Di nuovo la casa del Bayern. Che ospiterà la finale di Champions League per la sesta volta nella sua storia, la terza da quando lo stadio in questione è l’Allianz Arena di Monaco di Baviera. Un habitué dell’ultimo atto della competizione: negli ultimi due decenni è stato teatro della coppa persa proprio dai bavaresi nel 2012, in un epilogo thrilling contro il Chelsea, e poi di nuovo, nel 2025, in occasione della storica manita del PSG ai danni dell’Inter. La prossima volta? Già nel 2028. Per mancanza di alternative, detto francamente: una notizia che la dice lunga sulla situazione infrastrutturale degli impianti sportivi europei. Perché se l’Italia è notoriamente al medioevo, il resto del continente non sfoggia ancora un’offerta variegata all’ultimo grido.
L’assegnazione della finale di Champions all’Allianz Arena, va sottolineato a discolpa della UEFA, è arrivata anche perché finora Monaco di Baviera è stata l’unica città candidata a ospitare il grande evento. Le altre? Non pervenute, per un motivo o per l’altro. In Spagna il Camp Nou di Barcellona sta ancora puntellando gli ultimi dettagli della sua corposa ristrutturazione – e per questo punta a un gran ritorno per la finale del 2029. Nel Wanda Metropolitano di Madrid andrà in scena quella del 2027. E in quanto al Bernabéu, beh: al netto dei recenti restauri, diciamo pure che i rapporti ai minimi termini tra Ceferin e Florentino dopo l’operazione Superlega non aiutano sul piano della diplomazia. Gli impianti italiani grandi abbastanza, dall’Olimpico a San Siro, sono considerati obsoleti. Altri stadi iconici in Europa – Parigi, Berlino, Atene, Istanbul – stanno progressivamente perdendo appeal a causa della loro pista di atletica, un minus in fatto di modernità per il calcio di oggi. E anche molte apprezzate strutture britanniche, da Old Trafford al Millennium Stadium di Cardiff, presentano delle riserve di natura logistica – tra collegamenti aeroportuali, trasporti e hotelistica meno consistenti rispetto alle grandi capitali.
La UEFA impone infatti quattro criteri chiave per determinare la sede di una finale di Champions: un campo in erba naturale da 105×68 metri, una capacità minima di 70mila posti (derogabile a 63mila), un’eccellente accessibilità alle infrastrutture per favorire l’afflusso di spettatori e addetti ai lavori, la presenza dentro allo stadio di appositi spazi polifunzionali all’ultimo grido – area VIP, fan zone, media room adeguate. Sono soprattutto questi ultimi due fattori a presentare le maggiori criticità, soggette alla supervisione della Federcalcio europea che non sempre dà il via libera agli ammodernamenti dei rispettivi impianti. E alla fine, l’usato sicuro eppure costantemente all’avanguardia resta l’Allianz Arena del Bayern Monaco. Anche per il 2028.