I concerti stanno diventando una vera e propria miniera d’oro per i club di calcio (e di altri sport) che hanno stadi di proprietà

La gestione dell'hospitality e del food & beverage comporta dei margini altissimi, e anche gli altri ricavi possono essere molto significativi.
di Redazione Undici 28 Settembre 2026 alle 14:34

Oltre a un grande appuntamento per Manchester, gli undici concerti degli Oasis a Etihad rappresentano un’enorme opportunità economica per il City. Solo la band dei Gallagher, infatti, porterà nelle casse del club ricavi difficilmente paragonabili a quelli di una normale estate. Da qui si deduce che come gli stadi di calcio stiano cambiando pelle. Durante i mesi in cui il pallone si ferma, infatti, le grandi arene europee si trasformano sempre più spesso in palcoscenici. Il motivo è semplice: uno stadio vuoto continua a costare. Se invece può accogliere decine di migliaia di persone, vendere birra, cibo, hospitality e merchandising, diventa una macchina per produrre ricavi anche quando non si gioca.

Il Tottenham è il caso più evidente. Negli ultimi due anni ha ospitato 29 concerti, con artisti come Beyoncé, Lady Gaga e Jay-Z a prendere possesso della casa degli Spurs, inaugurata nel 2019. Il Liverpool ha seguito la stessa strada: nelle ultimi due estati Anfield ha aperto le porte per otto serate musicali, tra Bruce Springsteen, Dua Lipa e Foo Fighters. A Manchester, al netto degli anni in cui l’Etihad è stato interessato da lavori di ampliamento, i concerti sono ormai parte integrante della strategia di sviluppo del club. Ed Sheeran, Coldplay e One Direction sono soltanto alcuni degli artisti passati dalla casa del City. Arsenal, Newcastle United, Aston Villa, Sunderland e Ipswich Town hanno seguito la stessa direzione. Quasi la metà dei 20 club di Premier League ha organizzato almeno un concerto negli ultimi tre anni. E lo stesso discorso vale anche per la Spagna.

D’altra parte il settore dei concerti dal vivo è diventato un’industria gigantesca. Secondo il rapporto annuale di LIVE, l’organizzazione che riunisce operatori, venue e aziende dell’intrattenimento dal vivo, nel 2025 il mercato britannico ha generato circa 7,6 miliardi di sterline di ricavi. Come riportato da The Athletic, SJM, il promoter che organizza l’ultimo tour degli Oasis, nell’ultimo esercizio ha registrato ricavi per 487 milioni di sterline: una cifra paragonabile a quella di un club di vertice della Premier League.

I concerti negli stadi non sono certo una novità. Ma i club hanno capito che possono ritagliarsi una fetta sempre più importante di un mercato nel quale il pubblico è disposto a pagare cifre crescenti per vivere esperienze dal vivo. La ragione è soprattutto nei consumi. Il prezzo del biglietto, in genere, finisce nelle mani degli organizzatori e degli artisti. Ma cibo e bevande appartengono al territorio economico del club. E il margine su ogni pinta venduta può trasformarsi rapidamente in milioni.

Il confronto con una partita di calcio rende bene l’idea. In Inghilterra, durante una gara di calcio, mediamente vengono acquistate circa due pinte ogni cinque spettatori. E i tifosi, per gran parte del tempo trascorso allo stadio, non possono bere. A un concerto importante, invece, il pubblico può rimanere nell’impianto per sei ore e consumare per tutta la serata. Anche i prezzi delle bevande tendono a essere più alti. Poi c’è l’hospitality. I club incassano gran parte, se non la totalità, dei ricavi legati ai posti premium. Il Manchester City, per esempio, controllerà direttamente l’offerta premium per le undici serate degli Oasis all’Etihad. E ha giù messo in vendita pacchetti riservati ai propri clienti prima ancora dell’apertura della vendita generale – alcuni superano anche le mille sterline a persona.

Esistono poi i canoni per l’affitto dello stadio, che in alcuni casi possono essere azzerati se l’artista è abbastanza importante da garantire il tutto esaurito, oltre a ricavi più piccoli ma comunque significativi: parcheggi, merchandising e altri servizi.  Uno stadio da 50mila posti può generare tra 1,5 e 1,9 milioni di euro per ogni singola serata di concerto. Nel caso di date plurime c’è un dettaglio decisivo: non bisogna smontare tutto dopo una sola serata. Sempre tornando al caso degli Oasis, undici concerti all’Etihad significano allestire il palco una volta e utilizzarlo per quasi un mese. I costi iniziali vengono così distribuiti su un numero molto maggiore di spettacoli.

La trasformazione, comunque, non riguarda soltanto il calcio europeo. Le grandi franchigie sportive americane hanno costruito arene e stadi da miliardi di dollari pensati anche per ospitare i più grandi artisti quando arrivano in tour. Lo stesso accade in Asia, a Singapore, per esempio, il Kallang Stadium può arrivare a una capienza di 63mila spettatori per i concerti ed è diventato la casa di Taylor Swift per le sei date del suo tour, le uniche organizzate nel Sud-Est asiatico. E i nuovi stadi vengono progettati sempre più spesso con questa doppia anima in mente. Il progetto del Birmingham City per un impianto da 62mila posti prevede esplicitamente la possibilità di ospitare «concerti internazionali». Anche il nuovo stadio da 100mila posti immaginato dal Manchester United potrebbe diventare una venue per eventi oggi difficili da organizzare a Old Trafford, soprattutto per problemi di accesso. E ovviamente non è un caso.

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