Per il Club Bruges, il mercato estivo del 2026 si è concluso con un incasso di 63 milioni di euro. Questa cifra è stata raggiunta grazie alla vendita di Christos Tzolis, acquistato dall’Arsenal per 40 milioni, e Aleksandar Stankovic, ripreso dall’Inter per 23 milioni di euro sfruttando la clausola di recompra inserita nel suo contratto di trasferimento al club belga. Questi stessi giocatori, nelle stagioni passate, erano stati presi per un totale di 16 milioni di euro. E quindi, al netto di tutte le postille contabili, il Bruges ha realizzato 40 milioni di profitto in pochissimo tempo.
Ecco, è proprio questa la formula che permette al club belga di rimanere competitivo ad alto livello. Da anni, il Club Bruges individua talenti provenienti da tutto il mondo, li valorizza e poi li rivende a peso d’oro alle migliori squadre europee. Una strategia vista e rivista, penserete voi. In realtà, però, stiamo parlando di qualcosa di diverso: il Club Bruges non cerca semplicemente giocatori giovani e di qualità, ma anche elementi che, come dichiarato dal direttore sportivo del club Maarten Debobbeleer a The Athletic, rispettino «gli otto principi calcistici del club».
In particolare, Debobbeleer ha raccontato che «per me va benissimo guardare i trasferimenti fatti da certe squadre e dire: “Sì, lo conoscevamo, ma l’abbiamo scartato”. Non perché stiamo parlando di un calciatore non adatto giocare in Belgio, ma perché non rientra del tutto nel profilo che interessa al Club Bruges». Gli scout del club delle Fiandre Occidentali, quindi, non giudicano i giocatori solo in base alle loro qualità fisiche e puramente tecniche, ma anche alla adattabilità rispetto al “sistema Brugge”. Questo stile ha permesso al club di registrare vendite record negli ultimi anni, come le cessioni di Ardon Jashari e Igor Thiago a Milan e Brentford per 36 e 33 milioni di euro – entrambi i trasferimenti sono avvenuti nell’estate 2025.
Ma quali sono questi principi calcistici? Si tratta essenzialmente di concetti tattici, che non mutano a ogni cambio allenatore – anzi: anche i tecnici vengono individuati e messi sotto contratto in base all’aderenza a questo modello di gioco – e che caratterizzano l’approccio del Bruges. Tre di questi caratterizzano la fase di possesso palla, tre determinano i movimenti in fase passiva (come pressare, ripiegare o difendere) e due sono più generali, cioè sono delle vere e proprie regole universali che riguardano l’atteggiamento, la mentalità e le transizioni tra una fase di gioco e l’altra. Gli scouting del Club Bruges, quindi, non cercano solamente calciatori bravi e futuribili, un po’ come tutti, ma si concentrano soprattutto su atleti che sappiano eseguire compiti legati ai principi di cui sopra.
Il Bruges, naturalmente, lavora allo stesso modo anche per sviluppare il talento già nel proprio vivaio: la società belga ha infatti una delle migliori accademie del mondo, Club NXT, e la squadra Under 23 gioca nella seconda divisione nazionale. Questa condizione permette ai migliori talenti di iniziare a giocare da professionisti, contro professionisti, sin da giovanissimi. Se guardiamo soltanto agli ultimi anni, non a caso viene da dire, giocatori come Maxim De Cuyper, Senne Lammens, Lois Openda e Charles De Ketelaere sono partiti da Bruges (o Brugge, secondo la grafia nederlandese) per poi affermarsi in club di altri campionati – club decisamente più ambiziosi della Jupiler Pro League.
Questa strategia, insieme a una proprietà che pensa e agisce a lungo termine, hanno permesso al Bruges di diventare uno dei club preferiti dalle grandi squadre europee, quando si tratta di fare mercato. I dati, in questo senso, sono eloquenti: dal 2010 al 2018, solo undici calciatori militanti nel club belga sono stati ceduti a società dei cinque campionati europei più importanti; dal 2019 al 2026 la quota è salita fino a 24, quindi più del doppio. E il trend è destinato a continuare: «All’inizio di febbraio», ha detto Dedobbeleer, «subito dopo la chiusura del mercato invernale, teniamo una riunione in cui guardiamo in avanti di due finestre trasferimenti. In pratica decidiamo chi vorremmo tenere, da chi con ogni probabilità dovremo separarci e da chi vogliamo separarci». Perché c’è da fare spazio a nuovi talenti, il ciclo non si esaurisce mai.