Alexander Zverev è arrivato in finale agli US Open e potrebbe vincere il suo secondo Slam stagionale, e dietro questi successi c’è anche lo zampino di Andy Roddick

Alla fine dell'anno scorso il tedesco ha chiamato l'ex numero uno del mondo, per farsi spiegare come gestire la pressione di affrontare dei giocatori più forti di lui.
di Redazione Undici 13 Settembre 2026 alle 10:52

Dopo 23 anni un americano potrebbe tornare a trionfare agli US Open. Le speranze del pubblico di casa, che affollerà le tribune dell’Arthur Ashe Stadium di Flushing Meadows, sono rivolte a Ben Shelton, attuale numero 9 del mondo, nato solo 32 giorni dopo quella finale del 2003, vinta da Andy Roddick su Juan Carlos Ferrero. Verrebbe da pensare che Roddick, che aveva trionfato a New York a sol 21 anni, possa tifare per il suo connazionale. E invece l’occhio di riguardo del tre volte finalista di Wimbledon potrebbe finire dall’altra parte del campo, occupata dal numero 2 della classifica ATP, il tedesco Alexander Zverev. Il motivo? Dietro la grande stagione del tedesco c’è il piccolo zampino proprio di Andy Roddick.

Come riportato da Forbes, infatti, lo scorso dicembre Andy Roddick ha ricevuto una telefonata proprio da Zverev, allora ancora alla ricerca del primo Slam della carriera. Il tedesco aveva perso tutte e tre le finali Slam disputate fino a quel momento: quella degli US Open 2020 contro Dominic Thiem, dopo essere stato avanti di due set, quella del Roland Garros 2024 contro Carlos Alcaraz e quella dell’Australian Open 2025 contro Jannik Sinner. Quando Zverev ha chiamato Roddick, oggi famosissimo podcaster e talent televisivo per ESPN e ABC, gli ha detto che gli avrebbe rubato un quarto d’ora. La conversazione è finita per durare quasi due ore. In quel momento Sinner e Alcaraz avevano vinto insieme otto Slam consecutivi e di lì a poco lo spagnolo avrebbe portato il conto a nove, conquistando l’Australian Open. Zverev sembrava il terzo incomodo in una rivalità che pareva ormai destinata a dividere il tennis tra due soli protagonisti. La domanda, quindi, era inevitabile: sarebbe mai riuscito a sollevare un trofeo dello Slam?

«Ci ho parlato durante la off-season e siamo rimasti al telefono per due ore» ha raccontato Roddick domenica scorsa, durante il tragitto in limousine verso Flushing Meadows, dopo aver girato a Forest Hills, a New York, uno spot. «Mi ha sorpreso quanto fosse lucidamente consapevole della sua situazione. Sapeva perfettamente chi era. Mi ha detto: “Non sarò più forte di questi ragazzi, Sinner e Alcaraz, per dieci anni. Devo trovare il modo di vincere quelle due partite, magari il venerdì e la domenica, negli Slam. E saranno quelle a definire tutta la mia carriera». Roddick, del resto, conosce bene cosa significhi trovarsi davanti alcuni dei più grandi tennisti di sempre e arrivare a un passo dal traguardo più importante. L’americano ha perso quattro finali Major contro Roger Federer, compresa quella del 2006 a New York e tre a Wimbledon.

«Il modo in cui me l’ha spiegata è stato questo: eri abbastanza forte, ma dovevi superare quei giganti» ha raccontato Roddick, riferendosi a Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. «Quali insegnamenti ne hai tratto?». Roddick aveva appena 21 anni quando ha vinto gli US Open. Zverev ora ne ha 29 e solo quest’anno ha centrato il primo Slam della carriera, il Roland Garros. A colpire particolarmente l’americano, però, è stat l’onestà con cui il tedesco ha ammesso le proprie difficoltà. Zverev ha parlato apertamente degli blocchi sul servizio e ammise di essersi sentito «soffocare» nella finale degli US Open persa contro Thiem.

Sei mesi dopo quella telefonata, qualcosa è cambiato. Zverev ha vinto a Parigi a giugno, in un torneo in cui Sinner è uscito presto per i crampi e Alcaraz non ha partecipato a causa di un infortunio al polso. Ma il titolo ha comunque avuto un effetto evidente sul tedesco che ora gioca con una fiducia diversa. E dopo aver superato Karen Khachanov in tre set nella semifinale di venerdì, ha la possibilità di conquistare il secondo Major della stagione. «Zverev ha ammesso di essere più felice in campo adesso», ha detto Roddick a ESPN. «Si sente più libero».

L’ex numero 1 del mondo ritiene inoltre che ci sia un aspetto della storia di Zverev di cui si parli troppo poco: il fatto che sia riuscito ad arrivare fino al numero 2 del ranking mondiale convivendo con il diabete di tipo 1, controllando regolarmente il livello di zuccheri nel sangue durante le partite e iniettandosi insulina. «Non capisco come la sua non possa essere considerata una grande storia» ha detto Roddick «Controlla letteralmente il livello di zuccheri a ogni cambio campo. Ha il suo kit. Immaginate cosa significhi giocare nove ore e mezza». Roddick ha confessato anche che suo suocero Steve Decker, padre della modella e attrice Brooklyn Decker, convive a sua volta con il diabete. Grazie a lui, Roddick ha avuto modo di capire meglio cosa significhi gestire quotidianamente la malattia. «Mia suocera passa tutta la giornata a controllare il telefono per assicurarsi che non abbia un crollo e non stiamo parlando di dieci ore in campo» ha spiegato. «È assurdo, è pazzesco. Francamente, credo che se ne parli troppo poco. Anche perché lui stesso non ne parla».

Ora Zverev è nella posizione di conquistare il secondo Slam dell’anno, in una stagione dominata ancora una volta da Sinner e Alcaraz – capaci di vincere insieme dieci degli ultimi undici Major. Il bilancio contro Shelton, però, sorride nettamente al tedesco: cinque vittorie in altrettante sfide. «Io ci ho sempre creduto» ha detto Zverev dopo aver raggiunto la finale. «Non credo che molti di voi lo abbiano fatto. La domanda era sempre se Carlos e Jannik sarebbero riusciti a giocare di nuovo tutte e quattro le finali Slam uno contro l’altro». Oggi, dunque, il cerchio potrebbe chiudersi in due modi: Zverev potrebbe conquistare il secondo Major della stagione, pochi mesi dopo quella conversazione con Roddick, oppure Shelton potrebbe interrompere il digiuno americano che dura da 23 anni. E Roddick, almeno per una volta, potrebbe smettere di rispondere alle domande sul perché nessun connazionale sia più riuscito a vincere uno Slam.

Proprio Ben Shelton, intanto, ha eliminato Alcaraz in un’epica battaglia di cinque set nei quarti di finale, terminata alle 3.33 del mattino di mercoledì. Zverev partirà favorito, anche se lo statunitense potrà contare sull’enorme sostegno del pubblico di casa. Ma c’è una lezione che Roddick non smette di ricordare: una vittoria non cancella automaticamente tutti i problemi. «Solo perché vinci una volta una finale Slam non significa che tu abbia risolto tutti i problemi che ancora non hai risolto. Ora probabilmente è nella Hall of Fame, ma la pallina da tennis non lo sa che hai vinto a maggio. Non puoi mentirle».

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