Per un giocatore basco, vincere con l’Athletic Bilbao vale più tutto. Anchd più di un Mondiale. Il senso di identità, valori e tradizioni di una regione con una cultura radicata crea una visione del mondo unica in chi, in quel pezzo, di Spagna ci è nato e cresciuto. L’ultimo esempio lo ha fornito Unai Simón, il miglior portiere del 2026 secondo i giurati di France Football, e che perciò a Londra ha appena ritirato il premio Yashin nella serata del Pallone d’Oro. Premessa: il ragazzo è particolare, basta guardare lo splendido discorso di ringraziamento durante la cerimonia del London Palladium theatre, discorso in cui ha ringraziato un dirigente dell’Athletic, Koldo Asua, sconosciuti ai più.
Però, certo, sentir dire che una Copa del Rey può dare più emozioni di una Coppa del Mondo fa strano. Il portiere ha raccontato le proprie sensazioni nel corso di una puntata di Athletic Talks, il podcast prodotto dal club basco, soffermandosi soprattutto sui cinque giorni trascorsi insieme ad amici, compagni di squadra e tifosi dopo il successo nella finale di Copa del Rey, conquistata nel 2024: «Dal punto di vista dei festeggiamenti, non ha avuto nulla a che vedere con il Mondiale. I cinque giorni che ho vissuto dopo aver vinto il trofeo, insieme ai miei amici, alla mia gente e ai miei compagni, non sono paragonabili a un riconoscimento come quello mondiale. Dal punto di vista professionale, vincere la Coppa del Mondo è il massimo a cui un calciatore possa aspirare, ma per quanto riguarda la passione e le emozioni che riesci a trasmettere alla gente, e quelle che la gente trasmette a te, non c’è paragone. Per me, quelli il trionfo in Copa del Rey sono stati cinque dei giorni più belli della mia vita».
Simón ha poi individuato due momenti particolarmente significativi di quei festeggiamenti: la navigazione sulla gabarra, l’imbarcazione che tradizionalmente accompagna le celebrazioni dei successi dell’Athletic lungo il fiume Nervión, e il giorno in cui la squadra ha deciso di organizzare una festa improvvisata per le strade di Bilbao, accompagnata da una txaranga, una banda musicale popolare. «La gabarra e il giorno in cui siamo usciti con la banda sono sullo stesso livello». Simón ha poi aggiunto una frase che racconta bene il suo legame con il club: «Con l’Athletic sono orgoglioso il doppio di quello che faccio».
Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per parlare di Julen Agirrezabala, portiere titolare durante tutto il percorso che ha portato alla conquista della Coppa del Re. Una scelta che Simón ha voluto difendere, spiegando come non si tratti di una decisione personale di Ernesto Valverde, ma di una consuetudine consolidata all’interno della squadra: in Coppa gioca generalmente il portiere che ha meno minuti in campionato. «Ovviamente voglio giocare la Coppa. Mi piacerebbe vincerla giocando io, ma se devo scegliere tra non vincerla e vincerla con Julen in porta, scelgo la seconda opzione. Per me è il massimo. Mi hanno educato così», ha spiegato il numero uno spagnolo.
Un concetto che Simón ha ribadito ricordando il significato speciale che un trofeo può assumere per un calciatore dell’Athletic. «Sappiamo cosa significa far uscire la gabarra e regalare un titolo ai nostri tifosi. Ho sempre sognato di salirci sopra. Non mi interessa chi gioca, voglio vincere. Julen ha disputato una Coppa magnifica». Parole che raccontano un legame con Bilbao e con la sua gente che va oltre i risultati sportivi. Anche dopo aver raggiunto il tetto del mondo con la Spagna, Unai Simón continua a considerare l’Athletic una parte fondamentale della propria vita.