La notte di Aura Sport & Cultura Award, alla Triennale di Milano, ha lasciato molti ricordi indelebili: il riconoscimento consegnato da Gregorio Paltrinieri ad Arianna Fontana, i volti più rappresentativi dello sport italiano seduti in prima fila nel corso della cerimonia di premiazione, i talk aperti alla community di Undici. E poi le parole sul palco di Bruno Cerella, un grande ex giocatore di basket che da anni, attraverso l’associazione Slums Dunk, utilizza lo sport che gli ha segnato la vita per cambiare la vita delle persone. Per cambiarla in meglio.
Ma andiamo con ordine: Aura Sport & Cultura Award ha anche delle finalità benefiche. Con il patrocinio di Patrocinio di Fondazione Cariplo, proprio Slums Dunk è stata scelta Charity Partner dell’edizione 202t6 del premio. Parte del ricavato della serata, quindi, andrà a supportare i progetti dell’associazione, che dal 2014 porta il basket – proprio in maniera letterale, cioè attraverso la costruzione e/o la ristrutturazione di playground – in zone svantaggiate del mondo. Grazie a questo impegno, di fatto, il gioco diventa un veicolo di crescita e quindi di speranza nei quartieri più difficili di Paesi come Kenya, Argentina, Cambogia. L’associazione è attiva in Italia, dove vengono diffusi life skills e inclusione.
Parlando della sua attività, Bruno Cerella ha detto che «il nostro obiettivo è ridare qualcosa indietro allo sport, attraverso lo sport. Al momento siamo in quattro continenti, ed è un grande successo se pensiamo che siamo da un singolo viaggio in Kenya nel 2011. Le nostre basketball Academy creano opportunità nella vita delle persone, e lo fanno attraverso lo sport. La pallacanestro, quindi, diventa un modo per aiutare ed educare le persone. E, nel mio caso, per farlo con passione».
Per Cerella, però, questo è solo l’inizio: «Costruiamo campi, ma quelli sono degli spazi fisici. Ne avremo 100 in giro per il mondo, ma la nostra mission non è quella: a noi sta a cuore creare progetti sociali. Il nostro obiettivo è formare degli allenatori che sappiano fare il lavoro tecnico e tattico, ma anche delle persone che sappiano maneggiare le soft skills. E infatti tutti i nostri progetti sono realizzati in collaborazione con organizzazioni mondiali che si occupano di salute ed educazione scolastica. Noi portiamo il nostro veicolo sportivo, la pallacanestro è un vettore di divertimento, di gioco, di crescita personale. Poi ci sono i valori fondamentali della vita».
Aura Sport & Cultura Award, per Cerella, rappresenta «un’occasione per dare un sostegno reale alla nostra idea di sport. Lo dico anche come ex atleta che, pur essendo straniero, è rimasto a vivere a Milano e ha streto un rapporto forte con questa città e l’intera comunità italiana. Il fatto che Undici riunisca tanti volti importanti dello sport, volti italiani ma che provengono anche da altre parti del mondo, rende questo evento davvero speciale. Anche per noi e per gli amici di Fondazione Cariplo, che a loro volta ci accompagnano nel nostro lavoro. Nella nostra volontà di creare opportunità per tutti». Nel nome del basket, nel nome dello sport.