Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio. La celebre citazione del professore universitario di Mourinho, fatta propria dall’attuale allenatore del Real Madrid, di fatto racconta come il gioco vada molto aldilà dei semplici minuti 90 minuti in campo. E che quindi, per capire qualcosa di pallone, ogni tanto val la pena di staccare e dedicarsi ad allargare lo sguardo. Sembra averlo compreso benissimo Davide Ancelotti. Il figlio del ct del Brasile sta stupendo tutti in Ligue 1 sulla panchina del Lille, soprattutto se si considera che è alla prima stagione europea da capo allenatore. I Dogues sono secondi in classifica, a -1 dalla capolista Monaco. E parte del merito per questo buonissimo avvio di stagione è anche la passione per la letteratura di Davide Ancelotti.
Come raccontato da L’Équipe, l’allenatore del Lille è un grande amante dei libri. Ancelotti legge di tutto, dai grandi allenatori della storia dello sport ai classici della narrativa, passando per il management e lo sviluppo personale, le sue letture contribuiscono anche alla preparazione dei discorsi prima delle partite. Sulla scrivania del suo ufficio a Luchin, nel centro sportivo del LOSC, ha The Coach’s Guide to Teaching, il volume del ricercatore americano Doug Lemov, esperto di pedagogia e metodi d’insegnamento. Per Ancelotti è una sorta di manuale, un testo da cui ricavare indicazioni su come trasmettere le proprie idee, comunicare in modo efficace e accompagnare i giocatori nel loro percorso di crescita.
Un altro riferimento fondamentale del tecnico del Lille è Phil Jackson, il leggendario allenatore NBA che ha guidato i Chicago Bulls tra il 1989 e il 1998 e i Los Angeles Lakers in due periodi, dal 1999 al 2004 e dal 2005 al 2011. I suoi libri sono letture da comodino, quasi delle bibbie per un allenatore che considera l’insegnamento una parte essenziale del proprio lavoro: «Credo che un allenatore debba insegnare, lasciare qualcosa di sé, sia nel gioco sia nelle relazioni umane. E a volte questo si può ottenere attraverso i libri», spiega Ancelotti.
Non è soltanto una questione teorica. Quando lavorava al Real Madrid, dove è stato assistente di suio padre dal 2021 al 2025, aveva pensato di seguire l’esempio proprio di Phil di Jackson e regalare libri ai propri giocatori. L’idea era trovare un modo diverso per entrare in sintonia con loro, partendo dalla personalità e dalle esigenze di ciascuno. Anche per affrontare questioni strettamente tattiche: convincere Kylian Mbappé e Vinicius Junior, per esempio, a partecipare maggiormente alla fase difensiva.
«Una volta che conosci il carattere, il background e il giocatore, se sta attraversando un momento difficile, pensi a un libro che potrebbe leggere. Magari non lo leggerà mai, ma è un buon modo per entrare in contatto con i tuoi giocatori», ha confessato Ancelotti al giornale francese. Il progetto, alla fine, non è mai diventato realtà. Ma l’idea dice molto del suo approccio: prima di chiedere qualcosa a un calciatore, bisogna capire chi si ha davanti. E per farlo non sempre bastano una lavagna tattica o una riunione video. Nel suo ufficio, per ora, ci sono soltanto due citazioni esposte. La prima è di Friedrich Nietzsche: «Chi combatte i mostri deve stare attento a non diventare egli stesso un mostro. E se guardi a lungo nell’abisso, alla fine anche l’abisso guarderà dentro di te». La seconda appartiene ad Albert Einstein: «Se non riesci a spiegare qualcosa in modo semplice, non l’hai capita bene».
Due frasi che, accostate, restituiscono qualcosa del metodo di Ancelotti. La prima invita a non perdere se stessi nel confronto con gli altri; la seconda ricorda che la conoscenza, per essere davvero utile, deve poter diventare comprensibile. In mezzo c’è il lavoro dell’allenatore: studiare, osservare, capire e poi trovare il modo di trasmettere tutto questo alla squadra. Per Davide, insomma, allenare non significa soltanto preparare una partita, ma pure imparare a conoscere le persone che dovranno giocarla.