Segnatevi questo nome: Ivan Ivanov. L’anno scorso ha vinto Wimbledon e lo US Open categoria juniores, ha chiuso la stagione da numero uno al mondo tra gli Under 18 e quest’anno, ancora minorenne, si è già affacciato al circuito Challenger. Come scrive El Mundo, «con il suo diritto arriverà ai vertici del tennis bulgaro, anche se nel Paese c’è una tradizione tennistica piuttosto limitata». La storia di Ivanov è resa ancora più interessante dal fatto che è cresciuto nella Rafa Nadal Academy di Manacor, dove si allena da tre anni e dove condivide i campi con altre promesse del tennis mondiale: lo sloveno Ziga Sesko, vincitore quest’anno dell’Australian Open juniores; il tedesco Diego Dedura, già capace di vincere una partita nel circuito ATP; lo statunitense Max Exsted e la britannica Hannah Klugman.
Sono tanti i giovani che si stanno mettendo in mostra nella scuola inaugurata da Nadal nel 2016, e che festeggia il decimo anniversario dall’apertura con un torneo amichevole al quale parteciperà lo stesso fondatore, insieme ad alcuni avversari storici e amici come Andy Murray, Marat Safin, Richard Gasquet e Carlos Moyá. «La nostra missione principale è sempre stata formare persone, non formare atleti», ha detto Rafa. Ed è proprio quello che si continua a fare a Manacor, tra un collegio internazionale e una residenza per gli studenti. Ma nel frattempo stanno emergendo anche tennisti che vale la pena seguire. Accanto al gruppo di talenti che si avvicina ai 18 anni, ci sono già esempi concreti di come sia possibile conquistare il mondo partendo da Manacor. Oltre a Casper Ruud e Jaume Munar, che si sono formati in altre scuole e hanno poi costruito la propria carriera alla Rafa Nadal Academy, quest’anno è esploso il fenomeno della filippina Alex Eala. È arrivata a Manacor da bambina e oggi occupa il numero 18 del ranking WTA.
L’Academy fondata da Nadal, a differenza di altri centri, non ha mai puntato ad attirare professionisti già formati. L’idea è piuttosto quella di scovare talenti giovanissimi in giro per il mondo e accompagnarli nella loro crescita. Basta camminare all’interno del complesso, sotto il sole di Maiorca, per capire quali siano i mezzi messi a disposizione dei ragazzi: 45 campi da tennis, altri 19 di padel, un museo e, in mezzo a tutto questo, aule e camere in stile studentato. Non tutti quelli che riescono a entrare nel centro, naturalmente, diventeranno professionisti. Qualcuno vincerà uno Slam, altri otterranno una borsa di studio per frequentare un’università negli Stati Uniti, altri ancora semplicemente porteranno con sé l’esperienza vissuta a Manacor.
Del resto il momento più delicato dell’intero percorso di un aspirante tennista è proprio il passaggio dai circuiti juniores a quello professionistico. È lì che alcuni ragazzi decidono di abbandonare, anche se non lo fanno mai a mani vuote. Uno degli obiettivi ancora da raggiungere è riuscire ad attirare più talenti spagnoli, come accaduto con Martin Landaluce, oggi numero 73 del mondo. In Spagna, però, le scuole di alto livello non mancano e la concorrenza è feroce. La Rafa Nadal Academy organizza dal 2018 un Challenger 75, oltre a tornei giovanili e persino un evento ITF per veterani. Ma la crescita del progetto non passerà soltanto da Manacor. Oltre a una seconda sede a Marbella, Rafa Nadal ha già aperto centri in sei Paesi di diversi continenti: Messico, Grecia, Kuwait, Hong Kong, Repubblica Dominicana ed Egitto. Dieci anni fa Manacor era soprattutto il paese di un campione. Oggi è un luogo dove arrivano ragazzi da mezzo mondo con un sogno e dal quale alcuni riescono a partire per sfidare le migliori giocatrici e i migliori giocatori del pianeta, come ha fatto Eala. E adesso, mentre l’Academy festeggia il suo decimo compleanno, un ragazzo bulgaro di 17 anni continua a colpire diritti sui campi di Manacor. Con l’idea che, tra dieci anni, qualcuno possa scrivere un articolo come questo parlando soltanto di lui.