La prestazione in Napoli-Bodo ha detto che Allegri, trasformandolo in regista, può allungare la carriera di Kevin De Bruyne

Il belga ha giocato in un nuovo ruolo. E ha offerto una prestazione di enorme qualità, soprattutto quando c'è stata da rifinire la manovra offensiva.
di Redazione Undici 21 Ottobre 2026 alle 10:00

L’eperimento di Allegri si è visto per la prima volta nella gara contro il Frosinone, un paio di settimane fa: Kevin De Bruyne regista. Definizione che richiede qualche precisazione, dato che il belga non è mai stato, se non raramente in Nazionale, un giocatore da filtro e impostazione davanti alla difesa, uno che si limita a distribuire palloni e a gestire il possesso. Eppure, nel Napoli, potrebbe diventare qualcosa di molto simile a un direttore d’orchestra, purché si abbia chiaro che la sua regia appartiene a una categoria diversa: quella offensiva.

La sua qualità migliore non è mai stata soltanto quella di far circolare il pallone. De Bruyne sa soprattutto trasformare il possesso palla in un’occasione, trovare una linea di passaggio che gli altri non vedono e mettere i compagni nelle condizioni di attaccare la porta. Lo ha fatto per anni al Manchester City di Guardiola, anche quando occupava una posizione da mezzala pura, contribuendo a costruire un curriculum da fuoriclasse assoluto nell’ultimo terzo di campo. Con 119 passaggi decisivi, è il secondo miglior assistman nella storia della Premier League: davanti a lui c’è soltanto Ryan Giggs, arrivato a quota 162 – una quota, però, raggiunta nell’ambito di una carriera decisamente più lunga.

L’intuizione di Allegri nasce proprio da qui: mettere al centro del progetto la qualità che ha reso De Bruyne uno dei centrocampisti più determinanti della sua generazione, senza chiedergli di ripetere movimenti e corse che appartengono a una fase diversa della sua carriera. La prossima estate il belga compirà 36 anni, non può essere sempre quello capace di coprire ogni zona del campo, aggredire gli spazi e accompagnare l’azione con la stessa brillantezza atletica di qualche stagione fa. Può però continuare a fare la differenza con la sua visione, con la precisione dei passaggi e con la capacità di accelerare una manovra anche senza accelerare il passo.

Per questo l’idea è allontanarlo dalle zone più congestionate, evitando che finisca intrappolato tra i difensori avversari, e concedergli qualche metro in più per guardare il campo e scegliere la giocata. Una posizione leggermente più arretrata gli permetterebbe di partecipare alla costruzione, accompagnare la risalita della squadra e, soprattutto, arrivare nella zona in cui può esprimere al meglio il proprio talento: quella in cui un passaggio verticale, un pallone lungo o un filtrante possono trasformare un’azione ordinaria in un’occasione. In pratica, non una regia di contenimento, ma un modo diverso di organizzare l’attacco.

Contro il Bodø Glimt, De Bruyne ha offerto indicazioni interessanti in questa direzione. Un assist, sette passaggi che hanno portato a un tiro, due grandi occasioni create, nove lanci lunghi completati su undici tentativi, otto recuperi e 59 passaggi riusciti su 65. Questi numeri descrivono un giocatore che può contribuire alla manovra in diverse fasi, recuperare palloni e trovare soluzioni anche quando l’avversario prova a chiudere gli spazi. KDB può scavalcare le prime linee di pressione e raggiungere direttamente i compagni che attaccano la profondità, senza costringere il Napoli a sviluppare ogni possesso sulle corsie esterne. La sua regia non consiste necessariamente nel toccare più palloni degli altri, ma nel fare in modo che quelli decisivi vengano giocati con la qualità giusta, con i tempi giusti.

Ecco perché immaginare De Bruyne non cambierebbe solo il finale della sua carriera, ma anche l’identità stessa del Napoli. Un centrocampista così atipico, dotato di una qualità tecnica fuori dal comune, obbliga la squadra a ripensare distanze, movimenti e occupazione degli spazi. La squadra di Allegri dovrebbe imparare a offrirgli linee di passaggio, attaccare la profondità con maggiore continuità e sfruttare la sua capacità di giocare in verticale. Una rivoluzione per un gruppo che, finora, ha spesso faticato a trovare soluzioni centrali, finendo per affidarsi alle corsie laterali e a una circolazione del pallone poco incisiva.

La questione, però, non riguarda soltanto De Bruyne. Una sua collocazione più arretrata potrebbe permettere al Napoli di valorizzare anche McTominay, senza costringerlo a rinunciare alle caratteristiche che lo rendono decisivo. Contro il Bodø, lo scozzese ha fatto male agli avversari soprattutto con gli inserimenti in area, quelli tipici di una mezzala che attacca lo spazio alle spalle della prima punta. I due gol segnati e il palo colpito raccontano la sua capacità di arrivare a rimorchio e diventare un riferimento offensivo aggiunto. Il punto, allora, è trovare un equilibrio tra queste due esigenze: arretrare De Bruyne per permettergli di leggere il gioco e liberare McTominay per attaccare l’area. Come in occasione del gol del 2-1, al tramonto del primo tempo, arrivato grazie a un assist davvero preziosissimo:

Che il Napoli giochi con il 4-3-3 o con il 3-4-2-1, la presenza del belga in cabina di regia potrebbe offrire una soluzione nuova, a patto che il resto della squadra impari a muoversi di conseguenza. Non basta spostare un fuoriclasse qualche metro più indietro per cambiare il volto di una squadra: bisogna costruirgli intorno un sistema capace di valorizzarne il pensiero calcistico.

L’idea di Allegri ha dunque una logica precisa, ma resta un progetto da sviluppare. De Bruyne può diventare il regista offensivo del Napoli, un giocatore in grado di collegare la costruzione alla rifinitura senza perdere la propria vocazione creativa. La sfida sarà trasformare questa intuizione in un meccanismo collettivo, trovando il modo di far convivere la sua libertà con gli inserimenti di McTominay e con le necessità di equilibrio della squadra. L’idea, insomma, è possibile. Ma perché possa funzionare c’è bisogno che il Napoli impari a giocare intorno al talento di KDB, a proteggerlo, a esaltarlo.

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