L’Aston Villa è specializzato nelle cessioni e nelle plusvalenze, ma è anche il club che ha guadagnato più facendo mercato in uscita verso l’Arabia Saudita

Un asse di trattative privilegiato, e che quest'estate ha trovato nuova linfa con la maxi-cessione di Ollie Watkins.
di Redazione Undici 07 Settembre 2026 alle 16:28

Ormai da diverse stagioni l’Aston Villa è al centro dell’attenzione di ogni finestra trasferimenti, anche per delle questioni non sempre così cristalline. Eppure continua a far cassa, senza smettere di rinforzarsi. L’ultimo esempio, dalla sessione di calciomercato appena conclusa? Oltre 350 milioni di euro di introiti dalle cessioni, trascinate certamente da un’operazione record – Morgan Rogers al Chelsea per 138 milioni – ma anche da un comprovato fil rouge tra Birmingham e il calcio saudita. Ultimo venne Ollie Watkins, attaccante della Nazionale inglese appena ceduto all’Al-Hilal per poco più di 58 milioni. In generale, in questi ultimi anni nessun altro club al mondo ha beneficiato quanto i Villans nei loro rapporti commerciali in medio oriente.

All’interno di questa speciale graduatoria, stilata dalla testata spagnola AS, ben sei club sui primi dieci – e l’intero podio – tra chi ha guadagnato di più dalle cessioni in uscita verso la Saudi Pro League dal 2023 in poi provengono dalla Premier League. C’è un filotto tutto inglese tra la nona e la sesta posizione – inframezzato soltanto dal settimo posto dell’Atalanta, trainata dall’affare Retegui – che vede West Ham, Arsenal e Chelsea. Tutte, fin qui, al di sotto dei 100 milioni complessivi di incasso. Quinto è il PSG, con 103 milioni incassati. Subito sopra il Porto – forte della vendita-record di Otavio Monteiro – a quota 110. Terzo posto per il Liverpool, 113,7. Molto più su il Manchester City, rimpinguato anche dalla recente cessione di Reijnders: 148,5. Molto, molto più su, davanti a tutte, l’Aston Villa: ben 195,4 milioni di euro fatti fruttare grazie alle trattative con i club arabi.

A garantire una cifra del genere sono stati soprattutto tre giocatori. Il suddetto Watkins è soltanto al terzo posto, dietro a Moussa Diaby e a John Duran – ceduti rispettivamente per 60 e 77 milioni di euro: il colombiano è il secondo acquisto più caro di sempre per il campionato saudita dietro al solo Neymar, 90 milioni nel 2023. Insomma per questi e altri capolavori di mercato, sul fronte delle plusvalenze, conviene farsi un giro dalle parti del Villa Park. Anche se non è tutto oro quel che luccica: i dirigenti del club sono senz’altro specializzati a far fruttare i propri talenti, ma sono anche spinti da una stringente necessità finanziaria. La Premier League infatti richiede a tutte le partecipanti di rispettare le Regole di profitto e sostenibilità (PSR), limitando le perdite a un tetto massimo di 122 milioni di euro per triennio. L’Aston Villa, da quando è in pianta stabile nelle competizioni europee, deve anche sottostare allo Squad cost ratio (SCR) imposto dalla UEFA – che impedisce di spendere oltre il 70% dei ricavi totali per stipendi dei giocatori, ammortamenti dei cartellini e commissioni annesse. Senza contare che il club è già stato multato dalla Federcalcio continentale per questi motivi.

La soluzione naturale? Rivolgersi alle dinamiche fuori mercato dell’Arabia Saudita. Che garantisce liquidità immediata con pagamenti spesso in un’unica soluzione: esattamente quel che serve all’Aston Villa per raddrizzare diverse voci a bilancio. Una dinamica comune a molti club, soprattutto in Inghilterra, ma a Birmingham ultimamente un po’ di più. C’è da scommettere che l’affare Watkins non sarà l’ultimo della serie.

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