La Serie A 2026/27 ha dato diversi segnali incoraggianti per quanto riguarda il lancio e l’utilizzo dei giovani, ma ci vorranno molti anni perché le squadre italiane riescano a colmapre il gap con i top club degli altri Paesi. È una cosa risaputa, ma ci sono anche molti dati a supporto. Per esempio quelli pubblicati dall’osservatorio sportivo CIES, che ha composto la classifica delle squadre con i vivai più floridi al mondo. Se guardiamo a quelle che hanno prodotto il maggior numero di calciatori che militano in uno dei cinque campionati europei top (Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1), scopriamo che Real Madird e Barcellona hanno scavato un solco con tutto il resto dei club: dalla Fábrica sono usciti 40 calciatori che militano in un club dei grandi campionati europei, la Masía invece ne ha prodotti 34.
Dietro le due grandi di Spagna i numeri iniziano a standardizzarsi: Manchester City (29 giocatori nelle cinque leghe top), Rennes (28), Ajax e PSG (entrambe a 27), completano la Top-6, poi subito dietro ci sono Athletic Club (25), Chelsea (24) Atlético Madrid (23) e Real Sociedad (21). I due club italiani presenti nelle prime posizioni di questa graduatoria, Inter e Juventus, non sono così lontani: sia i nerazzurro che i bianconeri, infatti, hanno costruito in casa 17 calciatori che militano in una squadra delle cinque leghe top. Il problema è che prima delle due società itaiane ci sono squadre come Tolosa (19), Salisburgo (18) e Villarreal (18), e che a quota 17 ci sono anche altri club tutt’altro che blasonati, per esempio l’Espanyol e il Málaga.
Il punto, a pensarci bene, è proprio questo: se consideriamo irraggiungibili – vista la loro cultura giovanile, visti gli anni di enormi investimenti fatti nelle rispettive cantere – il Real Madrid e il Barcellona, il fatto che club di seconda o anche di terza fascia (il Málaga è tornato solo quest’anno in Liga dopo diverse stagioni in Segunda División) abbiano numeri migliori di Inter e Juventus dimostra quanto in Serie A sia faticoso portare avanti una reale politica di sviluppo del talento. Non solo in termini di approvvigionamento per la prima squadra, ma anche per attuare un modello sell-to-improve. Certo, club come Atalanta e Roma hanno dimostrato di saper lavorare bene con il vivaio, sono anni che sfornano buoni giocatori, ma l’impatto sul loro bilancio – sia tecnico che economico – è ancora troppo limitato. Inter e Juventus, dunque, sono delle eccezioni. Mentre altrove, soprattutto in Spagna, allevare e lanciare tanti giocatori di qualità è una vera e propria regola.