Quando gli hanno consegnato il premio di MVP della partita Como-Lipsia, Martin Baturina sembrava quasi sorpreso. Ha guardato quella sfera di cristallo con l’aria di chi non si aspettava davvero di essere stato il migliore in campo, come se nella sua testa ci fosse ancora qualche dubbio sul fatto che la notte del Sinigaglia fosse stata davvero sua. È un’immagine curiosa, soprattutto dopo una partita del genere. Perché, mentre Baturina ancora sembra chiedersi se meriti un premio di questo tipo, il campo ha già dato una risposta molto più netta: sì, Baturina e il Como ci stanno alla grande, in Champions League. E forse la cosa più importante di tutto è che ormai, al netto dell’inevitabile sorpresa per il 4-1 con cui la squadra di Fàbregas ha travolto il Lipsia, in realtà non è avvenuto nulla di così assurdo.
Dal punto di vista tecnico e tattico, contro il Lipsia, Baturina ha fatto quasi tutto quello che si può chiedere a un centrocampista offensivo moderno. In 76 minuti di gioco, ha messo insieme un gol, un assist, tre occasioni create di cui due davvero enormi, sette passaggi nella trequarti e sei duelli vinti su otto col pallone a terra. Numeri che raccontano una partita completa, ma che non spiegano fino in fondo la sensazione lasciata dal croato. Baturina, infatti, non è stato semplicemente quello che ha segnato il gol o quello che ha servito a Douvikas l’assist per il raddoppio: è stato uno dei giocatori che hanno dato un ordine al modo in cui il Como ha travolto il Lipsia.
Ed è forse questa la cosa più interessante della sua crescita. Perché i tre gol nelle ultime tre partite – contro Napoli, Genoa e, appunto, Lipsia – sono la parte più evidente del suo momento, quella che finisce naturalmente nei tabellini e nei reel sui social. Ma descrivono soltanto una porzione del menu completo. La vera evoluzione è avvenuta qualche metro più indietro. Per anni, infatti, Baturina è stato soprattutto la promessa della Dinamo Zagabria, il talento associato al ruolo del trequartista, alla giocata negli ultimi venti metri, al dribbling, all’ultimo passaggio. Un giocatore da aspettare e da servire tra le linee, possibilmente vicino all’area, perché lì sembrava poter trasformare la sua tecnica in qualcosa di decisivo. Il Como lo ha preso per quelle qualità, ma nel frattempo gli ha chiesto qualcosa di diverso: diventare più completo, più resistente alle pressioni, più coinvolto nell’intero sistema. E Baturina ha risposto trasformandosi in un centrocampista che non ha più bisogno di una posizione precisa per essere utile e decisivo.
Adesso viene a ricevere molto più indietro. Si abbassa per aiutare la prima costruzione, si offre al compagno sotto pressione e soprattutto ha sviluppato una capacità straordinaria di liberarsi dell’avversario attraverso la finta di corpo. È una delle sue armi più belle: un piccolo movimento, il peso spostato nella direzione sbagliata dall’avversario e poi la fuga dalla parte opposta. Per certi versi ricorda quello che per anni ha fatto Busquets, naturalmente in zone di campo diverse e con movenze diverse, ma il modo in cui utilizza il corpo per eludere la marcatura trasmette una sensazione simile.
E quando Baturina supera quel primo uomo, quasi sempre succede qualcosa di importante: l’azione cambia velocità. Non si limita a conservare il possesso o a guadagnare qualche metro. Accelera, porta la palla in avanti e trasforma una situazione di costruzione in una potenziale occasione. È diventato molto bravo a riconoscere quel momento, quello in cui la pressione avversaria può essere utilizzata contro l’avversario stesso. Da lì nasce anche la qualità delle sue imbucate. L’assist per Douvikas contro il Lipsia è un esempio perfetto: Baturina riceve, vede lo spazio e mette il pallone dove deve essere messo, con il tempismo di chi non sta più soltanto cercando la giocata brillante, ma sta leggendo in anticipo lo sviluppo dell’azione. È la differenza tra un giocatore che sa inventare e uno che sa governare una partita.
Fabregas, del resto, sembra aver trovato in lui qualcosa di particolarmente prezioso. Il centrocampo del Como vive di rotazioni, scambi di posizione e giocatori capaci di interpretare più compiti. In un sistema del genere, conquistarsi una maglia da titolare fisso non è affatto semplice. Baturina ci è riuscito perché la sua versatilità non è più quella del giocatore che può essere adattato in più ruoli: è diventata parte integrante del suo valore. È anche per questo che i tre gol consecutivi hanno un significato particolare. Non certificano semplicemente un periodo di buona forma: mostrano che la crescita della parte finale della scorsa stagione sta continuando e che alla completezza Baturina sta aggiungendo anche una nuova continuità negli ultimi metri. Il gol contro il Lipsia, arrivato nella notte più importante, è quasi la conseguenza naturale di tutto il resto.
La trasformazione è dunque più profonda del semplice aumento dei numeri. Baturina non è più soltanto il ragazzo della Dinamo Zagabria che aveva dentro di sé una giocata speciale. È diventato un centrocampista capace di incidere in tutte le fasi dell’azione, uno di quei giocatori che non devono necessariamente essere cercati perché sanno trovare da soli il modo di entrare nella partita. E forse è proprio per questo che la sua sorpresa davanti al premio di MVP è così bella. Mentre lui sembrava chiedersi se fosse davvero il migliore, il campo aveva già raccontato un’altra storia. Quella di un giocatore che, forse, deve ancora abituarsi all’idea di non essere più soltanto una promessa.
In realtà la cosa è molto più ampia, molto più complessa: la crescita e l’esplosione di Baturina raccontano in maniera precisa il progetto del Como, di fatto ne sono una rappresentazione. Perché il club guidato da Mirwan Suwarso l’ha preso quando era un talento ancora da sgrezzare, poi Fàbregas l’ha inserito gradualmente nel suo sistema, l’ha aspettato, l’ha coccolato, l’ha reso pronto. L’investimento su di lui è stato economico e di fiducia, e ha portato e sta portando i suoi frutti: nella seconda metà della scorsa stagione, Baturina si è imposto come uno dei centrocampisti più creativi e continui della Serie A; ora è diventato anche decisivo, ma decisivo davvero, in una squadra che sembra avere tutto ciò che serve per puntare a dire la sua nella corsa-scudetto, per fare una gran bella figura in Champions League. Anzi, ha già cominciato a farla.