Perché l’Inter continua a essere la kryptonite del Como di Fàbregas

La squadra nerazzurra ha le caratteristiche perfette per arginare, neutralizzare e colpire una delle realtà più ambiziose del calcio italiano ed europeo.
di Redazione Undici 08 Novembre 2026 alle 00:03

Per il Como, l’Inter è diventata una kryptonite. Cambiano gli interpreti, le ambizioni e anche il livello di una squadra che negli ultimi anni ha compiuto passi da gigante, ma quando davanti si ritrova i nerazzurri finisce puntualmente per fare i conti con i propri limiti. Anche questa volta San Siro ha confermato la tendenza: l’Inter vince 2-0 con due gol segnati nei primi 20 minuti, interrompe la striscia di sei successi consecutivi della squadra di Fàbregas e si prende una partita che aveva un peso importante nella corsa al vertice, considerando anche le vittorie di Roma e Milan. A decidere la gara sono stati Francesco Pio Esposito e Marcus Thuram, ma soprattutto una prestazione di grande concretezza e maturità della squadra di Cristian Chivu.

Il dato che accompagna questa (nuova) rivalità è ormai significativo. L’Inter ha vinto tutte le ultime undici partite di Serie A contro il Como, stabilendo la propria striscia più lunga di successi consecutivi contro una singola avversaria nel campionato italiano. Per i lariani, invece, i nerazzurri sono la squadra che ha inflitto il maggior numero di sconfitte nella storia del club in Serie A: 21. Una sorta di maledizione sportiva che continua a ripresentarsi anche adesso che il Como non è più soltanto una outsider ambiziosa, ma una realtà capace di frequentare stabilmente le zone alte della classifica e di riscrivere i record storici del calcio europeo.

La partita, del resto, raccontava molto più di una semplice sfida di vertice. Da una parte c’era una squadra reduce dall’impresa contro il Lens, travolto 9-1 in Champions League, dall’altra un’Inter che aveva appena ritrovato fiducia e certezze con il successo sul Feyenoord. Due percorsi differenti, due idee di calcio e due allenatori che seguono filosofie diverse. Non soltanto una differenza di moduli, ma anche di approccio: l’Inter è più aggressiva e fisica, il Como maggiormente orientato al possesso e alla ricerca di combinazioni nello stretto. E proprio su questo terreno si è consumata la partita. Il Como ama costruire, vuole attirare gli avversari e trovare le soluzioni attraverso il palleggio, ma l’Inter è riuscita a impedirgli di sviluppare il proprio gioco con continuità. Gli attaccanti hanno partecipato attivamente alla pressione, i centrocampisti hanno accorciato gli spazi e la squadra ha mantenuto una compattezza che ha tolto a Nico Paz e compagni la possibilità di trovare facilmente le linee di passaggio. Il risultato è stato un primo tempo nel quale i nerazzurri hanno imposto ritmo e intensità, colpendo due volte e indirizzando la partita.

Il primo gol è arrivato dopo soli dodici minuti: Spence si sovrappone sulla destra e mette in mezzo un pallone perfetto per Pio Esposito, bravo ad anticipare Ramon e a trovare la deviazione vincente. Sette minuti più tardi è Thuram a raddoppiare, approfittando di un rinvio impreciso di Valle dopo una bella apertura di Zielinski. Due reti che raccontano anche la differenza di concretezza tra le squadre: l’Inter riconosce immediatamente gli spazi da attaccare e punisce gli errori avversari, mentre il Como fatica a trovare le proprie abituali connessioni. Nella ripresa Fàbregas prova a cambiare qualcosa, ma la squadra di Chivu non perde mai il controllo della situazione. Anche quando i loro avversari riescono ad alzare il baricentro, i componenti della difesa nerazzurra conservano ordine e compattezza.

Il Corriere dello Sport, nella lettura della vigilia, aveva individuato proprio nella differenza di caratteristiche uno degli elementi decisivi del confronto. Il Como può contare sulla tecnica collettiva e sulla qualità di Nico Paz, ma l’Inter dispone di una fisicità e di una forza atletica che diventano difficili da contenere quando riesce a imporre il proprio ritmo. Una previsione che la partita ha sostanzialmente confermato: i nerazzurri hanno saputo alternare pressione e gestione, senza concedere agli avversari la possibilità di trasformare il possesso in un reale vantaggio. Anche il Corriere della Sera, nel presentare la sfida, aveva insistito sul confronto tra due allenatori e due universi calcistici differenti, sottolineando il percorso di crescita del Como e la solidità di un’Inter che parte da basi già consolidate. Una distanza che non deve essere letta come una bocciatura del lavoro di Fàbregas: il Como resta una delle realtà più interessanti del campionato, ma contro l’Inter emerge ancora una differenza di esperienza, struttura e capacità di gestire i momenti della partita.

Chivu, prima del calcio d’inizio, aveva riconosciuto il valore dell’avversario: «Il Como era forte anche l’anno scorso, non a caso è arrivato tra le prime quattro. Lo è tutt’ora per qualità, per quello che esprime in campo». E aveva indicato la strada per affrontarlo: «Servirà tanta personalità, tante cose sia con la palla che senza. Bisogna essere determinati e avere un pensiero comune». La risposta della squadra è stata esattamente quella richiesta dal suo allenatore. Nel dopopartita, a Sky Sport, l’allenatore nerazzurro ha sottolineato soprattutto la capacità di reagire dopo la sconfitta nel derby: «L’importante è aver reagito dopo il derby. Oggi abbiamo alzato il ritmo e l’intensità, ha funzionato il nostro piano partita». Il tecnico ha poi spiegato come l’Inter abbia preparato la pressione sui portatori di palla avversari, coinvolgendo direttamente gli attaccanti: l’obiettivo era togliere al Como il suo abituale giro palla e impedirgli di trovare le linee di passaggio: «Si è ragionato da squadra» ha aggiunto il tecnico rumeno, facendo i complimenti ai suoi giocatori per una prestazione che ha definito meravigliosa.

Fabregas, invece, ha riconosciuto la superiorità dell’avversario, senza cercare alibi. «Oggi l’Inter ha giocato molto meglio di noi, ha dimostrato di essere a un livello superiore. Dobbiamo accettarlo, andare avanti, abbassare la testa e tornare a lavorare» ha dichiarato a Sky Sport. Poi ha individuato nelle ripartenze nerazzurre e negli errori tecnici del Como i principali fattori della sconfitta: «Abbiamo subito due gol perché abbiamo perso dei palloni che di solito riusciamo a gestire. Se ti esponi alle ripartenze di Thuram e Dimarco, poi paghi il conto». Lo spagnolo ha anche ricordato la striscia di sei vittorie consecutive, invitando i suoi a non perdere equilibrio: «Abbiamo perso contro uno squadrone, lo sapevamo. Continuiamo a pedalare e speriamo di riuscire a batterli prima o poi».

È proprio quest’ultima frase a fotografare meglio il rapporto tra il Como e l’Inter. Fabregas sa che la sua squadra sta crescendo, che il percorso intrapreso è quello giusto e che una sconfitta non può cancellare quanto costruito. Ma sa anche che per compiere un ulteriore salto di qualità bisogna imparare a misurarsi con chi, almeno per il momento, sembra avere qualcosa in più. L’Inter è il riferimento e insieme l’avversaria da battere, quella contro cui il Como non riesce ancora a trovare la formula giusta. E se il 9-1 al Lens aveva alimentato l’entusiasmo e le ambizioni di crescita, il 2-0 di San Siro ha ricordato che tra stupire e saper vincere certe partite esiste ancora una differenza. Per Fabregas, la kryptonite nerazzurra resta ancora un rebus da risolvere.

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