Per raggiungere la finale degli Europei, l’Italvolley femminile ha dovuto battere due avversarie: la Polonia e (soprattutto) se stessa

Dopo un grande inizio, la squadra di Velasco ha dovuto riprendere in mano una partita che stava per sfuggirle.
di Redazione Undici 06 Settembre 2026 alle 01:44

Per due set è sembrata quasi una formalità. Poi la partita ha cambiato faccia, ha messo l’Italia davanti a un problema che non aveva ancora incontrato e ha chiesto alle Azzurre qualcosa in più della semplice superiorità tecnica. Alla fine è arrivata una vittoria per 3-1 sulla Polonia, la finale europea e la possibilità, domani contro la Turchia, di completare un’impresa che avrebbe pochi precedenti: vincere, uno dopo l’altro, l’oro alle Olimpiadi, ai Mondiali e agli Europei. Il primo segmento della semifinale dell’Italvolley femminile era stato quasi perfetto. L’Italia aveva preso il controllo senza dover forzare troppo, giocando una pallavolo ordinata, precisa, nella quale ogni fondamentale sembrava trovare il posto giusto. Il dato che forse racconta meglio quei due set sono i soli quattro errori non forzati complessivi. Quattro. Troppo pochi per una Polonia che aveva bisogno di una partita sporca, di qualche pallone regalato, di qualche esitazione azzurra per poter entrare davvero nella partita.

Non è successo. Il primo 25-19 aveva mostrato una squadra padrona del campo, capace di tenere la Polonia a distanza e di trovare soluzioni diverse a seconda delle necessità. Il secondo set ha seguito lo stesso copione: qualche passaggio di equilibrio, poi l’Italia ha accelerato e ha costruito il margine. Ancora 25-19. Due set a zero. Sembrava il preludio a un terzo set sul velluto. La Polonia, però, non aveva intenzione di uscire dalla semifinale in silenzio. E Stefano Lavarini, ct italiano dall’altra parte della rete, ha pescato dalla panchina la giocatrice capace di cambiare la partita: Julia Szczurowska. Il suo ingresso ha dato alla Polonia una soluzione offensiva in più, ma soprattutto quella continuità nel cambio palla che fino a quel momento era mancata. Lavarini ha capito che quella era la strada e ha iniziato a cavalcarla.

L’Italia, invece, ha perso qualcosa. Non necessariamente il controllo della partita, ma il ritmo. La Polonia ha cominciato a mettere più pressione, a difendere meglio e a giocare con maggiore fiducia. Le Azzurre hanno anche avuto la forza di rimontare una partenza complicata, riportandosi sul 9-9. Sembrava il momento giusto per riprendere il filo dei primi due set. Non lo è stato, perché il problema, a quel punto, non era soltanto la Polonia, ma l’Italia. Velasco lo ha sottolineato con la chiarezza che gli appartiene: tutto dipendeva dalle giocatrici azzurre. «Il problema non era quando il pallone era nelle mani delle avversarie, ma quando ce l’aveva l’Italia», ha detto il ct. Una frase che spiegava bene quello che stava succedendo. La Polonia stava crescendo, certo, ma cresceva anche perché le Azzurre avevano smesso di giocare con la stessa pulizia e la stessa convinzione mostrate a inizio partita. Il terzo set è diventato così una rincorsa che l’Italia non è mai riuscita davvero a completare. Szczurowska ha continuao a essere una soluzione efficace, la Polonia trovava con maggiore regolarità il cambio palla e le azzurre non riuscivano più a mettere insieme due, tre, quattro azioni consecutive dello stesso livello. Il 25-21 polacco riapriva la semifinale e cambiava inevitabilmente lo scenario del match.

Non era più una partita da chiudere, ma da riprendere. E puntuale è arrivata la risposta più importante dell’Italia. Nel quarto set le azzurre sono tornate a fare quello che avevano fatto all’inizio: giocare. Non c’è stata una nuova accelerazione improvvisa, né la necessità di inventare qualcosa. È bastato ritrovare il proprio ritmo. Il servizio ha ricominciato a mettere in difficoltà la ricezione polacca, il muro ha ripreso a leggere gli attacchi e la distribuzione di Orro ha restituito equilibrio al gioco.

L’Italia è partita avanti e questa volta non ha più concesso alla Polonia di rientrare davvero. Egonu ha trovato i suoi colpi, Antropova ha dato peso all’attacco e al centro Danesi e Fahr hanno continuato a essere riferimenti importanti. Ogni punto allargava un po’ di più la distanza, fino a trasformare il quarto set nella risposta definitiva a quello che era successo nel precedente. Il 25-16 ha chiuso la partita. E non è stato un caso che a mettere l’ultimo pallone a terra sia stata Anna Danesi. La capitana ha firmato il punto della finale, quasi come a voler mettere una firma sul percorso di una squadra che da qualche anno ha smesso di accontentarsi di essere forte e ha iniziato a misurarsi con la storia. Domani ci sarà la Turchia. Una finale diversa, probabilmente più rumorosa, pesante e faticosa. Ma l’Italia ci arriva dopo aver superato anche il passaggio più delicato di questa semifinale: quello in cui una partita che sembrava già vinta ha improvvisamente chiesto di essere vinta di nuovo.

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