Per chi studia o comunque vuole provare a interpretare l’economia, la profittabilità è uno dei concetti più importanti in assoluto. Perché di fatto rappresenta un indice predittivo sulla qualità degli investimenti, suggerisce in maniera – per quanto possibile – scientifica quelli da fare e quelli da non fare. Nel calcio, un settore aleatorio come pochi altri, gli asset principali del sistema possono assumere o perdere profittabilità nel giro di poche settimane, anzi di pochi giorni: ovviamente si tratta dei giocatori, che in fondo restano degli essere umani e quindi risentono dell’andamento oscillante delle loro prestazioni in campo. Eppure, nonostante tutto, esiste una categoria di giocatori che è decisamente meno soggetta a certe variazioni, che perfino nei momenti difficili mantiene un alto indice di profittabilità: quella dei giovani talenti.
È per questo che la Lega Calcio Serie A guarda con convinzione sempre maggiore agli Under 23, agli Under 21, agli Under 20. Ed è per questo che negli ultimi anni il minutaggio di questi gruppi di calciatori è cresciuto in modo progressivo. Lo dicono i dati: se guardiamo alla stagione 2025/26, ben 25 ragazzi sotto i 21 anni – alla data d’inizio del campionato – hanno accumulato più di 1500 minuti di gioco. Si tratta di una quota del tutto in linea con quelle registrate negli altri grandi tornei europei come Premier League e Liga (24), e che in qualche modo rappresenta un interessante mix di modelli strategici: tra questi Under 21, infatti, ci sono degli italiani cresciuti nei vivai e lanciati direttamente in prima squadra (come Davide Bartesaghi, Pietro Comuzzo, Lorenzo Bernasconi e Giorgio Scalvini), oppure dei ragazzi ceduti in prestito per fare esperienza (come Marco Palestra o Jacobo Ramón), oppure ancora arrivati giovanissimi dall’estero (Tiago Gabriel, Nico Paz, Kenan Yildiz, Santi Castro, Brooke Norton-Cuffy).
Questa tendenza si è fatta percepire ancora più forte all’inizio della stagione 2026/27, nelle prime partite di un campionato in cui, finalmente, pare che lanciare e tenere in campo un giovane talento non sia più una mossa così sconsiderata. E così praticamente tutti i club del campionato di massima serie – ognuno interpretando a modo suo questo trend di mercato – hanno saputo e stanno cercando di valorizzare dei profili in divenire, dei (potenziali) campioni del domani. È una grande notizia per tutto il movimento, perché così il nostro campionato dimostra di essere un terreno fertile, un ambiente competitivo in cui i giovani possono emergere e farsi notare dal grande pubblico. Che poi significa anche proporsi sul mercato globale con credenziali importanti: Marco Palestra, tanto per fare un esempio recente, è stato acquistato dal Chelsea dopo una sola stagione da protagonista in Italia. Ha quindi seguito ancora più velocemente la strada già tracciata da calciatori come Matteo Ruggeri (finito all’Atlético Madrid), Michael Kayode (passato al Brentford), Destiny Udogie (preso dal Tottenham) e Sandro Tonali (trasferitosi prima al Newcastle e poi al Tottenham).
Proprio la traiettoria di Tonali incrocia questo discorso sulla gioventù con la storia recente del Gran Galà del Calcio AIC: l’ex centrocampista del Milan ha vinto il premio “Migliore giovane della Serie B” nell’edizione 2018 e nell’edizione 2019, per poi spiccare il volo e diventare uno dei giocatori italiani più forti della sua generazione. Prima e dopo Tonali, lo stesso premio è stato consegnato a quattro campioni d’Europa 2021 (Lorenzo Insigne, Marco Verratti, Ciro Immobile e Domenico Berardi), a Samuele Ricci, a Federico Gatti, a Francesco Pio Esposito: tutti calciatori che nelle annate successive sono riusciti a imporsi in Serie A, a esordire in Nazionale, ad acquisire uno status di primo livello. E lo stesso identico discorso vale anche per tutti gli Under 23 che sono stati inseriti, stagione dopo stagione, nella “Top 11”: Andrea Ranocchia (2011), Daniele Rugani (2015), Paulo Dybala (2016), Sergej Milinkovic-Savic (2018), Nicolò Barella (2019), Khvicha Kvaratskhelia (2023), Riccardo Calafiori (2024), Raoul Bellanova (2024), Joshua Zirkzee (2024), Marco Palestra (2026), Nico Paz (2026).
Questo elenco di nomi e di date (i giovani inseriti nella “Top 11” stagionale sono sensibilmente aumentati nelle ultime stagioni) deve essere considerato come una sorta di evidenza scientifica: i club italiani sanno riconoscere e far fruttare il talento, la Lega Calcio Serie A è una lega in cui è possibile costruire valore. Valore tecnico, umano, quindi – inevitabilmente – anche economico. Di fatto, in questo modo, il concetto di profittabilità si manifesta compiutamente nella realtà del campo e del gioco: puntare sui giovani si rivela per ciò che è, ovvero una mossa efficace sul breve periodo e anche lungimirante, che fa il bene dei club ma anche del movimento e dell’intera comunità – non solo quella sportiva.
In questo senso, i premi conferiti nell’ambito del Gran Galà del Calcio AIC hanno un duplice valore: certificano fattivamente la bontà di questa strategia, di questa visione, e al tempo stesso la incoraggiano. Dopotutto, a pensarci bene, i vari Tonali, Insigne, Verratti, Esposito, Barella, Calafiori e tutti gli altri giovani premiati nel corso degli anni sono stati votati dai compagni e dagli avversari, quindi è come se fossero stati “scelti” come protagonisti del futuro dai giudici più autorevoli in assoluto: i loro stessi colleghi. Proprio come quando si individua un potenziale investimento, e alla fine si rivela promettente, giusto, fruttuoso: è un aspetto che regala soddisfazione.