Tre anni fa, più o meno di questi tempi, il Girona era in testa alla classifica della Liga. A fine stagione, quindi nella primavera del 2024, il club catalano festeggiò il terzo posto dietro Real e Atlético – il miglior risultato nella sua storia, naturalmente – e un’incredibile qualificazione alla Champions League. Lungo quell’annata magica, giustamente, tutti finirono per applaudire l’efficacia e la lungimiranza del City Football Group: la (multi)proprietà del Girona, infatti, riuscì a costruire una seconda squadra in grado di accedere alle coppe europee lavorando in modo quasi completamente autonomo rispetto al club di riferimento, ovviamente il Manchester City, attraverso un modello sell-to-improve che aveva portato in Catalogna giocatori come come Artem Dovbyk, Aleix García, Sávio, Miguel Gutiérrez, Eric García.
Ecco, alla fine quello stesso modello si è ritorto contro il Girona: come spiega anche El País in un articolo molto dettagliato, le sessioni di mercato successive alla qualificazione in Champions League non hanno avuto lo stesso impatto di quelle precedenti. Proprio nell’estate 2024, infatti, il CFG decise di capitalizzare l’ottima stagione del club spagnolo cedendo Dovbyk alla Roma (41 milioni) e García al Bayer Leverkusen (18 milioni), e trasferendo Sávio nel Manchester City. Di contro, gli acquisti da oltre 50 milioni fatti per affrontare la stagione del triplo impegno Liga-Champions-Copa del Rey, i vari Asprilla, Krejci, Abel Ruiz, non hanno reso come i loro predecessori. Stesso discorso anche nel 2025, quando gli addii di Miguel Gutiérrez (passato al Napoli per 18 milioni) e Yangel Herrera (alla Real Sociedad per undici milioni) non sono stati corroborati da acquisti in grado di fare la differenza: Ounahi, Bryan Gil, Livakovic, Witsel e Lemar, infatti, hanno avuto un rendimento molto al di sotto delle aspettative.
Così, nel giro di due anni, le casse del club si sono riempite, ma nel frattempo sono arrivate una salvezza all’ultima giornata e poi la retrocessione in Segunda División. E il punto è proprio questo: la strategia che il City Football Group ha attuato al Girona è necessariamente altalenante, nel senso che è strettamente legata all’andamento del calciomercato. In poche parole: se i nuovi acquisti non funzionano, la squadra non funziona. Di conseguenza, nel caso specifico, si può parlare di un vero e proprio fallimento tecnico. Anzi: del primo, grande fallimento tecnico del CFG. Che, oltre ai trionfi in serie con il Manchester City, aveva messo insieme un bel po’ di successi in giro per il mondo. Lo scrive in maniera chiara anche El País: «La vicenda del Girona non dimostra che il modello di multiproprietà sia fallimentare. Dimostra qualcosa di più scomodo: che, all’interno di una stessa struttura, un club può passare dalla Champions League alla Seconda Divisione nel giro di due anni senza che nulla lo arresti. Il rischio ricade comunque sulla squadra che scende in campo, e quindi sui suoi tifosi, non sul gruppo che controlla la società dall’esterno». Può piacere o meno, ma questo è il calcio delle multiproprietà.