è dovuto ripartire dalla sesta divisione. Uno schock per un club che solo sei anni prima si era piazzato nono in Ligue 1 con Rudi Garcia in panchina.  Una caduta profonda, da cui la società è riuscita lentamente a rialzarsi fino alle due promozioni negli ultimi due anni che gli hanno permesso di rivedere la Ligue 1.

Tanto del merito va a Patrick Videira, allenatore praticamente semisconosciuto che prima di arrivare nella Loira era stato solo all’AS Furiani, una piccola società della Corsica che non ha mai visto altro che il Championnat National 2, la quarta divisione. Il resto ce lo ha messo la società che ha voluto prendere come modello di riferimento una realtà che in Italia nel 2018 era in Serie D e ora si sta giocando la Champions League, il Como. Come analizzato dalla BBC, il Le Mans nel 2025 ha cambiato proprietà. A guidare il progetto è OutField, gruppo di investitori brasiliani che ha portato con sé nomi di grande richiamo come Novak Djokovic, i due piloti di Formula Uno Felipe Massa e Kevin Magnussen e in un secondo momento anche Thibaut Courtois, portiere del Real Madrid e della nazionale belga.

«Volevamo coinvolgere personalità di altissimo profilo per rafforzare il progetto dal punto di vista dell’immagine e del branding» ha spiegato alla tv inglese Pedro Oliveira. La scelta di Massa e Magnussen appare naturale considerando la tradizione motoristica della città. A fare da ponte è stato Georgios Frangulis, fondatore e CEO della  franchising di prodotti alimentari salutari Oakberry, investitore e partner operativo del club. Frangulis, già vicino a Massa attraverso i propri affari, è anche il marito della numero uno del tennis mondiale Aryna Sabalenka, dettaglio che ha favorito il contatto con Djokovic.

«Ci avevano detto che Djokovic era un grande appassionato di calcio. Gli abbiamo presentato il progetto, gli è piaciuto e ha deciso di investire» ha raccontato Oliveira. Anche Courtois, conquistato dalla visione del club, si è unito all’iniziativa nel febbraio scorso. Il presidente Thierry Gomez, alla guida del Le Mans dal 2016 e protagonista della ricostruzione dopo il fallimento, considera fondamentale la presenza di figure che conoscano il mondo dello sport professionistico: «È importante avere investitori che comprendano le dinamiche di questo ambiente». Il nuovo progetto nasce però da basi economiche solide. Quando OutField è entrata in società, il Le Mans non aveva debiti e disponeva già di infrastrutture considerate di alto livello. «Non c’era un’urgenza economica – ha sottolineato Gomez – il club non aveva bisogno di essere salvato, ma voleva crescere».

La posizione geografica è stata determinante nella scelta degli investitori. Dopo aver acquisito nel 2023 il Coritiba in Brasile, OutField ha cercato una realtà europea da integrare nel proprio progetto, puntando soprattutto sulla formazione dei giovani talenti. «Le due aree più fertili al mondo per lo sviluppo di calciatori sono lo Stato di San Paolo e la periferia di Parigi» ha spiegato Oliveira. «Per questo abbiamo ristretto la ricerca a club situati entro 250 chilometri dalla capitale francese». Il settore giovanile sarà infatti il cuore del progetto. Il vivaio, chiusa nel 2013 dopo il fallimento, dovrebbe riaprire già a luglio. «Acquistare grandi giocatori e pagare stipendi elevati non rientra oggi nei nostri piani» ha chiarito Gomez. «Il nostro obiettivo è sviluppare giovani».

La filosofia è chiara: il club non punta a imitare modelli finanziari come quello del Paris FC, recentemente acquisito dalla famiglia Arnault, ma vuole costruire valore attraverso il settore giovanile. «Poter comprare un grande giocatore di 24 o 25 anni è impossibile per noi» ha ammesso il presidente. «Ma scoprire il Mbappé di domani quando ha 14 o 15 anni, questo sì». Una strategia coerente con la storia del club, che in passato ha contribuito alla crescita di campioni come Didier Drogba e Gervinho. L’ambizione, però, è bella grossa. «Tra sette anni vogliamo essere stabilmente in Ligue 1, avere una delle dieci migliori accademie di Francia e costruire un marchio riconoscibile a livello internazionale» ha affermato Oliveira.

Per la crescita commerciale e d’immagine, il modello di riferimento è il Como, indicato dagli investitori come esempio virtuoso di sviluppo del brand. Più distante, invece, l’idea dei grandi network multi-club come quelli di Chelsea FC o del City Football Group. «Non vogliamo una struttura piramidale dove tutti lavorano per il club principale» ha spiegato Oliveira. L’importante, però, è preservare l’identità del Le Mans: «Un investitore deve prima di tutto capire la storia e il territorio del club, restando vicino ai tifosi, alle aziende locali e alla comunità» ha chiarito Gomez. La sfida resta complessa. Già solo nella sua zona ci sono realtà molto consolidate a livello giovanile come il Rennes, forse il miglior vivaio di Francia, il Nantes, l’Angers, il Lorient e il Brest. L’obiettivo, però, è fissato: fare in modo che il nome Le Mans non sia associato solo ai motori e costruire, sfruttando proprio quella tradizione, un progetto destinato a durare nel tempo.

 

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