L’addio di Cristiano Ronaldo dalla Nazionale potrebbe avere un enorme impatto, ovviamente negativo, sui conti della Federazione portoghese

Il brand CR7 è immensamente più grande, in termini di appeal e ricavi, rispetto a quello della Seleção. E a risentirne saranno soprattutto gli accordi commerciali con i brand partner.
di Redazione Undici 05 Novembre 2026 alle 18:14

È da tantissimo tempo, ormai, che Cristiano Ronaldo non può essere considerato come un semplice calciatore. E anche parlare di lui in termini di “industria”, di “brand che cammina”, è quantomeno riduttivo. Non a caso, viene da dire, qualche settimana fa il ministro dell’Economia del governo portoghese ha detto che CR7 «è un asset per il Paese», e quindi «sarebbe positivo se tornasse a giocare in Nazionale». Adesso questa possibilità non esiste più: Ronaldo ha annunciato l’addio definitivo alla Seleção, e quindi adesso la Federazione deve iniziare a costruire il suo presente e il suo futuro con un approccio differente. Anche e soprattutto dal punto di vista economico.

In questo senso, le analisi fatte dai giornali portoghesi nelle ultime settimane sono a dir poco impietose. E naturalmente la “colpa” non è dei dirigenti che lavorano a Lisbona, ma va ricercata nel fatto che Ronaldo, come detto, è un fenomeno commerciale mai vista prima nel mondo del calcio e dello sport. Secondo L’Observador, tanto per fare un esempio, l’impatto reale è difficile quantificabile nei numeri e nei bilanci, visto che al momento si tratta solo di previsioni, ma bisogna tener conto che il marchio CR7 è cresciuto del 325% negli ultimi cinque anni, che l’aumento del suo ingaggio è stato superiore al 300%, che i suoi ricavi da sponsorizzazione sono cresciuti del 435%. Ecco, queste percentuali gigantesche hanno spinto i ricavi della FPF (la Federcalcio portoghese) fino a 120 milioni di euro. Buona parte di queste entrate sono legate ai diritti  tv, quindi non direttamente a Ronaldo, ma la gran parte dei contratti commerciali hanno una durata limitata al 2030, ovvero l’anno in cui il Portogallo co-ospiterà i Mondiali con la Spagna e il Marocco.

Il punto è proprio questo: senza CR7, e senza il traino dei Mondiali, è complicato immaginare che certi accordi possano essere confermati e/o rinnovati al rialzo. Anche perché, come ha spiegato ancora L’Observador citando un esperto di branding legato all’agenzia di stampa Lusa, «centinaia di milioni di persone in tutto il mondo guardavano le partite del Portogallo solo perché c’era Cristiano Ronaldo. Mettetevi nei panni di un’azienda che finora ha associato il suo brand a una squadra del genere. Quale sarebbe l’interesse di quest’azienda a rinnovare il contratto senza Ronaldo? Non è neanche una questione di risultati, l’unica soluzione sarebbe trovare un posto a Cristiano nello staff della Nazionale». Questa potrebbe essere un’idea intrigante, certo, ma in ogni caso le cose sono destinate a cambiare: la presenza di Ronaldo in campo è un conto, la presenza di Ronaldo in panchina e/o in tribuna ha un richiamo completamente diverso.

L’analisi di O Jornal Económico, testata portoghese specializzata, è ancora più semplice da leggere e da interpretare, quindi più lapidaria: «Si stima che Ronaldo abbia generato un valore di pubblico pari a 85,2 milioni di euro durante i Mondiali del 2026, quasi 20 milioni in più rispetto ai milioni di euro (68,1 milioni di euro) generati dai post della nazionale sui social media. Il fatto è che CR7 ha pubblicato 29 post in quel periodo, mentre la Nazionale ne ha pubblicati 565». La differenza di reach – e quindi di appeal – è davvero enorme, ed è da qui che bisogna partire per comprendere quale è, e soprattutto quale sarà, l’effetto dell’addio di Ronaldo. Il campo c’entra poco, ormai, e il problema – per la Federcalcio portoghese – è essenzialmente questo.

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