I giovani talenti della Nazionale americana sono così promettenti che la MLS, dopo gli anni di Messi, potrebbe pensare di cambiare la propria essenza sportiva e le proprie strategie di marketing

Dopo la missione incompiuta ai Mondiali 2026, arriverà davvero l'exploit americano ai vertici del calcio?
di Redazione Undici 13 Ottobre 2026 alle 11:34

Andare oltre il caso Balogun, la lezione di calcio impartita dal Belgio e un Mondiale casalingo che sì ha scaldato gli animi degli americani ma ha lasciato anche un po’ di amaro in bocca. Così la Nazionale degli Stati Uniti. E riparte forte, giovane e fresca come non mai: i fiori all’occhiello della squadra del futuro, in via di rigenerazione sotto l’orchestra vigile di Pochettino, sono tutti teenager. E soprattutto sono prodotti tecnici dei vivai di Major League Soccer: un dato mica da poco, che potrebbe cambiare il baricentro del calcio nel continente in modo molto diverso da come abbiamo visto finora.

I primi segnali sono arrivati da un filotto di amichevoli che Team USA ha pressappoco dominato: quattro vittorie su quattro e 12 gol segnati, contro Perù, Cile, Messico e Canada. Si dirà, gli incontri non ufficiali vanno sempre presi con le pinze – e in parte è vero. Se però i mattatori della squadra hanno 17 o 18 anni, beh, è normale finire sotto i riflettori. E scatenare anche un bel po’ di euforia attorno a un movimento ancora in cerca della sua identità, salvo sporadici sprazzi di talento incompiuto – vi ricordate di Freddy Adu, la prima grande promessa a stelle e strisce sbocciata soltanto su FIFA Street? Ecco, i nuovi che avanzano tra Pulisic e McKennie si chiamano Can Sullivan e Julian Hall. Già segnano e comandano il gioco, rompendo diversi record di precocità. Ma quando non sono convocati da Pochettino, militano rispettivamente tra Philadelphia Union e Red Bull New York. Cioè due franchigie nazionali.

Ed è questa la svolta potenziale, come sottolinea anche Forbes in questo approfondimento. Finora la MLS è sempre stato un universo calcistico periferico, più allettante per gli sponsor che per il grande pubblico o calciatori esordienti in rampa di lancio. Anzi: fin qui per sopravvivere al suo gigantismo commerciale rispetto all’effettivs dimensione sportiva ha dovuto ricorrere a testimonial d’eccezione. Beckham, Ibra, infine Messi. In ogni caso dei fuoriclasse a fine carriera, capaci di spostare gli equilibri del marketing e del tifo con la loro semplice aura – soprattutto Lionel a Miami. Fin qui sono stati dei tasselli essenziali. Ma un giorno nemmeno così lontano potrebbe non succedere più così.

Perché sotto l’ala protettrice dei mostri sacri, il livello medio della MLS si è alzato. Sono aumentati gli investimenti nei settori giovanili ed è cambiata anche l’immagine del torneo stesso, non più percepito soltanto come una destinazione per vecchi leoni a fine carriera. La MLS è convinta di essere pronta a produrre talento proprio: Sullivan e Hall sono le prime avvisaglie di una nuova generazione che si preannuncia perfetta per rimescolare le carte del marketing. E sul campo, promettente come non mai: abbastanza da portare Team USA ai vertici del calcio globale? “Dobbiamo proteggere questi ragazzi”, frena gli entusiasmi Pochettino. “Dobbiamo fornire loro tutto il supporto che possiamo, è nostra responsabilità che questo gruppo di talentuosi calciatori cresca nella giusta direzione”. E nel giusto luogo: per la prima volta, anche a casa.

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