Per Assane Diao, Marassi sta diventando un ufficio dove timbrare il cartellino. Proprio al Ferraris, infatti, aveva segnato il suo ultimo gol in campionato prima della doppietta del 4 settembre. Era il 26 aprile, ancora contro il Genoa. Quattro mesi e qualche giorno dopo, nello stesso posto, Diao ha ritrovato non soltanto il gol, ma soprattutto una versione di se stesso che il Como aveva aspettato a lungo. Il 4-1 con cui la squadra di Cesc Fàbregas ha travolto il Genoa porta la sua firma due volte. Ma ridurre la serata ai due gol sarebbe quasi ingeneroso. Perché Diao è stato molto più di un finalizzatore: 84 minuti in campo, quattro dribbling riusciti – più di qualsiasi altro giocatore del Como – 35 passaggi completati su 38, due occasioni create e sette tocchi nell’area avversaria. Numeri che raccontano un attaccante coinvolto nel gioco, non semplicemente in attesa dell’ultimo pallone.
È forse questa la fotografia più interessante della sua notte. Diao ha attaccato l’avversario nell’uno contro uno, ha giocato nello stretto, si è mosso tra le linee e ha sfruttato gli spazi quando il Genoa ha dovuto inevitabilmente allungarsi. È la doppia anima che Fàbregas sembra voler coltivare: quella di un giocatore capace di stare dentro un calcio relazionale e nello stesso tempo di rompere le linee avversarie in progressione.
Il primo gol arriva appena cinque minuti dopo il pareggio di Martin Baturina. Il Como costruisce dalla sinistra, il pallone attraversa l’area e Leo Østigård, nel tentativo di intervenire, lo spizza quel tanto che basta per trasformarlo in un assist. Diao legge la traiettoria prima degli altri, arriva sul pallone e lo colpisce al volo. È il gol del sorpasso, quello che ribalta in pochi minuti una partita iniziata con il vantaggio di Osmajic e dà al Como la sensazione di poter prendere il controllo della serata. Il secondo è ancora più significativo perché racconta il Como che Fàbregas sta costruendo. Nico Paz riceve, vede il movimento centrale di Moise Kean e lo serve nello spazio. L’ex Fiorentina conduce verso la porta e, invece di cercare la conclusione, apparecchia per Diao. L’attaccante arriva e incrocia di prima intenzione: 4-1, partita chiusa, doppietta. Una rete nella quale si vedono tre giocatori che sembrano conoscere in anticipo la soluzione dell’azione.
Ed è qui che si arriva al cuore della prestazione. L’intesa tra Diao e Nico Paz ha ormai qualcosa di spontaneo. I due sembrano sapere quando venire incontro e quando attaccare la profondità, quando occupare il mezzo spazio e quando allargarsi. Ma non sono soltanto loro due. Attorno a questa connessione si muovono Baturina, Máximo Perrone e Tasos Douvikas, giocatori diversi per caratteristiche ma accomunati dalla capacità di giocare a uno-due tocchi e di dare continuità al possesso. Il risultato è un calcio nel quale Diao non è costretto a ricevere sempre nella stessa zona. Può partire largo, puntare l’uomo e andare sul fondo. Può rientrare, associarsi con Paz o Baturina e cercare una giocata corta. Può ancora sfruttare la sua velocità quando il campo si apre. È proprio la capacità di passare da una dimensione all’altra a renderlo difficile da leggere.
Contro il Genoa lo si è visto con particolare chiarezza. I quattro dribbling sono il dato più evidente, ma i 35 passaggi riusciti su 38 spiegano qualcosa di altrettanto importante: Diao non ha vissuto la partita ai margini del possesso del Como, è stato dentro la manovra. I sette tocchi nell’area avversaria, poi, testimoniano la continuità con cui ha attaccato la zona decisiva del campo. E le due occasioni create aggiungono un altro tassello: non soltanto ricevere, ma produrre calcio per gli altri. È un’evoluzione ancora più significativa se si considera da dove arriva. E la conferma sta tutta nelle parole dette da Fàbregas nelle interviste del postpartita: «Diao ha fatto la gara più completa da quando è a Como», ha detto il tecnico spagnolo. Alludendo non solo alla grande prestazione in fase offensiva, la seconda dopo quella di Napoli suggellata dall’assist a Baturina, ma anche al «grande contributo in fase difensiva».
La scorsa stagione è stata una lunga parentesi interrotta dagli infortuni. Diao ha saltato 23 partite complessive, secondo lo storico degli stop del 2025/26. Prima un problema al piede lo ha tenuto lontano dai campi per 57 giorni, poi sono arrivati due differenti problemi al bicipite femorale che lo hanno costretto a uno stop di 71 giorni. Per un giocatore di 20 anni, abituato a fare della velocità e dell’esplosività una parte fondamentale del proprio calcio, significa perdere continuità proprio nel momento in cui dovrebbe costruirla. Il problema al piede aveva già compromesso l’inizio della stagione, mentre i successivi guai muscolari hanno impedito a Diao di trovare una sequenza regolare di partite. Il Como lo ha avuto a disposizione a sprazzi, senza poter realmente capire quale potesse essere il suo limite.
Anche per questo la prestazione di Marassi assume un peso diverso. Non è semplicemente la notte della doppietta, ma la notte in cui Diao sembra tornato a giocare senza il peso di dover recuperare qualcosa. Corre, salta l’uomo, dialoga, attacca la porta, ripiega, pressa, tiene alta l’aggressività del Como. E soprattutto lo fa per 84 minuti, prima di lasciare il posto a Mattia Liberali. Fàbregas, intanto, può guardare davanti a sé e immaginare un reparto nel quale il talento non è soltanto individuale. Nico Paz ha già dimostrato di poter essere il cervello creativo, Baturina aggiunge qualità e tiro, Perrone connette centrocampo e trequarti, Douvikas offre movimenti e profondità. Diao è quello che può cambiare ritmo. È l’acceleratore di un sistema che vive di combinazioni, ma che ha bisogno anche di qualcuno capace di spezzare gli equilibri.
La sua doppietta è arrivata così: prima leggendo un pallone vagante e trasformandolo in una conclusione al volo, poi chiudendo una combinazione costruita da Paz e Kean. Due gol diversi, uno istintivo, rapido, verticale, l’altro figlio del gioco associativo, della posizione e della sintonia con i compagni. E forse è proprio questa la notizia migliore per il Como, Diao non sembra soltanto aver ritrovato il gol, ma anche aver ritrovato la continuità del gesto, la fiducia nella giocata, la libertà di essere imprevedibile. Insomma, Diao è tornato al centro. E se il Como di Fàbregas può permettersi di giocare stretto quando serve e correre a campo aperto quando si presenta lo spazio, una parte del merito è anche sua, perché pochi giocatori della rosa possono fare entrambe le cose con la stessa naturalezza.