Divock Origi si è ritirato da cinque mesi, e adesso si è iscritto a un corso dell’università di Harvard

Fondamenti di business, ma soprattutto le basi per perseguire l'altra grande passione dell'ex attaccante: l'industria del fashion.
di Redazione Undici 07 Novembre 2026 alle 10:34

Certe carriere sono così. Un avvio bruciante, magari condito da uno storico gol ai Mondiali – come quello messo a segno da Divock Origi con il Belgio nel 2014, appena 19enne. E poi un finale sfilacciato, con chiusura altrettanto precoce: di fatto, l’attaccante classe ’95 ha disputato la sua ultima partita nel 2024, tra le file del Nottingham e in prestito dal Milan. Dove però non ha più trovato spazio. Quest’anno, dopo sei mesi trascorsi da svincolato, Origi allora ha deciso di lasciare il calcio con le idee già molto chiare. Cioè intraprendere una nuova vita, ripartendo niente meno che dall’università di Harvard.

Non si tratta del primo calciatore iscritto alla Business School del prestigioso ateneo americano – chiedere a Xavi Simons -, ma di sicuro Origi si aggiunge a un manipolo piuttosto ristretto. Svolgerà un programma semestrale, pensato appositamente per gli atleti freschi di ritiro che intendono reinventarsi professionalmente. Soprattutto in ambito aziendale e manageriale: Divock è da sempre affascinato dal settore della moda e adesso che si presenta l’occasione punta a sviluppare qualcosa di suo – ne aveva parlato qui, in questa lunga intervista, raccontando come il fascino per l’abbigliamento l’abbia colpito sin da quand’era bambino. In questo decennio abbondante da calciatore ha avuto modo di girare il mondo, di osservare e prendere appunti anche al di là del terreno di gioco. “Mi faccio ispirare dal Giappone, da Londra, dall’Italia. Con influenze miste: street, chic, anni Ottanta e Novanta”, la spiegazione di Origi. “Ho una grande passione per il design della moda e chissà, magari in futuro potrò iniziare con le mie creazioni”.

Quel momento sembra dunque più vicino, o almeno adesso Divock studierà per arrivarci. Tra le sue altre attività si annovera anche DLF Sports, un’agenzia sportiva internazionale co-fondata insieme a Willem Ofori-Appiah – suo vecchio compagno di squadra sin dai tempi delle giovanili del Genk. Ma quella rappresenta la via maestra, più convenzionale e prevedibile per un ex attaccante con i suoi trascorsi d’élite. La moda invece è la matta sfida per la piena emancipazione dal passato: Origi vuole affrontarla sul serio, lavorando a contatto con i designer di fama mondiale e imparando la storia, oltre ai meccanismi imprenditoriale, di un comparto molto difficile da dominare. Per farlo serve però la formazione migliore possibile.

E dunque Harvard, a partire da questo corso accelerato che segna un capitolo inedito del suo percorso. Magari si è rivelato al di sotto delle altissime aspettative, sul piano calcistico: basti pensare che tutti i gol segnati da Origi con la maglia della Nazionale sono arrivati prima dei vent’anni. E dopo un impatto da predestinato al Lilla, la sua lunga militanza al Liverpool – vincendo comunque Champions e Premier League da protagonista, alla corte di Klopp – è andata sgonfiandosi ogni anno di più. Fino alla trascurabile parentesi al Milan, dove Origi è rimasto fino al 2025 mettendo a referto soltanto un paio di reti. Tutta esperienza, comunque: sia a San Siro, sia alla Settimana della moda. Divock non se n’è persa una, c’è da scommetterci.

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